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Giuliana De Sio, un felice debutto in Sardegna

gennaio 8, 2017 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

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di Luigi Coppola –

Uno spasmodico thriller consumato in un paesaggio desolato di una periferia metropolitana, popolato da una umanità ferita e degradata. L’ambiente che muove «Notturno di donna con ospiti», secondo appuntamento dalla rassegna di prosa invernale a Sassari, porta in ribalta al teatro comunale un debutto in prima assoluta in Sardegna.

Una splendida Giuliana De Sio, protagonista di una favola nera nel segno di Medea, scritta da quel genio di Annibale Ruccello, prematuramente scomparso nel 1986 e successivamente riconosciuto come uno dei talenti di straordinaria innovazione nella scuola teatrale del tardo Novecento.

Vent’anni dopo il fortunato esordio del 1996 (nell’anniversario della morte dell’autore), con otto anni di repliche in tutta Italia, il testo di Ruccello sbarca nell’Isola svelando la forza decisiva e l’attualità della storia di una donna allo specchio. Se l’esordio in Sardegna sulla ribalta teatrale vale per Giuliana De Sio (che calcherà nel tour sardo anche i palchi di Nuoro, San Gavino Monreale e Palau), salutata nel finale da una calorosa ovazione prolungatasi in sala; la prosa introspettiva e reale di Ruccello è un gradito ritorno per il pubblico sassarese ancora memore nelle due straordinarie repliche di «Ferdinando», andate in scena al teatro Verdi nel lontano marzo del 2007. Anche in quel progetto realizzato nel 1985 (conquistò due premi IDI: testo teatrale e migliore messinscena), referenza e decadenza s’incontrano o lottano in scambi di sentimenti e torbidi legami. Spesso spiati o rubati ai personaggi in scena. Ognuno dei quali impegnato a trarre un meschino e basso profitto personale.

Nel «Notturno di donna con ospiti» l’indagine insondabile negli anfratti dilaniati dell’animo umano prende corpo nei panni succinti e sensuali di Adriana.
Creatura fragile e forte, mite e solare, sposa sottomessa ad un marito rozzo e geloso. Giovane madre premurosa, consumata dalla fatica quotidiana nella periferia suburbana e malsana alle porte di Napoli.
Segregata suo malgrado nella meccanica dei gesti quotidiani dominati dalla cura di due bambini da crescere, con un terzo in arrivo e le primordiali abitudini del brutale consorte. Poco presente nel focolare domestico quanto intellettualmente limitato nel perimetro del suo dovere lavorativo di vigilante assolto ogni notte con apparente ordine e dedizione. La calura estiva opprimente, unita ai ritmi monotoni e usuranti del lavoro di casa, scanditi solo dalle puntuali pretese del marito-padrone Michele (ottimo Francesco Di Leva), aprono le porte di casa ad una serie di inattesi ospiti.

Una riunione surreale di personaggi: amiche e vecchi amori di un passato ancora ingombrante. Stagione di una infanzia negata, ferita aperta e dolorosa nella psiche infranta di Adriana che s’imbatte dapprima nell’arrivo traumatico di Rosanna, interpretata da Rosaria De Cicco. L’invadente ospite dai modi violenti e volgari risulta essere una ex compagna di classe di Adriana che non fatica a emulare le prevaricazioni già imposte alla ritrovata amica nella tormentata infanzia agitata anche dalle presenze oscure del suo primo amore, manifestatosi in un drammatico abuso segnato dall’onta della gravidanza. Sandro (Luigi Acuzio) è il fantasma del malsano amore proibito che si materializza nella notte insonne di Adriana insieme ad Arturo (bravo Andrea De Venuti), ambiguo marito di Rosanna.

I convenuti avviano scambi e giochi morbosi utili solo a evidenziare il soccombere di Adriana, non più padrona di casa, tanto meno della sua persona. Derisa e umiliata dalla surreale compagnia che si completa con il rientro anticipato di Michele, subito coinvolto negli scambi torbidi, alimentati dallo scorrere di super alcolici.
Si sviluppano scene tipiche degli anni settanta (da Kubrick a Scorsese), dove l’attenta regia di Enrico Maria Lamanna innesta potenti ritorni temporali fra i cocci sparsi della memoria bandita della protagonista prevaricata e svergognata ancora dalla figura materna che pervade, con il benpensante bigottismo imperante nel volgo ultra popolare dell’epoca, la mite e povera personalità della fanciulla consolata solo dalle brevi apparizioni ludiche delle sembianze paterne ridotte e offuscate dalla tirannide matriarcale.
Decisive in questi passaggi che preludono il tragico epilogo pulp, le scenografie di Roberto Ricci e le luci di Stefano Pirandello, effetti non secondari che esasperano le entrate autoctone (le prolungate esternazioni in dialetto stretto depotenziano l’attenzione in platea) di madre e padre di Adriana, interpretati entrambi da un bravissimo Gino Curcione., l’attore incarna al meglio la scuola di teatralità popolare partenopea cara ad autorevoli esponenti come Peppe Barra.
Il vortice lugubre affastella potenti allucinazioni nella notte insonne della donna in preda alla follia. L’epilogo sanguinario, ricorda drammatici casi di recenti matricidi, lascia attonito il pubblico sospeso in un finale senza margini di riscatto ne promettenti aspettative. Forte è l’interesse riscontrato nei giovani studenti dei licei cittadini presenti in platea accompagnati da alcuni fra i loro docenti. Ai ragazzi è piaciuta molto l’idea di una commedia dall’avvio brillante. Trasformatasi in un evento drammatico nel suo scioglimento. Prossimo appuntamento il 16 gennaio, ancora con la grande scuola partenopea: in scena la Compagnia di Luca De Filippo, con «Non ti pago», uno dei capolavori della prima drammaturgia di Eduardo.

One Response to Giuliana De Sio, un felice debutto in Sardegna

  1. Emilia ha detto:

    Bravo LUIGI, hai fatto un quadro che riflette esattamente la giusta dimensione dei personaggi, bravissimi tutti gli attori e il pubblico preso emotivamente da un evento con un finale cosi drammatico. COMPLIMENTI.

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