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Il Ministro, il Governatore e la voce narrante

ottobre 26, 2016 • Lavoro, z in evidenza

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di Luigi Coppola
“Le iniziative di cui parliamo oggi sono un gran bell’esempio di come si può affrontare la sfida dei processi di reindustrializzazione e vincerla.”

La chiosa del presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru, avvia il suo intervento al convegno «Ricostruire il lavoro», organizzato lo scorso 19 ottobre a Porto Torres da Legacoop Sardegna. L’assise svoltasi presso l’auditorium comunale “Filippo Canu” vede la partecipazione del ministro del lavoro Giuliano Poletti. Intervenuto con una relazione di ampio respiro sulle iniziative di governo centrale, a inaugurare e incoraggiarne i modelli di sviluppo, di due nuove realtà produttive del territorio turritano. Due cooperative nate dalle dismissioni di precedenti aziende nazionali. Che hanno recuperato nel loro nuovo ciclo produttivo (di alta fascia innovativa) alcune decine di lavoratori, precedentemente licenziati e inseriti nei percorsi di mobilità con i tradizionali ammortizzatori sociali.

Al convegno hanno partecipato, alternandosi negli interventi, i rappresentanti della rete del mondo delle cooperative nazionali e locali e dei vari enti preposti al credito d’impresa. Nelle varie esperienze è emersa la volontà dei circa 50 “worker by out” di mettere in gioco, grazie agli strumenti normativi dell’INPS, il proprio tfr maturato o il residuo delle indennità di disoccupazione nel capitale delle neo nate imprese ( per circa il 16% del valore aziendale), assumendone di fatto la comproprietà. Insieme agli altri soggetti investitori, fra i quali anche ex fornitori delle originarie aziende dismesse.
Un coro di encomi e promettenti auspici, intervallati da un efficace video proiettato in digitale con le voci dei protagonisti: i nuovi soci lavoratori, presidenti delle cooperative (Isolex e Turris Sleeve, i marchi d’azienda) e soprattutto gli assessori regionali competenti (industria e lavoro), che hanno avallato i progetti. Sala affollata, oltre le autorità civili e militari, addetti ai lavori e molti anziani.

Assente la buona parte della cittadinanza attiva. Assenti i vessilli sindacali (il segretario generale della Cgil Sarda è l’unica voce di dissenso al tavolo della presidenza) e le voci di protesta operaia. Per la soddisfazione di una corposa presenza delle forze dell’ordine che avevano in precedenza blindato la via di accesso all’edificio.

La nota stridula emerge inevitabilmente quando il Governatore Pigliaru in un allungo orale sulle iniziative di governo regionale approda alla “Chimica Verde” evocando una (non proprio chiara) «fase 3» di Matrica, l’azienda che produce bio energia, controllata da Versalis, gruppo ENI.
Allor quando ribadisce che “ci aspettiamo che ENI mantenga impegni definiti dal protocollo del 2011, che quest’ultimo sia rispettato nella sua dimensione e che vengano rapidamente definiti i tempi certi in cui ciò si farà”; dalla platea una voce decisa, interrompe il monologo: «presidente di cosa parla?». Il tempo trascorso rispetto alle attese, anche in questo comparto, è evidentemente andato fuori limite. Portando con se tante altre famiglie in condizioni di dramma insostenibile.

Così evolve una voce narrante che di fronte ad una crisi divorante prospetta alcuni esempi apparentemente virtuosi. Riproponendo un sistema, quello della cooperazione, che mai come in queste occasioni di ricollocazione al lavoro, debba salvaguardare rigorose condizioni di mercato. Coniugando la sostenibilità dei sostegni creditizi messi in campo, con la dignità dei lavoratori, già provati (in molti casi da decenni di criticità), nella tutela di un salario adeguato che rifugga nuovi abusi e operazioni speculative, in un territorio, già devastato, non solo nell’ambiente dopo il risveglio dalla “fabbrica dei sogni” del fu petrolchimico.
Con troppi e non remoti casi di smodata disinvoltura, adoperata in altri settori (edilizia e servizi appaltati alle autonomie locali) con ricorsi ad una cooperazione, evidentemente non correttamente disciplinata. I tempi di risposta alle emergenze dell’isola sono l’altro fattore decisivo.

Di fronte alla competizione di una distribuzione di prodotti di alta precisione e innovazione tecnologica, si rischia per la ennesima volta l’eventuale chiusura di uno scalo aeroportuale del nord Sardegna (Alghero), con il conseguente crollo di presenze e fatturato, la fuga del primo vettore europeo, in espansione in tutti gli altri scali omologhi del sud d’Italia.

Ripetere le stesse procedure (fittizi tentativi di vendita che hanno solo lo scopo di allungare i tempi per un inevitabile ripianamento pubblico) e riproporre meccanismi politici che confermano le dinamiche degli assetti nazionali (il 28 novembre per l’aeroporto di Alghero si traduce con il 4 dicembre dell’epocale referendum e dei ventilati rimpasti di governo centrale e locale). Un fattore rilevato, rispetto ai conflitti esasperati di altre realtà delle penisola (Napoli, Taranto, Catania o Palermo), è l’assopirsi di una reazione esasperata della comunità locale. Il disincanto e la prostrazione isolano anche le proteste.

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