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Mensa scolastica, la battaglia del panino

luglio 31, 2016 • Torino Intorno, z in evidenza

Boy Eating Huge Sandwich --- Image by © Dean Muz/Design Pics/Corbis

di Giulia Dalla Verde

Poveri torinesi: a dispetto del rigore sabaudo, è la seconda volta in pochi mesi che l’attenzione di tutti si dirige verso ciò che hanno nel piatto. Dopo lo scandalo della “Torino Vegan City”, sfacciato complotto della giunta pentastellata per bandire vitello tonnato e bagna caòda, adesso la sindaca deve fare i conti con la “battaglia per la libertà di panino”.
Una battaglia di nome e di fatto, portata avanti da ben 583 famiglie torinesi che per più di due anni hanno lottato per vedersi riconoscere il diritto di preparare il pranzo al sacco ai loro figli.

A riaccendere proprio adesso la vicenda è stata la sentenza della Corte d’Appello di Torino, che ha riconosciuto a giugno 2016 la validità della richiesta di 58 famiglie che non si erano arrese all’ennesima bocciatura.
La sentenza ha gettato nel panico i dirigenti scolastici che si sono subito rivolti a Comune, Regione e ASL per chiarire la vicenda. Così Fabrizio Manca, direttore regionale del MIUR, ha reso noto con una circolare pochi giorni fa che la libertà di panino varrà solo per le famiglie che hanno effettivamente vinto il ricorso in tribunale. Non basterà quindi presentarsi a scuola con sentenza in mano e baracchino: chi non direttamente coinvolto nella querelle giudiziaria si dovrà accontentare della mensa.

Una delusione che non ha sconfitto il comitato riunito intorno all’avvocato Giorgio Vecchione, che si è subito mobilitato per mettere a disposizione di tutti gli interessati moduli e informazioni per ottenere il medesimo diritto.
Il ragionamento portato avanti dal gruppo di genitori, organizzato con tanto di pagina Facebook e petizione online, punta soprattutto sulla mancanza di una normativa che vieti direttamente il consumo di cibo esterno all’edificio scolastico, come di fatto avviene ogni giorno con la “merenda di metà mattina”.
A loro favore invocano invece l’articolo 32 della Costituzione e si scagliano contro la proposta di separare eventualmente in locali diversi i frequentatori della mensa e i consumatori di panierino: «già oggi chi sceglie menù alternativo, vuoi per allergie, vuoi per scelte religiose, vuoi per scelte alimentari, siede accanto a chi mangia menù standard», rispondono a chi ritiene che consumare il medesimo pasto sia un importante mezzo di aggregazione. Anzi, cibi differenti aiuterebbero l’integrazione e la socializzazione tra i bambini, evitando inoltre l’uscita da scuola per la pausa pranzo, una scelta non sempre sostenibile dai genitori impegnati al lavoro.
Ma la motivazione che più sembra pesare nell’appello dei genitori è quella relativa al costo della mensa, in aumento negli ultimi anni e quindi sempre più gravoso sul bilancio familiare.
I problemi organizzativi però rimangono nella loro concretezza: come gestire i pasti indipendenti?

Secondo l’ASL la responsabilità è dei genitori finché il panino non varca la porta della scuola, dopodiché a tutelarne la conservazione deve essere l’istituto. Ciò significa «la messa a disposizione di frigoriferi e scaldavivande, oltre che delle idonee garanzie igieniche e comportamentali da parte del personale». I dirigenti scolastici reclamano a gran voce linee guida e chiarimenti, di fronte a tutta una serie di problemi che potrebbero sorgere: «non abbiamo la possibilità di conservare il cibo, senza contare che i bambini potrebbero stare male mangiando il pasto portato da casa o peggio ancora potrebbero offrirlo ai compagni, che potrebbero star male a loro volta o essere allergici». Secondo Vecchione, basterebbe che il pranzo al sacco rimanesse sotto la responsabilità di chi l’ha prodotto, cioè i genitori, tenuti a fornire i contenitori più adatti alla sua conservazione.

Di fronte a richieste sempre più pressanti, la sindaca Appendino ha deciso di incontrare Vecchione, affrontando con riconosciuta disponibilità i problemi presentati dal gruppo di genitori, ma opponendo comunque il no del Comune al libero panino.
Appendino ha ammesso la necessità di riformare il sistema delle mense scolastiche, proponendo come soluzione un bando di gara per individuare un nuovo gestore.
Il gruppo del CaroMensa ha ringraziato la sindaca, mettendola però in guardia sul numero di ricorsi che verranno raccolti in questi giorni e sulla tenacia dei genitori che manderanno comunque i figli a scuola con il pranzo al sacco, traducendo il rientro dalle vacanze in un caos. La sindaca in risposta ha cercato di tranquillizzare gli animi dopo queste ultime faticose settimane di polemiche alimentari, scrivendo ecumenicamente sulla sua pagina Facebook: «ognuno è libero di mangiare ciò che preferisce e lo sarà sempre, almeno fin quando sarò la sindaca di questa città». E quindi, dopo la sfida tra “domenica veg” e “sabato della carne”, panino libero sì o no?

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