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Oscurantismo di ritorno. Riflessioni sul caso Polonia in materia di aborto

ottobre 12, 2016 • Paralleli, z in evidenza

 

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di Chiara Innorta

La protesta civile delle donne, e non solo, blocca la legge anti-aborto in Polonia.

In Polonia vige una legge emanata nel 1993 che consente l’aborto unicamente in tre casi: la madre è in pericolo di morte, il feto è affetto da gravissime malformazioni e se la gravidanza è il frutto di uno stupro.

Si tratta dunque di una legge assai restrittiva in quanto la donna non è effettivamente libera di decidere se continuare o meno una gravidanza, che per motivi economici-sociali potrebbe essere ritenuta indesiderata. Tuttavia, il 22 settembre 2016 il Parlamento Polacco ha cominciato a esaminare un disegno di legge che, se approvato, vieterebbe praticamente qualsiasi forma di aborto, rendendolo illegale e punendo le donne che abortiscono con una pena che può arrivare fino a cinque anni di reclusione.

Sarà possibile abortire soltanto quando i medici lo giudicheranno necessario per salvare la vita di una donna. Non più in caso di stupro e neanche quando sarà altamente improbabile che il feto possa sopravvivere alla nascita.

Con la prima votazione, avvenuta il 23 settembre, 267 deputati su 460 hanno dato il loro consenso. Il partito conservatore, Diritto e Giustizia (Pis) guidato da Jaroslaw Kaczynski, che detiene la maggioranza in Polonia ha dato così avvio a una sorta di riforma moralizzatrice di stampo cattolico.

La Polonia è infatti un paese che esprime, almeno in linea di principio, una forte coesione religiosa in quanto il 90 per cento dei cittadini si definisce cattolico. Il Premier polacco non ha però ottenuto il consenso popolare. Tale percentuale non rispecchia il modo in cui le donne polacche, ma anche gli uomini, giudicano moralmente l’interruzione di gravidanza.

Una protesta delle donne, avvenuta il 3 Ottobre, ha infatti fermato le successive votazioni per la legge anti-aborto. A Varsavia, Cracovia, Danzica e in altre città gli uomini si sono uniti alle donne scendendo nelle piazze, dando così vita a un forte movimento civile, la protesta nera (Czarny Protest). La società civile si è mossa, esprimendo in maniera forte e corale, la propria opinione. Un’opinione che non è passata assolutamente inosservata, sia a livello mediatico che tra i capi politici polacchi.

Maria Arena, la portavoce del gruppo S&D al Parlamento europeo per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, ha posto l’attenzione pubblica sulla pericolosità di una legge che intende paragonare l’aborto a un crimine, poiché relega le donne a una condizione di solitudine e di rischio per la loro salute. Se l’aborto è vietato la donna non ha che due via da intraprendere: l’aborto clandestino o la fuga in un paese in cui l’aborto è legalmente permesso. Strade difficili da percorrere.

Nel mese di giugno anche l’associazione Women on Waves, organizzazione olandese no-profit a sostegno dei diritti delle donne, si era mossa a supporto delle donne polacche. Con un drone erano state fatte atterrare sulle città della Polonia pillole abortive.

Due giorni dopo la mobilitazione del popolo polacco i conservatori al potere hanno respinto la proposta di legge che punta completamente a vietare l’interruzione di gravidanza. La voce del popolo è riuscita a sconfiggere le forze politiche, nonostante avessero la maggioranza in parlamento.

Il leader polacco Kaczynski, prima del voto, ha detto: «Pis è e sarà sempre dalla parte della vita ma l’impatto del divieto di aborto può essere contrario ai risultati desiderati». Alla luce della vicenda polacca è ipotizzabile che i risultati da tenere sotto controllo riguardino la forza che il popolo può esercitare se unito e determinato. Le persone che decidono di intraprendere una battaglia civile possono conquistare un diritto, come è quello che consente alle donne di poter abortire.

Adam Michnick, veterano della lotta non violenta per la libertà del centro-est europeo, vede nella rinuncia del potere politico di portare avanti la legge anti-aborto una nuova fase del conflitto tra il potere e la società civile. In una intervista su Repubblica dice: «E’ la prima volta che il Pis capitola. Grazie ai suoi parlamentari convintisi alla fine ad ascoltare il paese reale è stata bocciata la legge voluta dai più oscurantisti, dai falchi della Chiesa, altri grandi sconfitti».

Bloccare il progetto di legge è stato il tentativo di arrestare il movimento di donne e uomini, che rappresenta quello che Michnik definisce il paese reale. Ora però che le donne hanno ottenuto una prima conquista dovrebbero procedere per ottenere una piena libertà, quella di abortire secondo la propria coscienza e senza dover giustificare i motivi ad altri.

Il caso della Polonia ci porta ancora una volta a riflettere su quando l’aborto dovrebbe essere permesso e sul modo in cui la legge può andare a interferire in maniera radicale su questioni che riguardano la libertà personale di decidere del proprio corpo. Le donne polacche potranno continuare ad abortire nei tre casi menzionati nella legge del 1993.

E’ giusto consentire l’aborto soltanto in queste circostanze? O forse è meglio dire, è giusto dover individuare delle circostanze in cui poter legittimare l’aborto? Una donna può essere libera di scegliere di non voler portare avanti una gravidanza senza esporre dei motivi, che gli altri dovranno giudicare validi o meno?

Le donne polacche stanno cercando di ottenere quella libertà che già sussiste in altri paesi europei. E’ auspicabile che la protesta nera vada avanti, a dimostrazione che la società civile può essere parte attiva nella vicende politiche di ogni paese.

L’altro aspetto riguarda la forza delle leggi nei casi in cui una persona voglia decidere liberamente e autonomamente della propria vita. Non sembra assurdo pensare che in Polonia stava per passare una legge che avrebbe praticamente vietato l’aborto? Siamo nel 2016, eppure stava per succedere.

Ecco come le leggi possono diventare arbitrarie a seconda della maggioranza politica. Tuttavia, qualunque schieramento politico dovrebbe farsi portavoce della volontà del popolo. Ciò non è accaduto in Polonia. Il partito conservatore ha bocciato la legge solo dopo uno sciopero di massa.
Se la società civile vuole conquistare o mantenere i propri diritti deve essere pronta a lottare, presentandosi così come una nuova forza politica.

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