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La vita sessuale degli individui secondo ProVita

novembre 27, 2016 • Sui Generis, z in evidenza

Schiele, Egon. 1890ñ1918. ìZwei Freundinnenî, 1915. Gouache und Aquarell ¸ber Bleistift auf Papier, 48 ◊ 32,57 cm. Inv. Nr. 1915ñ933

di Matteo Cresti –

A dispetto del nome, ProVita è tutt’altro che una simpatica associazione di persone che hanno come scopo quello di migliorare e favorire la vita degli altri. Come i nostri lettori avranno imparato ormai da tempo, essa è una delle più agguerrite associazioni che lottano per il regresso morale della nostra società, e più in generale del mondo intero.
Di matrice cattolica conservatrice, lottano affinché il mondo sia meno libero, dove la libertà su se stessi, sul proprio corpo e la propria mente sia negata, affinché tutti si conformino a quello che sta scritto sul testo sacro della loro religione. Ma dopo tutto questo è il fondamentalismo. Cristiano certo, ma sempre fondamentalismo.

Uno dei bersagli presi più di mira è sicuramente il mondo LGBT, e tutto ciò che lo riguarda. Dopotutto cosa c’è di più dissacrante per loro di una sessualità che non è volta alla riproduzione? Cosa di peggio di una famiglia che si regge sull’amore, e che cerca di allevare nell’amore i propri figli? Così è da qualche tempo che l’associazione fa girare uno spot nelle sale di Uci Cinema contro la gestazione per altri, che loro chiamano erroneamente “utero in affitto”. Pratica contro la quale, tra le altre cose, hanno depositato una proposta di legge in Parlamento.
Ma ahinoi, non se la prendono solo con lo sfortunato popolo italico, ma anche con i pacifici canadesi. Il governo canadese, mentre nel resto del mondo fanno fatica ad avanzare diritti civili e libertà (la vittoria di Trump sembra un’ulteriore battuta d’arresto), ha invece intrapreso la strada contraria. Già nel giugno di quest’anno il parlamento aveva infatti legalizzato il suicidio assistito, e aveva fatto notizia la partecipazione del primo ministro Trudeau al gay pride di Toronto.

Un altro passo verso l’uguaglianza è stato fatto adesso in Canada, abolendo un’antiquata legge sull’età per il consenso agli atti sessuali. Fino ad adesso infatti erano previste due differenti età: per il “sesso vaginale” e “orale” 16 anni, mentre per quello “anale” serviva la maggiore età. Una legge antiquata, e lo si vede già dal fatto che dal 2008 al 2014 solo 22 persone sono state accusate di aver praticato sesso anale. Anche perché la polizia per scoprire che tipo di sesso si sta facendo dovrebbe vestire i panni del guardone, cosa alquanto disdicevole per qualsiasi ufficiale pubblico.

Inoltre la norma non si applicava solo ai teenager omosessuali (a cui d’altronde non era precluso il sesso orale), ma anche a quelli etero (che avrebbero potuto fare però sesso vaginale). Così qualche giorno fa il governo ha abolito la norma, sancendo di fatto la parità fra tutti gli atti sessuali, e dunque implicitamente sancendo anche simbolicamente la parità tra gay ed etero.
Un atto che non poteva passare inosservato al potente sguardo di ProVita, che subito ha reagito con un articolo di critica all’avventato governo canadese, e ovviamente alla “lobby omosessualista” che vuole corrompere e pervertire il mondo e l’ordine “naturale” delle cose.

Esordiscono esclamando: “una nuova legge, in nome della “libertà” e dell’ “uguaglianza”,  renderà più difficile proteggere i ragazzini dai pedofili”.
Ora, a 16 anni si è tutt’altro che bambini. Il termine pedofilia è qui usato in modo sbagliato. Infatti il termine indica l’attrazione erotica verso neonati e o bambini. La pedofilia è definita come attrazione di un soggetto giunto alla maturità puberale per soggetti che ancora non l’hanno raggiunta. 16 anni sono ben oltre la soglia della pubertà.
A 16 anni si è ben in grado di scegliere della propria vita, della propria morte, delle proprie preferenze sessuali, e del proprio futuro. La comprensione di se stessi, di quello che si è, e del mondo è piena.
Continuano: “E’ una questione di “uguaglianza” (…) Un altro esempio di “uguaglianza”, bislacca e ingiusta: la penetrazione anale comporta rischi molto diversi rispetto al sesso vaginale. E chiunque sa e vede – perché il reale si vede – che un ragazzo, a 16 anni è molto meno uomo di quanto una sedicenne sia già donna, anche da un punto di vista psichico, ma soprattutto dal punto di vista fisico.
Inoltre il sesso anale comporta maggiori (molto, maggiori) rischi di traumi fisici, e maggiori rischi di sviluppare il cancro anale.  Per non parlare dell’AIDS e di tante altre malattie sessualmente trasmissibili”.

Sembra dunque che la ragione per cui dovrebbe essere proibito il sesso anale è che è rischioso. In primo luogo anche il sesso vaginale può essere rischioso, e può allo stesso modo essere la causa della trasmissione del virus dell’HIV. Ma il punto sembra essere che è più rischioso. Il problema è che lo Stato non può essere paternalistico, ha il dovere di informare sui rischi (il fumo provoca il cancro, il casco salva la vita), ma se il soggetto è consapevole dei rischi (e in questo caso minimi), deve essere libero di andare avanti. Inoltre come individuare quel “più rischioso” che fa scattare la proibizione? Quale è il limite?

E qui veniamo al secondo punto dell’argomentazione. Infatti ProVita argomenta che i ragazzi di 16 anni non sono consapevoli, sono solo dei bambinoni incoscienti, degli stupidotti e dunque non possono dare il consenso, perché non ne sono in grado. Rileggiamo il pezzo sopra riportato: “Chiunque sa e vede – perché il reale si vede – che un ragazzo, a 16 anni è molto meno uomo di quanto una sedicenne sia già donna, anche da un punto di vista psichico, ma soprattutto dal punto di vista fisico”.

Senso comune a manetta. Intanto già l’inciso meriterebbe già di per sé un articolo a parte. Che significa che “il reale si vede”? La curvatura dello spazio è reale, ma non la vediamo; che l’acqua è H2O lo sappiamo ed è vero, ma non per questo siamo in grado di vedere la sua composizione molecolare; lo stesso per i neutrini e per un sacco di altre cose. E anzi per un lungo lasso di tempo non li abbiamo visti, però ciò non li rende meno veri e reali
Sarebbe interessante se si spiegasse cosa significa la frase che un ragazzo a 16 anni è molto meno uomo di quanto una ragazza della stessa età sia donna. Anche qui senso comune a manetta. I maschi sono meno maturi delle femmine. E con ciò? Allora dovremmo permettere di fare sesso solo alle donne (e quindi solo alle lesbiche).

La pochezza argomentativa di ProVita è disarmante da lasciare senza parole. Si può solo rispondere di andare a vedere la realtà come davvero è: 16 anni non si è dei bambini ma dei giovani adulti. Si può rispondere di andare a vedere la letteratura psicologica e pedagogica in merito.
Anche il Comitato Nazionale di Bioetica, che non è decisamente l’organo più progressista italiano, e che su molti temi si è allineato con ProVita, ammette che i minori dai 14 ai 18 anni possono fornire un consenso informato, e questo indipendentemente dal sesso. Ci sono ragazzine frivole e stupide a 16 anni, tanto quanto ragazzini. Sembra invece che ProVita creda che la maturità intellettiva dipenda dalla maturità corporea, le ragazze a 16 anni sono bell’e pronte per sfornare italica e cattolica prole in quantità, mentre per i maschietti la pubertà sebbene nel suo apice, può ancora metterci qualche anno per terminare.

L’articolo torna poi a dire che i ragazzi devono essere protetti, perché sono deboli, e il loro consenso può essere estorto. Per poi concludere con una frase: “la norm) nel campo dei rapporti sessuali, dà mano libera ai vecchi pedofili che amano la carne fresca”. Frase che si commenta da sola.
Ancora una volta la strategia argomentativa di ProVita non si basa su argomenti razionali, ma su frasi ad effetto, che colpiscano l’emotività e la paura del lettore.
Il loro è un atteggiamento di distrazione, persuasione retorica, discorso emotivo. Manca totalmente la struttura razionale e logica delle argomentazioni morali e filosofiche. I bambini vengono agitati a destra e a manca, come pupazzi senza volontà solo per far presa sul lettore. Certo che i ragazzi vanno protetti dai pedofili, ma va loro consentito di esprimere la loro sessualità senza tabù o censure.

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