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A volte tornano, non basta un sì

novembre 20, 2016 • Politica, z in evidenza

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di Luigi Coppola –

Centotto giorni dopo la firma del “patto per la Sardegna”, già siglato presso l’Aula Magna dell’ateneo (http://caratteriliberi.eu/2016/08/04/politica/attenti-quei-due/), Matteo Renzi è tornato a Sassari nella pausa pranzo del 17 novembre. Un giorno prima, nella conta (meticolosa) dei mille, nella durata del suo governo.

Il richiamo sardo ha raccolto in mattinata un altro patto (in versione mini – solo 169 milioni di euro, rispetto a quello di fine luglio da circa 3 miliardi di euro, così ha ricordato lo stesso sottoscrittore), per Cagliari, fresca e unica «città metropolitana» dell’isola, firmato con il giovane sindaco Massimo Zedda.

Quest’ultimo, dato oramai in definitiva quota PD, renitente alla prossima inclusione di Sel in Sinistra Italiana, secondo le ultime del bollettino mediatico regionale. Nella serata precedente, reduce dall’altra isola, più grande e agitata, il presidente del consiglio, accompagnato dalla consorte, aveva intrattenuto il presidente cinese Xi Jinping (con il suo seguito di oltre 150 unità fra ministri e impresari asiatici) in uno “scalo tecnico” a Cagliari, reduce dal vertice sul clima in Marocco, prima di proseguire alla volta del Perù.

Sui benefici economici del mini vertice con il governo cinese, Renzi sostiene di non aver dubbi per il rilancio dell’isola. Il colosso della telefonia mobile Huawei, insediatosi nel parco tecnologico di Tiscali e la concreta possibilità di aggiungere allo shopping asiatico anche l’esclusivo resort mondiale di Forte Village, sede dei conviviali incontri bilaterali, fanno parte della rimpatriata sull’isola.
Insieme alla visita ad una mega centrale elettrica a Codrongianos nel sassarese e l’incontro finale nell’aeroporto militare di Fertilia con i sindaci sardi, tenuti a bada con la promessa governativa di vedere presto soldi veri. La madre”incinta” di tutte le clausole è semplice quanto irreversibile: “basta un si”, ovvero l’avallo popolare alla riforma costituzionale che sancirà la svolta nella prossima domenica del 4 dicembre.

Il comizio nel salotto di Sassari distende il Premier accolto in un bagno di folla composta da esponenti politici che gli hanno mosso critiche fino a pochi giorni fa, ma che si riservano di spiccare il “saltino” sull’eventuale sciagurato carro del vincitore, e fin qui niente di nuovo nelle modalità opportunistiche della politica italiana. Intanto all’esterno un imponente apparato di sicurezza vive la sua giornata di ricreazione nel centro di una città che a differenza di altre dove le contestazioni sono state pesanti, riamane assopita e indifferente all’invasione militare.

Il monologo da mattatore esalta le doti di un vero «one man show», con tanto di scivolata da gaffaeur che lo rende agli occhi dei suoi, ancora più brillante – l’incipit con “…questa è l’Italia dei valori…” – in un parterre più vicino ad una curva di ultras nello stadio, con un contrasto evidente. L’età media in platea e nei palchetti stipati supera abbondantemente i 60, ma soprattutto è rappresentata, ad iniziare dai principali esponenti delle autonomie locali, proprio da quei ex sodali di estrazione pci – dc, già dalemiani, bersaniani, piuttosto che prodiani o lettiani, e all’uopo, fedeli renziani della prima o ultima ora.

Saltando a piè pari le parodie burlesche sugli avversari , le personali letture sui dati economici e i cinque minuti di un particolarissimo diritto costituzionale, rimane una tenacia potente nel tormentone comunicativo. Anche in presenza d’improvvisi vuoti d’aria sul sorvolo ad alta quota sull’aeroporto di Alghero. Falla enorme per la pletora di fedeli nella nomenclatura piddina e della giunta di governo regionale.

Alle prese nei prossimi giorni, oltre alla stesura di una ennesima leggina di ricapitalizzazione pubblica per salvare e tenere in vita lo scalo algherese; con la redazione, un tantino più impegnativa, di una revisione dello Statuto Regionale Sardo. Ovvero quella specialità della autonomia, blandita per decenni dalle giunte politiche di tutti i colori. alternatesi al governo regionale. Dispositivo che dovrà incastrarsi “a mala gana”, per dirla in “logudorese”, in ogni caso con la neo riforma Boschi, che, nella foga di tagliare la burocrazia, aveva dimenticato i connotati di almeno sei regioni italiane, alla faccia della semplificazione e del taglio agli sprechi.

Anche questo rattoppo non sarà un problema, considerato l’ultimo rapido colpo di mano che ha disegnato il nuovo assetto regionale post riforma Del Rio sull’abolizione delle province. D’altra parte lo stesso Premier nella mattinata di Cagliari aveva già riservato le prime due poltrone del nuovo senato regionale per Francesco e Massimo, i presidenti di regione e città metropolitana dell’isola.

La foto di famiglia al saluto finale schiera anche i Giganti della Dinamo nell’abbraccio unanime sotto il logo del “Si”. Con Gianfranco Ganau, presidente del consiglio regionale sardo, (già promotore dell’altro referendum notriv del 17 aprile, capo fila di 9 regioni in opposizione al governo renziano, in un’altra era glaciale) che sottolinea «La visita in Sardegna del Presidente del Consiglio Matteo Renzi non può che essere accolta come un segnale importante da parte del Governo, di grande attenzione nei confronti della nostra isola». Cosa non si farebbe per un “si”…

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