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Je Suis Charlie

settembre 3, 2016 • Contributi dei lettori, z in evidenza

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 di Raffaele Licino –

Sulla vignetta (sulle vignette) di Charlie Hebdo sul terremoto nel Centro Italia ho taciuto sinora. Ma ho letto – volente o nolente – centinaia di interventi su facebook, decine di articoli sui giornali, decine di dichiarazioni di politici (parecchi sedicenti politici), intellettuali e personaggi vari. Sono allibito. Ma non posso negare che me l’aspettavo.

C’è in giro un enorme vuoto culturale – una bolla di conoscenze approssimative, orecchiate, superficiali o elaborate per sentito dire, quando non del tutto inesistenti – su che cosa sia la satira, un vuoto che fa davvero paura.

Leggo di gente disgustata perché quelle vignette non fanno ridere. O perché quelle vignette sono se non irrispettose, offensive. O perché i morti vanno sempre rispettati (i vivi, no?). O perché colpirebbero solo le vittime, non i responsabili. E queste sono le prime, generalizzate ammissioni di ignoranza su che cosa sia – da secoli – la satira. Confusa con la comicità. Con le barzellette. Con l’umorismo. E talvolta con le vignette della Settimana enigmistica.

Satira che non dovrebbe essere aggressiva, cattiva, feroce, irriguardosa, non dovrebbe colpire come un pugno nello stomaco le ipocrisie, gli stereotipi, l’esercizio e i limiti del potere, i privilegi, le idiozie, le forme di sfruttamento e di subordinazione, non dovrebbe colpire i morti, i vivi, gli ammalati, le donne, i giovani, gli anziani, i sacerdoti, le religioni, i militari, i ricchi che fanno beneficenza, i ricchi che non fanno beneficenza, i governanti, i disoccupati, gli insegnanti, gli dei eccetera (e dunque, praticamente, non dovrebbe far pensare e anzi non dovrebbe esistere). No, la satira la si vuole soft, accomodante, piacevole, ammiccante, gentile, amica di tutti, un buffettino sulla guancia e via, e soprattutto, non deve scandalizzare, deve far ridere (sic!) o presentarsi in versione umoristica, altrimenti non è satira.

Tutte le opinioni – alcune difficili o impossibili da accettare – sono legittime, non mi iscrivo al partito che sostiene che non bisogna esprimere commenti anche quando sono commenti del tutto sbagliati, o approssimativi, o semplicemente “emozionali”, fondati su scarsa conoscenza della natura e dei compiti della satira, o anche mossi da un netto rifiuto del messaggio veicolato dalle vignette. Se uno dice o scrive “Quelle vignette non mi sono piaciute”, è nel suo diritto. E’ chiaro questo?

Ma se uno dice “Questa non è satira”, sta scrivendo una sciocchezza tipica di chi la questione o non l’ha mai studiata, o non l’ha mai capita, e usa per interpretare la satira proprio quelle categorie su cui la satira satireggia. Lui non lo immagina nemmeno, ma pronunciando quella frase, esprimendo quel concetto, si sta proponendo a sua volta come oggetto di satira.

Se poi uno dice: “Questa non è satira, dunque la smettano di disegnare vignette come queste”, allora siamo di fronte ad una delle forme di cui si nutre la censura, perché quell’uno non conosce la Costituzione (e mi fermo alla Costituzione), che nei suoi articoli garantisce la libertà di manifestazione del pensiero e di piena e totale elaborazione artistica e scientifica, e soprattutto non conosce la storia, o l’ha studiata solo come successione di dinastie, di battaglie e di date.

Per questo, e per altro ancora che non mi è possibile sintetizzare qui in un post breve, io continuo, motivatamente, ad essere Charlie e a lottare per il diritto pieno e irrinunciabile alla libertà di pensiero. Perché, se non lo avete ancora capito, la satira è arte. Come è arte Hieronymus Bosch, per fare solo un nome, l’arte di chi ha scelto di colpire gli altri violentemente e direttamente al cuore, allo stomaco, e al cervello.

SATIRA: “Composizione poetica che rivela e colpisce con lo scherno o con il ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano o discordano dalla morale comune (e sono perciò considerati vizi o difetti) o dall’ideale etico dello scrittore”.

http://www.treccani.it/enciclopedia/satira/ (e almeno quest’articolo, leggetevelo tutto, male non fa)

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One Response to Je Suis Charlie

  1. nole Biz ha detto:

    applauso, professore, applauso!!!!!

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