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Attenti a quei due

agosto 4, 2016 • Politica, z in evidenza

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di Luigi Coppola

Ristrutturata la Sardegna amministrativa, arriva il patto Renzi.
Attenti a quei due: il titolo potrebbe evocare un processo di atti e norme che in pochi mesi hanno rivoltato la struttura amministrativa dell’isola giungendo con un sincronismo non casuale all’epilogo consumatosi il 29 luglio. La visita pomeridiana a Sassari del presidente del consiglio Matteo Renzi che insieme al governatore RAS Francesco Pigliaru, ha siglato il nuovo “Patto per la Sardegna”. L’intesa ha sancito una blindatura, almeno mediatica, con i maggiorenti del centro sinistra sardo. (http://caratteriliberi.eu/2014/02/18/politica/la-sardegna-volta-pagina-vince-pigliaru).

I due titolari dei maggiori vertici istituzionali (nazionale e regionale), governano praticamente dallo stesso giorno della loro investitura (nel caso sardo avvenuta con lo scrutinio elettorale  con obiettivi diversi seppur convergenti in talune decisive occasioni.
Grande risalto ha dato la stampa locale all’incontro con il Premier, atteso già sull’isola da un paio di mesi. L’infelice esito elettorale alle scorse elezioni amministrative aveva rinviato la trasferta sassarese. Condivisa con il blitz mattutino a Taranto, un altro patto (per la Puglia) ben più controverso e «animato» da una dura contestazione locale.
Le cronache sassaresi raccontano del giovane Premier colpito dal puntuale dossier sardo. Compilato e consegnatogli pro mani dal collega più anziano e dotto, prof. Francesco Pigliaru, un anno prima, sempre in una fugace apparizione del globetrotter Matteo, questa volta al taglio del nastro inaugurale con tanto di lancio elettorale, ancora amministrativo, al promesso polo sanitario, il Mater di Olbia (presunta “eccellenza” con i fondi del Qatar) sul finire del maggio 2015.
Oltre la lista della spesa, enfatizzata dalla stessa propaganda locale (stampa e affini) al seguito della delegazione romana, stimata in oltre due miliardi di euro, per interventi strutturali (ne mancherebbe almeno uno nell’eterno conto sardo delle aspettative isolane), colpisce la sigla del patto Sardegna, coincidente con gli ultimi provvedimenti licenziati dal consiglio regionale.
Nella serata del 26 luglio è convertito in legge l’istituzione della Asl unica della Sardegna (Ats) con sede a Sassari. Il voto a scrutinio segreto è una lotta serrata nel lacerato centro sinistra sardo. Il compattamento territoriale e trasversale del nord Sardegna (che incassa anche l’inusuale voto del presidente del consiglio, Gianfranco Ganau, già sindaco di Sassari), va a parziale risarcimento dell’unica «città metropolitana» riconosciuta a Cagliari nella recentissima riforma costituzionale con la soppressione delle Province. Nel blitz in aula anche Nuoro incassa la sede del rinnovato servizio del 118.
Ancora nello stesso giorno dell’arrivo di Renzi, il 29 luglio alle nove del mattino nella sala giunta di Palazzo Ducale a Sassari, alla presenza degli otto sindaci dell’area vasta, nasce la la «Rete metropolitana» – “Oggi abbiamo compiuto un atto di fondamentale importanza strategica per il territorio del Nord Sardegna – ha detto il sindaco di Sassari Nicola Sanna – La denominazione di Rete metropolitana prevista dalla legge regionale non è per noi un limite nel pretendere di essere considerati alla stessa stregua dell’altra realtà urbana, complessa, come quella di Cagliari.”
«La Regione – ha proseguito – dovrà immediatamente dare attuazione al dettato legislativo per equiparare la nostra Rete alla Città metropolitana, così che gli interventi previsti per questa siano corrisposti anche alla Rete. »
Una serie di provvedimenti che nelle comuni intenzioni dovrebbero radicalmente cambiare in meglio la vita dei Sardi. Concedendo loro pari opportunità nei servizi primari: una sanità che garantisca standard adeguati e azzeri insostenibili code di attesa per i più banali esami diagnostici. Una rete di trasporto interno che si avvicini a quella di un territorio moderno.

Un collegamento con l’esterno (aereo e marittimo) che consenta una seria e dovuta continuità territoriale. Una cultura nuova nei rapporti di lavoro che si affranchino dai troppi legami atavici di sudditanza padronale. Una serie di idiomi culturali espressi in tante occasioni e già celebrati nell’incontro ravvicinato dei due Presidenti nati entrambi con il loro mandato nel febbraio 2014.
La percezione dei Sardi in questa estate a dir poco paradossale volge in ben altra direzione.
Il legittimo sospetto o il ragionevole dubbio di una ennesima operazione politica “di palazzo”, avanzata da rappresentanti di interessi diversi e lontani dal “bene comune” con l’orizzonte (ancora non ben definito, forse vicino) di un nuovo Senato di cooptati, è difficilmente rimovibile.

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