MENU

In materia di obiezione il parlamento è più nudo del Re

ottobre 23, 2016 • Cultura e Società, z in evidenza

ev2707f003_maurizio-mori

Maurizio Mori –
Anche il Vaticano ormai condivide che ci vogliono limiti all’obiezione di coscienza.
Solo il nostro Parlamento non si accorge del problema che pone l’obiezione nella 194?

Il 19 ottobre 2016 i media hanno lanciato la notizia che all’ospedale di Catania una giovane donna al quinto mese di una gravidanza gemellare è morta perché – a detta dei famigliari – il medico di turno non sarebbe tempestivamente intervenuto a praticare l’aborto terapeutico in quanto obiettore. Sulla vicenda non è questa la sede per intervenire e saranno le diverse indagini aperte a stabilire (si spera) quanto realmente accaduto.

Al riguardo qui basta ricordare che nel reparto tutti i 12 medici in forza sono obiettori, ma che ciononostante si è subito levato un fuoco di fila teso a dire che l’obiezione di coscienza non c’entra nulla. Lo stesso ministro Beatrice Lorenzin, che ha inviato i soliti “ispettori” per approfondire l’accaduto, con grande imparzialità istituzionale prima ancora di aver ricevuto informazioni ufficiali si è prodigata a dichiarare che la vicenda “non ha niente a che fare con l’obiezione di coscienza”.

La polemica circa il tragico evento di Catania ha dato rilievo al Convegno di studio che il Centro studi “Rosario Livatino” aveva organizzato a Roma per il 21 ottobre: un evento che sarebbe passato del tutto inosservato attirando al massimo l’attenzione di qualche addetto ai lavori. Infatti, i relatori fanno riferimento al cosiddetto cattolicesimo tradizionalista, cioè quello più “conservatore” che un tempo sarebbe stato indicato come “destra cattolica” e che non riscuote l’interesse della grande stampa.
Numericamente questi cattolici tradizionalisti sono più o meno attorno all’1% della popolazione e sono minoritari anche nella Chiesa, ma in modo molto visibile si oppongono più o meno a tutte le varie novità che ormai stanno entrando anche nel cattolicesimo in nome della misericordia: il nuovo atteggiamento verso le unioni civili e verso i risposati, l’idea della riproduzione responsabile, e tante altre.

Qualche secolo fa questa coincidenza temporale, che ha consentito al Convegno di avere una discreta visibilità pubblica, sarebbe stata interpretata come il segnale indicatore di un disegno più grande da decifrare: forse il punto di svolta segnalatore dell’inizio di una nuova stagione più favorevole all’obiezione di coscienza e al suo allargamento secondo la linea auspicata nell’ambito del Convegno stesso.

Infatti, come dichiarato dal Presidente del Centro Livatino, mentre si riscontrano varie «iniziative orientate a limitarla», ci sarebbe invece l’esigenza di renderla invece «più forte ed estesa persino a settori finora non contemplati».

Oggi, a queste coincidenze non facciamo più caso e esse non influenzano più le nostre condotte: la nostra mentalità secolarizzata non ci consente più di fare simili connessioni, che anzi sarebbero considerate frutto di superstizioni magiche. Ma ancora qualche secolo fa sarebbero state interpretate come “provvidenziali” e avrebbero sollecitato l’azione.

A prescindere da queste considerazioni circa il nostro atteggiamento verso il mondo, resta il fatto che la coincidenza rilevata ha sollecitato l’attenzione al Convegno, anche perché come abbiamo visto la cosiddetta “obiezione di coscienza” non investe più solo l’aborto ma la si vuole estesa a molte altre tematiche come la celebrazione delle unioni civili, la vendita di medicinali, l’insegnamento e via dicendo.

Ad aumentare il rilievo pubblico della manifestazione ha inoltre contribuito la lettera inviata al Convegno dal cardinale Pietro Parolin, il Segretario di Stato vaticano ossia la seconda autorità dello Stato pontificio dopo il Papa.
Il solo invio della breve missiva (3 pagine dattiloscritte) basta e avanza per coronare un Convegno, ma tralasciando i dettagli tecnici del testo è qui importante fissare l’attenzione su un passo centrale della lettera:
“come è stato più volte evidenziato, il vero problema posto dall’obiezione di coscienza non è solo quello della sua affermazione, ma anche quello della sua limitazione, al fine di evitare che una indiscriminata affermazione del diritto di obiezione comporti un’anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge. Il tema reale ed è giusto porlo, proprio al fine di evitare che l’incapacità di affrontarlo conduca ad un rifiuto aprioristico di qualunque obiezione anche in casi, come quello che il Convegno si propone specificamente di affrontare, in cui la scelta di coscienza implica profonde convinzioni di natura etica e/o religiosa di cui l’ordinamento giuridico non può disinteressarsi”.

È molto significativo che il numero due del Vaticano indirizzi queste parole a un gruppo di tradizionalisti contrari a tutte le novità e pronti a estendere l’obiezione su tutto: non solo decisi a contrastare le iniziative tese a limitarla ai medici sull’aborto, ma pronti anche a estenderla ai farmacisti, ai sindaci e agli impiegati dell’anagrafe, agli insegnanti sul gender e educazione sessuale e via dicendo.
A costoro il cardinal Parolin ha ricordato che l’obiezione di coscienza pone non solo il problema della sua affermazione, ma anche e soprattutto “quello della sua limitazione, al fine di evitare che una indiscriminata affermazione del diritto di obiezione comporti un’anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge”.
In altre parole, non solo c’è il problema di come giustificare il diritto all’obiezione, che a suo dire c’è ed è un bene prezioso da centellinare con cura. Ma c’è anche il più grave problema di come limitarlo perché una sua “indiscriminata affermazione” può comportare “un’anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge”.

Proprio a un Convegno organizzato per sostenere l’estensione dell’obiezione di coscienza, il Segretario di Stato vaticano manda una lettera in cui si richiama l’attenzione sui limiti da porre all’obiezione di coscienza per evitare che essa finisca per essere “un’arbitraria sottrazione agli obblighi di legge” doverosi per ogni cittadino. Non è escluso che quelle parole alludano al fatto ben noto che in Italia molti medici obiettano per convenienza e che ci vuole un criterio più stringente di quello attuale per saggiare la reale convinzione etica dell’obiettore. Ma non è questo il punto che ci interessa qui. Più interessante è il fatto di aver sottolineato che l’obiezione di coscienza richiede limiti precisi.

In questa linea osservo che come minimo non è tollerabile che interi reparti di ostetricia e ginecologia (come quello di Catania in cui è morta la giovane donna) abbiano in forza solo medici obiettori all’aborto. Questo perché una simile situazione alimenta un clima culturale tra gli operatori che certamente rende difficoltoso il rispetto attento e puntuale delle leggi vigenti sui temi sensibili.

Bisogna quindi trovare un limite alla attuale “indiscriminata affermazione del diritto di obiezione” e una proposta minimale al riguardo è la seguente: che in ciascun reparto ci sia una quota significativa di non-obiettori. Bisogna integrare la L. 194/78 in modo che la norma garantisca la presenza stabile di medici non-obiettori in ciascuna struttura e che gli obiettori comprovino la loro convinzione in modo fattivo.

Quella avanzata, lo ripeto, è una proposta minimale, la cui accoglienza potrebbe comunque avere un impatto positivo su una situazione ormai insostenibile e allentare il malcontento diffuso circa l’affermazione indiscriminata del diritto di obiezione.
Ove non fosse prontamente accolta, può darsi che col tempo la nota attuale situazione di ipocrisia diffusa in materia “conduca ad un rifiuto aprioristico di qualunque obiezione” e rimetta in dubbio l’esistenza stessa del diritto all’obiezione (come a me pare si debba fare per le professioni elettive).
Anche il Segretario di Stato vaticano ormai riconosce che c’è il problema della limitazione del diritto all’obiezione e che è serio: possibile che solo i nostri parlamentari non se ne accorgano?

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »