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Ilary e Trump, due candidati senza spessore

novembre 6, 2016 • Mondo, z in evidenza

 

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Redazione –
In un articolo per Geopolitical Futures (WTF? del 31 ottobre 2016) Friedman esprime la sua opinione sui due candidati presidenziali negli USA. Ne traduciamo i brani essenziali:

«Un candidato (Trump) è stato accusato di collaborazionismo con i Russi. C’è una registrazione in cui dice che fa sesso con chiunque, quando gli prende la voglia. Ha perso quasi un miliardo di dollari un anno e ha impiegato 15 anni a recuperarli ai fini delle tasse. Dice di aver un capitale di 10 miliardi, ma non si capisce come possa averlo fatto, se per recuperare un miliardo di perdite impiega 15 anni.

L’altro candidato (Clinton) ha usato un server privato per messaggi di stato secretati e non ha mai spiegato perché. Ha anche gestito col marito una fondazione che, mentre lei era Segretario di Stato, ha mescolato raccolte di fondi per scopi non-profit, grasse remunerazioni personali e incontri di stato. Infine l’FBI ha avvisato il Congresso di aver trovato migliaia di mail che la riguardano sul computer di un uomo che manda foto delle sue parti intime alle donne ed è il marito della sua assistente.

Provando a usare la logica per capire il perché di questa mossa, debbo pensare che Comey (che come tutti i direttori dell’FBI può essere una persona strana ma non può essere una persona stupida) l’abbia fatto deliberatamente, perché ha trovato qualchecosa che potrebbe squalificare la Clinton dopo l’elezione e preferisce che venga fuori prima dell’elezione, per evitare alla nazione il dramma di un possibile impeachment successivo. In teoria può anche darsi che non sia così, che la logica non funzioni e che davvero Comey non si sia reso conto che a 11 giorni dalla votazione la sua lettera al Congresso avrebbe avuto l’effetto di una bomba…

Questa è la peggiore elezione nella storia americana dopo quella del 1860, che portò alla Guerra Civile. La cosa più strana è quanto i due candidati si assomiglino. La differenza di fondo è che Trump non sa articolare i ragionamenti, Clinton sì. Ma mi colpisce vedere quanto sono uguali, sotto le differenze di superficie. Nessuno dei due sembra avere principi che non siano di immediata utilità elettorale.

Nessuno dei due mostra vergogna o imbarazzo di fronte a niente. Su Kurt Waldheim, il politico austriaco che fu anche segretario dell’ONU, correva la battuta che non aveva spina dorsale, ma a tenerlo diritto era la pellaccia dura. Una cosa simile si dice di Trump: i proiettili non gli bucano la pelle. Ma non si può dir di meno della Clinton. Nessuno dei due sembra credere davvero che le leggi e le regoli sociali si applichino anche a loro. Nessuno dei due accetta semplicemente di chiudere una questione riconoscendo un errore e chiedendo scusa.

La Repubblica sopravvivrà anche a questo. Non ha molta importanza chi vince. Il problema non sono le scelte politiche e gli sbandamenti di politica. Il carattere è più importante della politica. Le scelte politiche di un Presidente sono relativamente poco importanti, perché quando si presentano le scelte di fondo, quelle vitali, di solito si debbono affrontare in una manciata di minuti, al massimo in un paio d’ore, senza nessuna analisi e nessuna politica su cui basarsi. In questi momenti conta il carattere, non la politica.
In questi momenti occorre che la persona si immerga in se stessa per trovare la via e il coraggio di percorrerla. Potrà sbagliare oppure no, ma una cosa è certa: se la persona non è di grande spessore, le decisioni saranno sempre sbagliate.

Ho studiato entrambi i candidati e la mia conclusione è che nessuno dei due ha lo spessore necessario a un Presidente. Sono entrambi superficiali, anche se in modi diversi. Ora si indigneranno sia i fan di Trump che quelli di Clinton, e io non aggiungerò più niente sull’argomento, perché non provo davvero nessun piacere a far perdere fiducia negli idoli».

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