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Obiezione, paravento della “cattiva coscienza”

ottobre 21, 2016 • Bioetica, z in evidenza

morta_mamma

 

di Maria Teresa Busca –

L’obiezione di coscienza non è un falso problema, è un tragico problema.
In un ospedale di Catania, il Cannizzaro, nel reparto di ginecologia si è consumato l’ennesimo femminicidio.
Una donna al quinto mese di gravidanza è morta e prima di lei i due gemelli che portava in grembo in seguito a un aborto spontaneo che non è stato seguito e favorito in modo regolare, come testimoniato dal marito e dal padre della donna, perché nel reparto di ginecologia ci sono dodici medici tutti obiettori di coscienza e un primario anche lui obiettore. Perché sempre di aborto si tratta, anche se spontaneo e non voluto dalla donna. Ma va comunque punito. Come terapia, riferisce il marito, è stata usata la frase “siamo nelle mani di Dio”.

Già, il bravo obiettore non usa né le sue mani né la sua testa se c’è di mezzo la parola aborto. Obbedisce alla sua coscienza. E nel reparto del Cannizzaro vige la legge dell’obiezione che, in questo caso si è trasformata in cultura di morte.

Non si può pensare a quale sia il clima in un ambiente come quello. Un ambiente dove la regola è quella osteggiare la salute riproduttiva delle donne fino a lasciarle morire.
Purtroppo i parenti obnubilati dal dolore non hanno pensato di chiamare le forze dell’ordine per denunciare un omicidio in corso.

Un omicidio in piena regola preceduto da torture inferte alla vittima che lamentava, senza ottenere alcuna risposta, dolori e malesseri violenti e insopportabili al termine dei quali è sopraggiunta la morte.

Questo è il frutto di ciò che viene chiamato obbedire alla propria coscienza in campo ginecologico. In questo modo un altro femminicidio si è consumato.

Perché è sempre e solo la donna a pagare con la sofferenza, quando non con la vita, l’obiezione di coscienza. Altrimenti, se la cosa avesse riguardato anche il sesso maschile, alcuni uomini non avrebbero messo la clausola salva coscienza ai bigotti frustrati e privi di professionalità, per non parlare di umanità, che hanno trovato l’adeguato paravento alla loro cattiva coscienza. Sì perché una coscienza che si spinge a decretare sofferenze e omicidi è una cattiva e riprovevole coscienza.

È anche da tenere presente che in questa struttura vengono effettuate le diagnosi prenatali e qualora si scoprissero patologie o malformazioni a carico del feto le donne non possono sottoporsi all’aborto terapeutico come previsto dalla legge 194. Devono mettersi alla ricerca di un’altra struttura dove la legge viene rispettata. Gravate dalla sofferenza di decisioni dolorose e difficili devono iniziare un percorso, evidentemente di espiazione, cercando un ospedale che consenta loro ciò che la legge accorda dal 1978.

Per quanto concerne l’ospedale Cannizzaro è da dire anche che il primario obiettore è inoltre presidente della Società italiana di Ginecologia.
Viene spontaneo domandarsi con quali criteri sia stato eletto a presiedere la Società italiana di Ginecologia un obiettore di coscienza. E quale cultura possa diffondere tra i suoi colleghi e sodali
.
La legge purtroppo porta al suo interno un’incoerenza che fa troppe vittime e l’articolo sull’obiezione andrebbe abolito o in via transitoria dovrebbe essere garantita una quota di medici non obiettori in tutti i reparti di ginecologia, tale da coprire ogni turno con almeno un medico.

Infine ancora una considerazione proprio sulla legge in se stessa:

L’articolo sull’obiezione di coscienza, il 9, configura un diritto alla disobbedienza di norme che sono ritenute immorali dagli obiettori. Quindi immorali in base a un credo personale. Il riconoscimento legale dell’obiezione di coscienza presenta questa antinomia: esso si traduce nella legalizzazione di una pretesa alla inosservanza delle leggi, che può trovare, se mai, esclusivamente una giustificazione nella credenza etico-politica del soggetto obiettore, e quindi senza alcuna valenza giuridica.

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