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Il congresso di CasaPound a Chianciano

agosto 31, 2016 • Politica, z in evidenza

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di Matteo Cresti –

Da quando il comune di Chianciano Teme (Siena) ha reso pubblico che aveva concesso il permesso a CasaPound di celebrare lì il proprio raduno annuale, intorno al paese si è scatenato un putiferio. È lecito o meno concedere e permettere un raduno di un partito politico che dichiara di essere composto da “fascisti del terzo millennio”?
È opportuno tenerlo in una città che fa del turismo la sua vocazione primaria e che ha una storia di morti e caduti per la libertà e l’antifascismo?

Sul sito del comune sono piovuti annunci di cancellazioni di week end e soggiorni: alcuni non hanno alcuna intenzione di pernottare in un comune che permette simili manifestazioni, dall’altro lato il sindaco Andrea Marchetti, eletto con una lista civica, vicina al centro destra, che è riuscita a strappare la città alle sinistre dopo quasi 70 anni di governo, candidamente ammette “Riempiono gli alberghi.”
Con lui si schiera una buona parte della cittadinanza, ormai esasperata dalla crisi turistica che vede coinvolta la cittadina da decenni. Sono lontani infatti i tempi di Fellini e di Otto e Mezzo (che lì è stato girato), degli anni ’70 e ’80, quando si registravano anche un milione di presenze. Con il mutamento delle politiche termali, dei modelli lavorativi e dei flussi turistici, Chianciano sembra ormai essere una landa desolata di alberghi fatiscenti e decadenti.

Da anni ormai, pur di segnare qualche presenza, si è rivolta a ospitare congressi politici (Da Rifondazione Comunista all’UDC): perché dunque non anche CasaPound? Dopotutto, dice il sindaco, è un partito come gli altri e riempie gli alberghi.
Il primo assunto è che CasaPound sia un partito come gli altri. Ma lo è davvero?
Un gruppo di persone che si richiama e definisce fascista, che incita all’odio raziale, all’eversione antidemocratica non può essere un partito come gli altri. Il ventennio fascista ha lasciato un paese in ginocchio, un paese lacerato e diviso.
Repressione politica, soppressione della libertà civili fondamentali, leggi raziali, non sono espressione di una democrazia. Un partito che si richiama a questi principi come può essere considerato democratico? Ma in tanti dicono, la libertà di opinione e di parola? La democrazia dovrebbe lasciar parlare anche loro.

La democrazia non può permettersi il lusso di tollerare coloro che attentano alla sua sopravvivenza. Non può consentire il proprio suicidio. Permette la libertà di parola per coloro che si collocano al suo interno, non al suo esterno (che sia l’Isis, o ideologie politiche eversive e antidemocratiche).
L’altro assunto del Sindaco è che tutto ciò che riempie gli alberghi, che porta denaro è benvenuto. Beh allora perché non fare affari con la mafia? Porterebbe molto più denaro di una tre giorni di un gruppo di ragazzoni dalle teste rasate.
Erano i tempi del family day, e sul treno Italo c’era lo sconto per chi vi si fosse recato. Proteste a non finire. Gli amministratori risposero allo stesso modo, “è il mercato”. Ma al mondo non c’è solo il mercato, c’è anche il buon senso, il senso civico e l’etica.
Sponsorizzare una manifestazione contro i diritti civili, per l’oppressione di una minoranza, contro lo stato laico, era una scelta sbagliata, contro il buon senso e il senso civico. Concedere spazi pubblici ad un gruppo antidemocratico, solo per pochi spiccioli, è lo stesso. Senza considerare il fatto che si calpesta la storia di un paese e della sua gente.

Per giungere alla sede del comune di Chianciano, che si trova nel centro medievale del paese, si deve percorre la sua via principale, Via Casini. Antonio Casini era un uomo come tanti altri, un uomo della campagna che circonda tuttora Chianciano, figlio e fratello come tanti altri di contadini e mezzadri, che lottava per delle condizioni di lavoro e vita migliori.

Antonio Casini venne assassinato da un gruppo di fascisti il 16 ottobre 1921. Come recita un’epigrafe posta in cima alla via, poco prima del municipio “A Antonio Casini. Qui assassinato dalla più feroce barbarie fascista, la cui atrocità non ha analogia nella storia millenaria dei tempi”, forse il sindaco, che con la sua bicicletta percorre tutti i giorni quella via, non ha mai notato la lapide, non si è mai chiesto chi fosse questo A. Casini, forse non so quale alto prezzo di sangue hanno pagato le terre della Val di Chiana e della Val d’Orcia. L’ANPI giustamente è intervenuta per ricordarlo. Per ricordare quanti partigiani sono morti, quanti civili sono stati uccisi o vessati dal fascismo.

Il sindaco non ha avuto nemmeno rispetto per la storia politica della cittadina che governa. Un paese governato sempre da partiti di sinistra, e che ora si troverà ad ospitare un manipolo di squadristi. E solo per riempire gli alberghi.
Che non si farebbe per i soldi?

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