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Erdogan e la strategia in Siria

agosto 31, 2016 • Medio Oriente, z in evidenza

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Redazione

Erdogan passa all’azione in Siria. Ora che la guerra contro l’ISIS entra nella fase finale, non può lasciar la vittoria nelle mani dei Curdi e non pretendere un posto al tavolo dei vincitori, quando si deciderà la nuova sistemazione della regione. Così nell’ultimo mese ha cercato un accordo sia con la Russia sia con l’Iran poi, forte della quantità enorme di armamenti di cui dispone, ha mandato bombardieri e carri armati oltre confine contro l’ISIS in sostegno al Free Syrian Army, per evitare che a conquistare il territorio di frontiera siano i Curdi del YPG.

Ora l’esercito turco deve avanzare con determinazione e con cautela allo stesso tempo: determinazione a non lasciar spazio ai Curdi e far invece avanzare contro l’ISIS il Free Syrian Army, ma facendo ben attenzione a evitare scontri diretti con le forze di Assad, sostenute e armate da Iraniani e Russi, e a evitare anche scontri diretti con i Curdi, sostenuti e armati dagli USA. Se poi i cacciabombardieri turchi dovessero interferire con i bombardieri russi che aiutano l’esercito di Assad o con quelli americani che aiutano i Curdi, per la Turchia sarebbe un disastro.

Erdogan deve riuscire in questo gioco di alto equilibrio contando su ufficiali dell’esercito decimati dalla ‘purga’ in atto dopo il tentativo di golpe, con una parte del paese, abitata dai Curdi, vicina alla rivolta, e con 3 milioni di rifugiati siriani nelle sue strade. Gli USA gli danno una mano informando il YPG, cioè i Curdi, che è meglio non effettuino incursioni a ovest dell’Eufrate, nella provincia di Aleppo, perché non avrebbero il loro sostegno aereo.

È chiaro che Russia Iran e USA sono d’accordo a lasciare spazio alla Turchia nella regione fra la frontiera e Aleppo, per rispettare l’interesse strategico dei Turchi a proteggere la zona contigua agli oleodotti che convergono sulle raffinerie e sul porto di Ceyhan (mappa a lato), affacciato sul golfo di Iskenderun (l’antica Alessandretta).

La data scelta da Erdogan per l’operazione in Siria, chiamata ‘Scudo dell’Eufrate’, è altamente significativa per i Turchi: è esattamente 500 anni dopo la battaglia campale di Marj Daquib, vicina ad Aleppo, che aprì la conquista del Medio Oriente all’Impero Ottomano, fino ad allora esteso in Europa nei Balcani, non ancora in Medio Oriente, come si vede nella mappa a lato dell’impero Ottomano nel 1500. La scelta della data indica perciò la speranza che l’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’ apra la via a un nuovo lungo periodo di egemonia turca sulla regione.

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