MENU

Edoardo, il “Vespaio” e la melassa ipocrita dei politici

ottobre 13, 2016 • Ipparchia Docet, Uncategorized, z in evidenza

 

l43-bruno-vespa-150110131114_medium

di Luigi Coppola –

Lo scorso 9 settembre 2015 scoppiò sui media nazionali la “bomba” deflagrata ad arte dai vari strilloni di carta, circa l’ospitata di alcuni parenti del boss Casamonica, protagonista, suo malgrado, nello sfarzoso quanto incredibile funerale romano.
La trasmissione televisiva ispirata dal Divo Bruno, aveva raggiunto picchi di decibel e rumore ben superiori alla stessa gravità del funesto evento. Archiviato poi, come prassi, alle memorie più o meno polverose dei posteri.

Stessa dinamica, «copia & incolla», dopo circa sei mesi, quando gli studi Rai che ospitano la cosìdetta “terza camera” del Parlamento, accolgono il figlio di Totò Riina, impegnato a promuovere un libro biografico sulle gesta eroiche dell’autorevole padre.
In entrambi i casi montano gli strali della politica in combutta con una forte rappresentanza della stampa (non proprio la maggioranza, per fortuna), in trincea nella difesa del soldato Vespa.
Da ricordare che per l’approfondimento letterario di Riina junior e del conseguente indignato strapparsi le vesti di autorevoli rappresentanti istituzionali delle Camere parlamentari, quelle vere (dal presidente del Senato Grasso, al titolare della commissione parlamentare antimafia Bindi), la stessa presidente Rai Monica Maggioni (che in quanto a giornalismo e dinamiche Rai, sembrerebbe inattaccabile) aveva stigmatizzato le gestione della trasmissione.

Una premessa, se non necessaria, utile, probabilmente, a ricordare non già le qualità del decano televisivo, sopravvissuto a decine di esecutivi politici, compreso l’ultimo del rottamatore di Rignano. Capace questo, di smantellare (leggi riformare) uno schema consolidato di tutele sociali, compreso il totem (non certo simbolico) dell’articolo 18; rivoltare lo stesso gettito economico di viale Mazzini, accollando la raccolta forzosa del canone di abbonamento (spacciandone anche una riduzione nel costo) alla bolletta energetica. Arrestandosi invece, rispetto alla pur annunciata revisione della storica trasmissione, creatura del prode anchorman, pluri direttore Rai, pensionato dop, pluri collaboratore editoriale, scrittore per tutte le stagioni, soprattutto quelle natalizie.

Ciò sin qui ricordato non aggiunge nulla e non ha la pretesa di arricchire, con giudizi diversi, dal quotidiano Vespaio di polemiche che regna nella rete e non solo, all’indomani delle note performances televisive. La puntata dell’undici ottobre scorso, trainata già (probabilmente) con un buon seguito, dalla ennesima puntata soap della fiction “scuola Cesaroni”, con la brava Mastronardi, ha dato conferma, ove mai ce ne fosse stato bisogno, della statura politica dei partecipanti al salotto notturno.
Il confronto melenso e stantio fra i due invitati, rappresentanti degli opposti schieramenti nel prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre, tesserati entrambi allo stesso primo partito di governo, si accende d’incanto proprio nell’introduzione politica della puntata, dirottata poi su ben altre decisive questioni di salute pubblica.

Quando un trailer d’epoca ripropone il pezzo culto fra Luca Cupiello e il figlio Tommasino (Nennillo), nel passaggio saliente del celebre “Natale in casa Cupiello”, interpretato dai sommi Edoardo e Luca De Filippo.
Stralciare questa finestra di Teatro irripetibile per traslarlo come improbabile metafora politica fra il “presepe costituzionale” offerto dal riformista fiorentino e la renitente e capricciosa minoranza dem, è stato (secondo le intenzioni del geniale conduttore) il coup de théâtre per rianimare la quota di attenzione dei due sfidanti. Giovani rampanti di belle speranze che furono. Roberto Speranza (appunto), ultimo delfino bersaniano, da pochi giorni (sembrerebbe) arruolato fra gli alfieri del “No” e Davide Faraone, sottosegretario di governo al Miur, renziano più che deciso sostenitore del “Si”.

Senza entrare nel merito della misera questione e della verificabile caratura dei personaggi (sarebbe opportuno controllare brevemente l’ascesa politica dei due), constatare come rappresentanti di spicco, almeno nelle classifiche telegeniche, eletti in parlamento, si affollino diligentemente ogni sera all’ora della compieta per recitare le puntuali preghiere ad una platea d’ insonni (o peggio) potenziali elettori. Assistiti dal diligente officiante, pestato duramente (una fiction va da se) quando sbaglia altare o cappella per il rito, sempre e comunque atteso dai fedeli.
Ascoltare l’esperto, istituzionalmente delegato alla «buona scuola» che conferma il “ci sta tutto”, sull’uso Edoardiano alle istruzioni didascaliche sulla nuova carta costituzionale è qualcosa
di inqualificabile in un ragionamento civile che evidentemente esula oramai non solo dai palinsesti dalla tv pubblica. Fra pochi giorni, saranno 32 gli anni trascorsi dalla scomparsa di Edoardo.
Probabilmente una citazione più appropriata per ricordarlo in un ragionamento civile, avrebbe approfondito quel suo famoso “Fujtevenne ‘a Napule”. Un’aspirazione fuori luogo nell’usuale habitat del talk pre formattato.
La gara quotidiana nel mantecare argomenti diversi e sconnessi ha una sua logica perversa . Nella squallida giostra della caccia al consenso, fra urla e decibel, accelerata da simili meste figure, non dovrebbero neppure meravigliare oltre modo le gaffe internazionali di Paesi importanti come la Gran Bretagna. Maldestra o forse volutamente cinica nello sventolare una modulistica razzista nella selezione delle regioni di origine degli Italiani che continuano a cercare una dignità oltre che un lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »