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Germania, il paese più ricco e potente d’Europa e la politica della Merkel

novembre 30, 2016 • Europa, z in evidenza

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Redazione –

George Friedman sostiene che la stampa internazionale oggi presenta il ruolo della Merkel come simile a quello che ebbe Paul von Hindenburg in Germania fra le due guerre mondiali, ma è errato. Hindenburg cercò di salvare in Germania il liberalismo in un periodo di crescente social-nazionalismo (nazismo), sorto dallo sfacelo del primo dopoguerra, ma in ottemperanza al volere del popolo consegnò la Germania a Hitler.
Oggi però la Merkel e la Germania non si trovano nella situazione del primo dopoguerra, con il paese vinto, umiliato, occupato e in piena rovina economica. Oggi la Germania è il paese più ricco e potente d’Europa e il compito della Merkel è salvare e consolidare questa posizione, contenendo il nazionalismo tedesco che da 150 anni è alternativamente il motore sia della potenza sia delle guerre e delle sconfitte della Germania.

Dall’unificazione della Germania nel 1871 tre leader politici guidarono la costruzione o la ricostruzione della Germania: Bismark, Hitler e Adenauer. Personaggi politici estremamente diversi fra loro, i tre cancellieri si trovarono a dover dare la risposta alla stessa domanda: come si pone una Germania unita e potente nell’equilibrio di potere in Europa? Dalla risposta a questa domanda ebbero origine la Guerra Franco-prussiana, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale e l’Unione Europea.

La mappa  mostra la visione dell’Europa dal punto di vista di Berlino. La Germania deve decidere come porsi fra la Francia e l’Europa Orientale per essere in sicurezza, mentre a sud le catene montuose la separano efficacemente dai paesi mediterranei.

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La soluzione di Bismark fu l’isolamento della Francia e l’alleanza con l’Impero russo e l’Impero austro-ungarico. La soluzione di Hitler fu la neutralizzazione sia della Francia sia della Russia tramite la guerra. La soluzione di Adenauer fu la stretta alleanza con la Francia di quello che restava della Germania dopo la sconfitta e la spartizione del territorio. Questa alleanza si allargò al resto d’Europa e attraverso i decenni divenne l’Unione Europea. All’interno di questa ampia alleanza europea la Germania ha potuto diventare di nuovo una grande potenza.

Quando la Merkel divenne Cancelliera nel 2005, la Germania era ricca e faceva larghi prestiti agli altri paesi europei − che non sarebbero stati in grado di restituirli − perché comprassero più prodotti tedeschi. La Russia era debole, la Francia era strettamente legata alla Germania. Scorrevano fiumi di denaro in Europa. Ma la crisi finanziaria ed economica globale del 2008 cambiò gli scenari.

Quando la Grecia insolvente si trovò a dover uscire dall’Eurozona e dall’Unione Europea, la Merkel scelse di sborsare il denaro necessario perché restasse, ritenendo che il mantenimento l’Unione Europea fosse la priorità assoluta per la sicurezza della Germania. Ma, non volendo creare in Europa l’aspettativa che la Germania si sarebbe fatta carico dei debiti altrui, impose alla Grecia un regime di austerità che ha alimentato la crescita del nazionalismo anti-europeista in Grecia. Una situazione analoga, anche se in forma più blanda, si è avuta con l’Italia.

Quando nel 2015 divenne impellente la crisi dei rifugiati, la Merkel si mosse con altrettanta decisione e aprì le frontiere, chiedendo agli altri paesi europei di fare altrettanto. Ma non aveva captato gli umori degli elettori negli altri paesi europei, molti dei quali pativano le conseguenze economiche dell’austerità e covavano risentimento per le politiche dell’Unione Europea, forgiate prevalentemente dalla Germania.

Oggi la fortuna dei partiti nazionalisti o populisti negli altri paesi d’Europa è basata sostanzialmente sull’opposizione alle politiche di austerità e di globalizzazione economica dell’Unione Europea. Le politiche verso i rifugiati contano nella propaganda, ma hanno un peso limitato nel determinare le scelte degli elettori. Invece la fortuna dell’AFD in Germania è basata soprattutto sul rifiuto della politica della Merkel verso immigrati e rifugiati, oltre a nutrirsi di opposizione alle politiche dell’Unione Europea, ma per motivi opposti a quelli degli altri Europei, cioè perché non sono sufficientemente austere. Il rallentamento della crescita economica tedesca aumenta i malumori dei Tedeschi che tendono ad attribuirne la colpa alle politiche degli altri paesi europei.

Ora la Merkel deve convincere l’elettorato tedesco che le politiche dell’Unione Europea e l’accoglimento dei migranti non sono la causa del rallentamento economico tedesco ed evitare che la campagna elettorale diventi lo spietato esame critico della sua politica in quanto leader della Germania e dell’Unione Europea negli ultimi dieci anni.

La Merkel è sola, non ha facili capri espiatori da indicare come colpevoli del malumore tedesco e del malumore degli elettori negli altri paesi europei. Non può rischiare di sfasciare l’Unione Europea addebitando agli altri Europei la colpa di scelte economiche irresponsabili, non può rischiare di rinforzare gli avversari politici rivendicando la responsabilità di decisioni impopolari come quelle sui rifugiati.

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