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Il coinvolgimento dell’etiopia nel conflitto somalo

novembre 8, 2016 • Mondo, z in evidenza

 

Sheikh Mukhtar Robow, a senior commander of the Islamic courts union, addresses the Al Bayan Islamic courts during its inauguration in Mogadishu July 17, 2006. Islamists who control Mogadishu and a large swathe of southern Somalia have opened a sharia court to serve two government-controlled regions, officials said on Monday. Picture taken July 17, 2006. REUTERS/Shabele Media (SOMALIA)

Redazione –

L’Etiopia è fortemente coinvolta negli avvenimenti somali, perché la popolazione etiope della regione dell’Ogaden (mappa) è in larga parte di origine somala e ha fondato l’Ogaden National Front per reclamare l’indipendenza dall’Etiopia, anche con un braccio armato che è aiutato da al Shabaab in Somalia.

 

L’Etiopia, paese a maggioranza copta cristiana ma con una forte presenza di musulmani (circa il 34% della popolazione), ha mandato l’esercito a combattere contro gli islamisti di al Shabaab in Somalia dal 2006 al 2009. Molti soldati etiopi rimasero in Somalia anche successivamente, a formare un contingente dell’AMISOM, la Missione dell’Unione Africana in Somalia.

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Nell’ultimo anno l’Etiopia ha dovuto richiamare la maggioranza delle truppe ancora presenti in Somalia per far fronte a una serie di ribellioni interne, così gravi da indurre il governo a proclamare lo stato di emergenza in ottobre. Quando le truppe etiopi si sono ritirate, molte aree rurali e costiere sono cadute di nuovo sotto il dominio di al Shabaab, che ne era stato cacciato nel 2011, grazie alla presenza di ben 21000 soldati dell’AMISOM.

Al Shabaab pareva sconfitto e disciolto, ma era soltanto nascosto in attesa, perché in poche settimane ha riconquistato larghe aeree del paese (mappa a lato), incluso il tratto di costa a sud di Mogadiscio tramite il quale può di nuovo contrabbandare armi e ogni altro tipo di beni. Le forze AMISOM e l’esercito ufficiale somalo mantengono invece il controllo delle città.

L’economia etiope sta soffrendo per i disordini, gli scioperi, i blocchi dei trasporti, ma l’attuale governo etiope non ha perso il sostegno degli USA e degli Europei, spaventati dall’idea che anche il Corno d’Africa possa cadere in mano a pericolose milizie jihadiste ribelli. Né ha perso il sostegno della Cina, che in Etiopia sta costruendo grandi infrastrutture logistiche che dovrebbero portare un certo benessere al paese nell’arco di un decennio.

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