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La Torino che muore, chiude uno dei caffè storici della città

agosto 8, 2016 • Torino Intorno, Uncategorized, z in evidenza

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di Giulia Dalla Verde –

Torino dice addio a un altro pezzo della sua storia. Dopo la completa metamorfosi di via Roma, ormai irriconoscibile tra le altre vie di tutte le città del mondo in cui si susseguono le imperanti e sempre identiche catene multinazionali di abbigliamento, adesso tocca a piazza San Carlo, il “salotto di Torino” tanto caro ad autoctoni e forestieri.

“Al Neuv Caval ‘d Brôns”
deve il suo nome al monumento dedicato a Emanuele Filiberto, ritratto a cavallo nell’atto di riporre la spada nella guaina dopo la vittoria contro l’esercito francese nella battaglia di San Quintino.
Costruita nel 1838 da Carlo Marocchetti, la statua si trova al centro della piazza ed è chiamata in dialetto dai torinesi, appunto, Caval ‘d Brôns. Aperto nel 1948 come birreria, nel 1954 cambiò definitivamente la propria natura in caffetteria: da allora il Cavallo di Bronzo è uno dei locali più conosciuti di Torino.

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Merita la visita non tanto l’assaggio di pasticcini e prelibatezze varie, ma anche solo per respirare l’atmosfera di quello che fu uno dei simboli della dolce vita torinese. Non c’è occasione per cui non valga la pena ricordare Frank Sinatra, Ingrid Bergman, Ava Gardner e Totò seduti a quegli stessi tavolini.

Trovarsi su tutte le guide turistiche locali, tuttavia, non è sufficiente: il Cavallo di Bronzo, come tutti, deve anche pagare l’affitto. La quota mensile fino al 2014 era di 12.500 euro, raddoppiata nel 2015 dopo la scadenza del vecchio contratto durato dodici anni.
I gestori del locale hanno subito dichiarato di non riuscire a sostenere il nuovo canone, cercando un accordo con la Laro spa, proprietaria dal 2012 di Palazzo Villa, sede del caffè al pian terreno.
L’azienda, che si occupa di locazione immobiliare, l’ha comprato per 28 milioni di euro, ricavandoci sedici appartamenti esclusivi in quello che in genere era sempre stato uno spazio riservato a uffici e sedi di fondazioni.

Già nel 2014 il Caval ‘d Brôns aveva dovuto rinunciare ai laboratori di pasticceria (chiedendo al vicino Fiorio ospitalità momentanea), perché occupati dai lavori di ristrutturazione della Laro. Per il danno ottenuto dalla privazione di questi locali, i titolari hanno tentato una causa, senza ottenere successo. La storia che segue è un triste copione che si ripete: i gestori hanno chiesto aiuto al Comune, c’è stato un giro di interviste sui quotidiani, qualche interpellanza sul caro-affitti, promesse non mantenute di assessori e consiglieri. E arriviamo così alla notizia di questi giorni che annuncia la chiusura del locale.

Via Lagrange, via Carlo Alberto, piazza Carlo Felice: il centro di Torino era un dedalo di botteghe di piccolo commercio e artigianato, che stanno a poco a poco chiudendo tutte i battenti. Una trasformazione che non lascia indifferenti i torinesi, che hanno più volte presentato delle petizioni al Comune per incentivare una discussione sul problema del caro-affitti e della speculazione immobiliare.

Una delle recenti vicende che più ha amareggiato la città, è stata la chiusura della libreria Dante Alighieri, meglio nota ai torinesi come libreria Fogola, dal cognome dei fratelli che l’hanno gestita fino al 2014.
Un luogo con un’avvincente storia di imprenditoria e coraggio, dato che deve la sua nascita alla caparbietà con cui Battista Fogola, venditore ambulante di libri, riuscì nel 1911 a trasformare un piccolo chiosco in una fiorente attività.

Fogola non ha solo dato da leggere a tutti i torinesi, ma ha anche ospitato incontri, dibattiti, presentazioni con noti ospiti. I titolari, prima di arrendersi, avevano provato in vari modi a sensibilizzare il mondo politico, suggerendo anche l’approvazione di una legge simile a quella che la Francia ha adottato per difendere le librerie tradizionali.

Ribattezzata immediatamente “legge anti-Amazon”, non offre certo una soluzione al problema, ma un piccolo sostegno contro quella che viene definita una concorrenza sleale: in Francia, l’azienda statunitense non può più applicare sia lo sconto del libro (massimo 5%) che la spedizione gratuita, ma solo uno dei due.
Nonostante l’appoggio della cittadinanza, anche Fogola ha abbassato definitamente le sue serrande, una scena che vediamo ripetersi sotto quasi tutti i portici della piazza. Ma il centro di Torino ormai offre storie del genere a ogni suo angolo: la chiusura del Caval ‘d Brôns è l’ultima di un lungo elenco che non sembra interrompersi. La notizia ha scosso i torinesi, che hanno subito condiviso i loro ricordi ambientati tra le sontuose pareti del locale.
Nello sconforto, però, qualcuno osa ancora rimanere ottimista: «è una bufala, ha solo chiuso per ferie».

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