MENU

Ministra Lorenzin, mi è scivolata sulla “buccia di banana” della fertilità

settembre 3, 2016 • Sui Generis, z in evidenza

van der Steen

di Seila Bernacchi –

Una giovane ragazza si tocca il ventre con una mano, il suo sguardo ammicca verso di noi con un sorriso che redarguisce e l’altra mano punta verso l’obiettivo una clessidra dove i granelli del tempo che scorre testimoniano l’urgenza di darsi da fare con il monito “la bellezza non ha età, la fertilità sì”; una cicogna nel suo nido all’ora del crepuscolo ci avverte “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”; un paio di scarpine da neonato avvolte in un patriottico nastro tricolore sono accompagnate dalla scritta “la costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile” (in cui è vergata in rosso la parola “procreazione”); un rubinetto da cui stillano gocce d’acqua ci informa che “la fertilità è un bene comune”; una buccia di banana afflosciata recita “la fertilità maschile è molto più vulnerabile di quanto non sembri”. Ci sono “Consigli in pillole per lui” e “consigli in pillole per lei”

La campagna di promozione del Fertility Day “non è piaciuta? Ne facciamo un’altra” . Dice così la Ministra Beatrice Lorenzin all’indomani della bufera che le ‘cartoline’ di promozione della Giornata hanno scatenato, lo stesso premier – in maniera assai goffa “non l’avevo vista, avevo problemi più importanti da seguire” – ha preso le distanze e nel giro di 24 ore il sito della campagna promozionale è stato prima oscurato nei contenuti e poi modificato in quelle cartoline ritenute maggiormente sgradite.

Ora infatti rimane la ragazza con clessidra mentre cambia la scritta con “la donna e suoi ovociti:nascono e invecchiano insieme”, restano le scarpine patriottiche ma senza la scritta etc.. Rimane il logo -uno spermatozoo che entra nel cerchio (ovulo?) iscritto in un cuore- e lo slogan di lancio “Proteggi la tua fertilità. Per te. Per Noi. Per tutti”.
E’ imbarazzante notare come la Ministra, dapprima abbia tentato di difendere la bontà di quella campagna affermando che bisognava leggere anche il retro degli slogan e successivamente abbia derubricato le contestazioni a un puro fatto di gradimento. Non è un fatto di gradimento e non è che spostando a casaccio una parola in qua e in là cambia il significato del messaggio lanciato. Ci discostiamo anche da chi ha ritenuto questa campagna offensiva.

Il gradimento come l’offesa sono reazioni che possono dipendere da idiosincrasie personali, da gusti soggettivi. L’operazione fatta dal Ministero invece è un’operazione ideologica e discriminatoria e definirla solo sgradevole significherebbe non cogliere la gravità sostanziale della campagna culturale promossa sarebbe riconoscere che in fondo è una questione di percezioni e non di contenuti . Dicevamo, il messaggio resta. Ed è così articolato che non può essere analizzato esaustivamente in un solo articolo. Per questo ci proponiamo di proporre solo alcune osservazioni per cercare di far emergere come dall’uso del linguaggio si arrivi all’affermazione di un’ideologia.

Quando la Ministra scrive (o fa scrivere) che la “fertilità è un bene comune” sta da un lato affermando che una dotazione biologica sia di per sé un bene e dunque la sua assenza qualcosa di negativo, stigmatizzando in questo modo le persone infertili e sterili e, dall’altro, sta trasferendo la responsabilità personale di una scelta riproduttiva che riguarda l’individuo in una responsabilità verso tutti, tanto che scrive anche “proteggi la tua fertilità per te , per noi, per tutti”. E perché dovrei proteggere la mia fertilità per tutti? La risposta è nelle scarpine patriottiche: per dotare la nazione di gloriosi eredi. Oppure in un senso diverso ma più estensivo: perché ciò che riguarda il vostro corpo e le sue funzioni, siano essi ovociti, spermatozoi, stati coscienza etc. sono affare che riguarda tutti, che riguarda lo Stato e dallo Stato è governato. Io, istituzione, dico non solo che cosa è bene – essere fertili – ma anche in che modo deve essere perseguito: procreando, solo così il nostro Stato potrà superare i problemi di denatalità che lo affliggono.
L’ideologia soggiacente è che gli individui non possono liberamente scegliere se, come e quando riprodursi: c’è la clessidra del tuo corpo e lo Stato che ha bisogno. La responsabilità della tua riproduzione non attiene al tuo diritto di scelta e di autodeterminazione ma al modo e al momento in cui assolverai i compiti che la natura ti ha assegnato.
La procreazione invocata (termine affatto neutro perché rimanda alla ‘creazione’ divina) nell’altra cartolina “la costituzione tutela la procreazione..” è il successo finale che verrà perseguito attraverso gli stili di vita che io, Stato, raccomando.
E’ da notare, sempre a proposito di riproduzione, che tra le cartoline sponsorizzate non ve ne è nemmeno una che faccia esplicito riferimento alla possibilità di avvalersi delle tecniche di riproduzione assistita. Certamente bisogna leggere il ‘retro’ ma nel ‘fronte’ non è presente una promozione di queste opzioni che la scienza medica mette a disposizione. A chi riceve lo sponsor, il titolo, l’immagine (cioè gli strumenti comunicativi immediati e volti a suscitare interesse e ad arrivare prima delle spiegazioni ) non sfuggirà che questa stessa scelta abbinata alla destinazione ‘procreativa’ tende – cattolicamente – a riaffermare l’indissolubilità dell’atto unitivo con quello procreativo. Si afferma surrettiziamente che prendersi cura della propria fertilità non comprenda né avvalersi di tecniche ‘non naturali’ per riprodursi né qualcosa che comprenda la sessualità ricreativa e ogni forma di esercizio sessuale che non sia quello eterosessuale finalizzato alla riproduzione.
Il Ministro non fa una campagna per la salute riproduttiva includendo la promozione di quelle tecniche e quelle opzioni che aiutino le persone (a prescindere dal loro orientamento sessuale e dal loro status sociale) che vogliono riprodursi. Nel documento “Piano Nazionale per la Fertilità” si afferma che “Un esempio di convinzioni errate nelle persone è che, attualmente, sia possibile avere un figlio anche in età avanzata semplicemente attraverso le tecniche di PMA, poiché le notizie di gravidanze in donne anche di oltre sessanta anni sono state enfatizzate dai Media in assenza di chiarezza e consapevolezza che si tratti di ovodonazione.”

Ci risulta che il problema mediatico che investe il tema della riproduzione assistita non riguardi solo e tanto l’enfasi sui rari casi di maternità a sessant’anni o cose simili ma piuttosto dopo la Legge 40/2004 CONTRO la possibilità di accedere alle nuove tecniche di riproduzione umana, l’assoluta mancanza di informazione corretta in materia.

E arriviamo alla conclusione annunciata: il problema non è il gradimento di una campagna pubblicitaria, il problema è il rovesciamento culturale che quella campagna vuole affermare, che è insieme un rovesciamento – perché tende a rimuovere dal visibile i progressi di costume e di diritto che sono ormai affermati e inarrestabili – e un arretramento – perché ripropone una visione del mondo in cui il binomio maschio femmina è ottusamente ‘destinato’ in ruoli e funzioni sociali etero imposti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »