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Sardegna, finiscono le ferie e non riprende il lavoro

settembre 6, 2016 • Lavoro, z in evidenza

Lavoro-non-solo-Alcoa

di Luigi Coppola –

Si svuota gradualmente l’isola dalle massicce schiere di turisti che l’hanno frequentata nel mese di agosto molto più degli anni passati. Sulla battigia meno assolata, rimangono aperte una serie di questioni. Che riaprono più tavoli istituzionali, la cui urgenza aumenta con l’avvicinarsi dell’autunno e della fine dell’anno.
Lavoro, trasporti, sanità sono i fronti caldi sui quali gli amministratori locali dovranno fornire, di concerto con il governo centrale, delle risposte che da troppo tempo non arrivano o risultano inefficaci.

Sul primo e sempre più drammatico argomento si allunga la lista delle aziende dismesse nell’isola o abbandonate in irreversibili fine vita. Per questo, con un comunicato firmato da Bob Bear, vice president Transformation di Alcoa, la multinazionale americana ha ufficializzato, negli ultimi giorni di agosto, la chiusura del proprio impianto di Portovesme nel Sulcis, entro la fine di quest’anno.
Di fronte all’ennesimo «annuncio shock» (sillogismo oramai stantio e abusato in ogni dove) e alle rituali e obbligate reazioni delle parti sociali e istituzionali, il rinvio ai tavoli di riferimento (Mise e Regione Sardegna), preannuncia nuovi fronti di iniziative operaie e sindacali nelle prossime settimane nelle vie imperiali della capitale.

Alcoa in lotta Ferragosto 2014 in tenda

In realtà, o nelle aspettative distribuite ai raccolti mediatici, l’eventuale compratore risponderebbe al colosso svizzero Glencore. International pic. L’effettivo interesse all’affare della multinazionale mineraria basata a Baar, con sedi operative in Usa e Sudamerica, evoca nel bene o nel male, qualcosa di già visto, trascorso poco più di un lustro, nella vertenza Vinyls (indotto Eni). All’epoca furono i (puntuali) Qatarini di Ramco a formalizzare la propria adesione alla manifestazione d’interesse di vendita, tenendo in caldo tempi e aspettative. Sappiamo o dovremo ricordare come è andata a finire.
Sui trasporti e la sanità emergono con evidenza quotidiana i mancati obiettivi di questa giunta regionale. Impegnata a comunicare rimedi e riforme che, tra un rinvio e l’altro, perdurano uno stato iniquo e penoso.

La quasi completa saturazione dei posti disponibili sui voli destinati agli scali della penisola in “continuità territoriale” (Milano e Roma) nei giorni del contro esodo estivo, ha scoperto, con tutti i clamori conseguenti, le condizioni fallimentari o disdicevoli per un minimo dignitoso diritto alla mobilità dei Sardi e di tutti i cittadini italiani.
Impossibilitati a volare sull’isola con voli diretti a meno di non sottoporsi a veri salassi con le tariffe rimaste disponibili sule note “low cost”. Un paradosso tutto locale, sommato alla drammatica vertenza dello scalo algherese di Fertilia, vicino alla chiusura dopo l’abbandono della compagnia irlandese Raynair che in ogni caso ha dettato l’agenda per un rapido provvedimento del governo nazionale, pronto a cancellare oneri aggiuntivi dai biglietti dei voli pur di trattenere le rotte negli scali italiani.

Non in quello algherese, sospeso in stand by, prima in attesa dei pronunciamenti U.E. circa paventate sanzioni (escluse dagli stessi commissari europei) per eventuali infrazioni al libero mercato; poi per la nuova ricapitalizzazione dello stesso scalo aeroportuale, ovvero della sua società di gestione. Per prima volta, proprio in questi giorni si prospetta l’ingresso di capitali privati dopo anni di indispensabili e ingenti interventi di risorse pubbliche per pareggiare i puntuali bilanci in profondo rosso.
Se l’acceso dibattito occupa le prime pagine della stampa locale, si addensano ombre peggiori sul trasporto locale. L’imminente riapertura delle scuole dovrà sopportare un ennesimo aggiornamento delle tariffe su gomma. Revocati alcuni tagliandi di a/r su alcune tratte essenziali, gestite dalla compagnia regionale che ogni giorno accompagna gli studenti dell’area vasta, ovvero della neo «rete metropolitana del Nord Sardegna» nelle scuole di Sassari.

Andare e tornare, per una sola corsa, da Porto Torres a Sassari, soprattutto per i pazienti in cura presso i presidi sanitari cittadini, costerà, ad esempio 3,80 euro. Inutile tornare sull’incredibile flop dei treni veloci in esercizio fra Cagliari e Sassari, un giorno si e l’altro pure fermati da malfunzioni o guasti, riconducibili anche ad una rete strutturale per nulla adeguata. Mentre sul fronte marittimo probabilmente la Sardegna sarà la quarta regione dopo Liguria, Campania e Sicilia a “godere” di una deroga circa l’accorpamento delle nuove Autorità Marittime, avviate con la recente «riforma dei porti», scritta nel decreto Del Rio – Serracchiani.
Proprio la Sanità regionale aggiorna ancora a questa settimana decisioni strategiche circa la nuova “Azienda Unica” che assegna proprio a Sassari la sede decisionale.

Il nodo principale da sciogliere resta, ovviamente, la scelta del super manager da nominare al vertice della struttura. Questione che, ancora una volta, scopre tutte le debolezze della politica locale con maggiore aggravio nella coalizione (sempre più divisa) di centro sinistra. Dove i principali artefici di questa normativa (il governatore Pigliaru e l’assessore Arru), tacciono in un assordante silenzio, persino sui personali profili digitali facebook, normalmente usati come appendici istituzionali alle loro comunicazioni più dirette.

Sullo sfondo le diatribe interne al PD sardo, ancora acefalo dopo le dimissioni dell’ultimo segretario Renato Soru. Rinviata ancora l’assemblea per eleggerne il successore. Nel giorno in cui a Roma, torna sotto i riflettori un certo “ex leader maximo”, più ringalluzzito che mai nel contrasto alla epocale riforma costituzionale, madre di tutto il renzismo nazionale.
Difficile immaginare un gerente insulare, non in linea con i non più certi posizionamenti romani. Alla faccia della sempre proclamata autonomia e auto determinazione dei Sardi.
Ma questa è un’altra storia.

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