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Georgia, valle dell’Isis

agosto 7, 2016 • Medio Oriente, Uncategorized, z in evidenza

 

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Redazione

In Georgia l’80% della popolazione è cristiano-ortodossa, ma nella Gola di Pankisi, tra le montagne del Caucaso (mappa), vivono 8000 musulmani sunniti, appartenenti al gruppo etnico Kist. Fino gli inizi degli anni ’90, la regione è stata un esempio di convivenza pacifica tra le religioni, ma le cose sono cambiate quando i separatisti ceceni hanno dichiarato l’indipendenza.

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I Kist hanno legami culturali molto forti con i gruppi ceceni e ingusci al di là del confine georgiano e allo scoppiare della guerra cecena molti combattenti e rifugiati ceceni giunsero in Georgia, confluirono nelle comunità musulmane della Gola di Pankisi e compirono raid in Cecenia e in altre repubbliche del Caucaso appartenenti alla Federazione Russa. A causa di questo afflusso di musulmani, i cristiani ortodossi iniziarono ad abbandonare le loro case per spostarsi in altre zone del paese.

Con l’arrivo dei Ceceni l’area di Pankisi conobbe una forma d’islam che fino a quel momento le era sconosciuta: il wahabismo.
Negli ultimi anni la zona è divenuta per lo Stato Islamico un fertile campo di reclutamento per il jihad in Siria e Iraq.

Abu Omar al Shishani (foto), uno dei principali leader militari dello Stato Islamico, ucciso qualche settimana fa, proveniva proprio da questa regione. Nato nel paesino di Birkiani, aveva combattuto come ribelle in Cecenia e contro la Russia nella guerra russo-georgiana del 2008, per poi radicalizzarsi, entrare a far parte dello Stato Islamico e scalarne le gerarchie fino a divenire uno dei consiglieri militari più importanti di Abu Bakr al Baghdadi.

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Al Shishani non sarà certo l’ultimo combattente proveniente dalla Gola di Pankisi a morire tra le fila dello Stato Islamico, perché sono molti i giovani partiti da quest’area della Georgia per andare a far la guerra in Siria o in Iraq.
Guardando all’economia della regione, la loro scelta non sembra dettata solo dall’aspirazione alla gloria e dal fanatismo religioso, ma anche dalle scarse alternative: internet è l’unico mezzo che offra ai giovani la possibilità di contatto con il mondo esterno e, spesso, è anche la porta d’accesso al jihad transnazionale.

Gli abitanti del luogo sostengono che lo Stato Islamico non si limiti a reclutare giovani su internet, ma che mandi anche fisicamente nella regione persone incaricate di reclutarli. Il governo nega e minimizza il numero di Ceceni e di Kist che si sono uniti all’autoproclamato califfato, che stima intorno alle 50 persone. Ma la gente del posto assicura siano almeno 200 i giovani scomparsi per andare a combattere in conflitti lontani dalla loro isolata valle.

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