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La biologia è donna

dicembre 14, 2016 • Io Leggo

 

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di Sara Sesti –

Questo testo fa parte del pannello che Maria Pia Ercolini ha richiesto a me e a Liliana Moro per incrementare la mostra di Toponomastica femminile.

La biologia moderna, nata ai primi del Novecento, si è affermata nella seconda metà del secolo come la grande scienza contemporanea. Dalla scoperta del DNA nel 1953 al sequenziamento del genoma umano nel 2001, sono derivati scenari di conoscenze e di applicazioni prima inimmaginabili.
La velocità con cui queste conoscenze sono state acquisite e i risvolti che esse hanno comportato, non solo nel campo della medicina, ma anche sul piano culturale e sociale, hanno scosso l’immaginario collettivo e individuale, mettendo in discussione valori consolidati
e modificando l’apparato simbolico che riguarda la nascita, la morte e il corpo.

Il ruolo delle donne in questo percorso è stato fondamentale, non solo perché la loro presenza rappresenta oggi il 60% delle ricercatrici nei laboratori, ma per le figure di eccellenza che hanno dato contributi importanti. La vicenda di Nettie Stevens, che ha scoperto nei cromosomi la base ereditaria del sesso, può essere accomunata a quella di Rosalind Franklin, che fornì le prove sperimentali della struttura del DNA, perché entrambe subirono il furto della loro scoperta da parte di ricercatori senza scrupoli che ricevettero il Nobel al posto loro.

Barbara McClintock ha rivoluzionato le basi della genetica classica e Lynn Margulis quelle dell’evoluzione, le Nobel Elizabeth Blackburn e l’allieva Carol Greider hanno aperto la strada per lo studio della longevità.
Da Sara Sesti e Liliana Moro, “Scienziate nel tempo. 75 biografie”, edizioni LUD-Milano, 2016 richiedibile a: universitadonne@gmail.com

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