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Il sindaco Serafino che “applica il magistero” ma non la legge

ottobre 3, 2016 • Ipparchia Docet, z in evidenza

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di Maria Teresa Busca

Questo matrimonio non s’ha da fare! Con una risolutezza che avrebbe fatto invidia a don Abbondio il Sindaco di Favria, un paese in provincia di Torino si è opposto all’unione civile di due persone omosessuali.

Serafino Ferrino, sindaco di centro destra eletto con lista civica è al suo quarto mandato e ha le idee chiare: “sono ragioni etiche e morali – dice in un’intervista alla Bussola Quotidiana – perché sono cattolico praticante e perché come sindaco ho il dovere di oppormi a una legge ingiusta”.

A parte la ridondanza dei termini etico e morale che si sovrappongono ma non suppliscono alla mancanza dei concetti che vorrebbero significare, il cattolico praticante (sarà anche credente? In genere le due cose si escludono) come Sindaco sente il dovere di opporsi a una legge non meglio definita che ingiusta. Il nostro non ha gran padronanza della lingua italiana, ma pazienza, ciò che impensierisce di più è l’arroganza che lo contraddistingue.

Il signorino sente il dovere di opporsi a una legge. Una legge, guarda caso, che non prevede obiezione di coscienza, ergo, che lui deve rispettare come chiunque altro. Ma perché non vuole adempiere ai suoi compiti? Guarda caso si tratta della legge che permette agli omosessuali di unirsi, se non tramite matrimonio, perlomeno con un’unione civile. E l’incivile sindaco di unioni civili non vuole sentirne parlare.

Ma, udite udite, come prosegue: “Sono un cattolico (repetita iuvant quando non ci sono argomenti) che cerca di fare il politico seguendo il Magistero della Chiesa”. Ovviamente il signor Serafino non se la sente di fare il politico seguendo la Costituzione e obbedendo alle leggi dello Stato, deve ricorrere al Magistero della Chiesa. Ovvero a duemila anni di pronunciamenti. È da credere che sia un po’ esaurito, c’è da passarci le notti in bianco per capirne qualcosa.
Inoltre, sempre il signor Serafino mette le mani avanti: “nessuno può impedirmi di professarlo”. E qui di nuovo ci siamo con l’italiano: Serafino è la fede che viene professata, non il Magistero, mai sentito parlare di ‘professione di fede’? Ecco è quella cosa lì.
Il Magistero è un corpo di pronunciamenti attraverso i quali la Chiesa trasmette il proprio insegnamento, con il quale ella ritiene di conservare e tramandare attraverso i secoli il deposito della fede, ovvero la dottrina rivelata agli apostoli da Gesù. Quindi al Magistero si presta ascolto, se credenti, ma non si professa.
Mi scusi signor Serafino questo breve ripasso che avrebbero dovuto somministrarle gli amici della Bussola Quotidiana evitandole figuracce.
La parte interessante arriva quando il signor Sindaco vuole evidenziare che la coppia si sarebbe rivolta a lui proprio perché lo sapeva contrario alle unioni civili. Agenti provocatori dunque, non una semplice coppia, che pensava di rivolgersi a un normale Sindaco per celebrare l’unione civile.
E poiché, come si diceva, l’obiezione di coscienza non è prevista dalla Cirinnà il Sindaco disobbediente potrebbe essere commissariato se si dovesse configurare l’ipotesi di violazione di un obbligo di legge.
Ma il signor Serafino ha già l’aureola del martire in tasca pronto a mettersela sul capo: “Certo, ma se decideranno di farmi cadere per questo, vorrà dire che perderò la poltrona, ma avrò dato una testimonianza cristiana vera.”
Un vero eroe del nostro tempo, insomma!

 

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