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L’Europa e l’energia Russa

agosto 31, 2016 • Mondo, z in evidenza

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Redazione –

Energia russa per l’Europa – Germania pigliatutto.

La politica dell’energia è uno dei cardini della geopolitica di ogni stato sin dall’invenzione del motore. Siamo distratti da altre questioni che ci paiono più urgenti e più gravi, senza renderci conto di quanto gli avvenimenti siano condizionati dalla competizione per l’energia, perché pare politicamente scorretto parlarne, come è scorretto parlare di soldi ai ricevimenti eleganti.
Oggi forniamo un riassunto dell’attuale status delle forniture di energia dalla Russia al resto d’Europa, da tener presente per capire come Europa del nord ed Europa del Sud abbiano interessi non del tutto convergenti nel gestire i rapporti con la Russia e perché la Russia consideri il Medio Oriente come area di interesse strategico.

I gasdotti fra Russia, Balcani e Turchia:

– Il Gas-West pipeline (in giallo sulla mappa), d’epoca sovietica, porta 16 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo in Romania, Bulgaria e Turchia, attraverso l’Ucraina. Costruito e gestito da un consorzio di aziende turche, bulgare e rumene, ha una portata insufficiente a soddisfare le richieste.

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– Il Blue Stream (in blu sulla mappa), costruito da Gazprom, dalla turca Botas e dall’ENI, porta 16 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente in Turchia, ma neppure questo basta a soddisfare le richieste, perciò da anni è in discussione fra Russia e Turchia il progetto

– Turkstream (linea tratteggiata nera), che dovrebbe avere una capacità di 63 miliardi di metri cubi l’anno e, passando sotto il mare, arrivare alla frontiera fra Grecia e Turchia. La Grecia ha detto sì, la Turchia ha fermato le trattative. I paesi della penisola Balcanica stanno discutendo la realizzazione di un progetto denominato

– East Ring (linea tratteggiata arancione), con una capacità di 20 miliardi di metri cubi l’anno, che possa pompare il gas in due direzioni (da nord verso sud o da sud verso nord) per distribuirlo fra Slovacchia, Bulgaria e Romania, sia che provenga dalla Turchia, sia che provenga dall’Ucraina. Già in funzione è il

– TANAP, Trans Anatolian Pipeline (in rosso sulla mappa), che porta 16 miliardi di metri cubi annui di gas non dalla Russia ma dall’Azerbaigian attraverso tutta la Turchia sino ai Balcani. Il consorzio è formato dalla azera Socar, la turca Botas e l’inglese BP.

– Il TAP, Trans Adriatic pipeline (linea marrone), è un progetto alla prima fase di realizzazione che vede coinvolte la BP, la turca Socar, la norvegese Statoil, la belga Fluxys, la spagnola Enagas, la svizzera AXPO nella costruzione di un gasdotto che dalla parte europea della Turchia dovrebbe portare il gas azero fino in Puglia. Potrebbe però portare anche gas che arrivi in Turchia da qualunque altra parte del Medio oriente o dell’Asia centrale.

I gasdotti fra Russia ed Europa Centrale:

Attualmente i gasdotti che portano il gas dalla Russia e dalla regione del Caspio in Europa sono:

– il Brotherhood (Fratellanza) pipeline system , d’epoca sovietica, che porta 134 miliardi di metri cubi all’anno di gas dalla Russia all’Ucraina, da dove viene inviato in vari paesi europei. La Russia non vuole più usarlo allo scadere del contratto, per i contrasti in corso con l’Ungheria. I partner del consorzio che possiede l’impianto sono Gazprom e UkrTransGaz. L’Ucraina guadagna commissioni di transito sul gas venduto a paesi terzi e tiene per sé il gas che le serve.

– Il Northern Lights and Yamal-Europe pipeline system , d’epoca sovietica, che porta 84 miliardi di metri cubi l’anno di gas dalla Russia fino alla Germania e all’Austria attraverso l’Ucraina e la Slovacchia, la Bielorussia e la Polonia. La polacca PGNiG e la bielorussa BelTransGaz fanno parte del consorzio che possiede l’impianto, insieme a Gazprom.

– Il Soyuz, d’epoca sovietica, che porta in Ucraina 26 miliardi di metri cubi di gas l’anno dai giacimenti del Kazakistan gestiti dai Russi. Dall’Ucraina il gas viene pompato verso altri paesi Europei. I partner del consorzio sono Gazprom e UkrTransGaz. Il contratto scade nel 2019 e alla scadenza la Russia non vorrebbe più usare l’impianto per motivi politici.

– Il Nordstream, che attualmente manda 55 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo in Germania e che i Russi vorrebbero raddoppiare costruendo Nord Stream II lungo lo stesso tracciato. Di qui il gas viene distribuito dalla Germania ai paesi vicini tramite

– il NEL , Nordeuropaische Erdgas Leitung, che porta 20 miliardi di metri cubi l’anno attraverso la Germania verso il Benelux e la Francia, costruito e gestito da un consorzio di aziende europee in cui predominano i Tedeschi, insieme a Gazprom.

Nella mappa a lato si vede invece in blu il percorso di OPAL, un connettore costruito dai Tedeschi per portare fino a 35 miliardi di metri cubi di gas dalla costa del mar Baltico verso sud, agli interconnettori con altri gasdotti europei.

I partner rinunciano al raddoppio di Nord Stream: Gazprom resta solo:

La Polonia ha vinto una battaglia importante contro il duopolio Russia-Germania nel campo dell’energia, ponendo condizioni tali da spingere i partner internazionali a uscire dal consorzio per il raddoppio del Nord Stream, o Nord Stream II. L’annuncio è stato dato il 12 agosto 2016. I Polacchi si sono battuti usando ogni cavillo delle norme europee anti-monopolio, fino a sfinire i membri del Consorzio. Subito Gazprom ha annunciato che proseguirà nell’impresa. Nord Stream II dovrebbe portare altri 55 miliardi di metri cubi annui di gas dalla Russia direttamente in Germania, tanti quanti ne porta oggi Nord Stream I. Il costo di costruzione è stimato attorno ai 10 miliardi di dollari.

Lo scopo di Nord Stream II è evitare il transito attraverso l’Ucraina del gas russo dal 2020 in poi, allo scadere dei contratti esistenti, senza ridurre le forniture all’Europa. Dalla Germania il gas fluirebbe all‘interconnettore di Baumgarten in Austria, da cui sarebbe pompato verso l’Europa centrale, l’Italia e i Balcani. Ora la Polonia riceve gas direttamente dalla Russia attraverso i gasdotti di epoca sovietica Brotherhood e Northern Lights-Yamal e lo riesporta verso altri paesi europei, guadagnando commissioni di transito. Il raddoppio di Nord Stream permetterebbe alla Russia di tagliare anche questo flusso, facendo dipendere la Polonia dalla Germania.

Gazprom è in difficoltà finanziarie, ma preferisce sospendere altri investimenti per concentrarsi sul Nord Stream II. La costruzione inizierà nel 2018. Prima di allora è ancora possibile che le priorità cambino e, anziché dare priorità al raddoppio di Nord Stream, Putin decida di dar priorità alla costruzione di Turk Stream. La politica dell’energia è una componente primaria della geopolitica di ogni paese, ma per la Russia è questione di sopravvivenza: il budget statale russo (cioè gli introiti dello stato) è composto per il 52% di utili e tasse sull’esportazione di energia, soltanto per il 48% da tutte le altre tasse e da tutte le altre attività economiche pubbliche, inclusa l’esportazione di armamenti, altra componente importante dell’economia russa.

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