MENU

Ma che golpe abbiamo noi? La democrazia tra forma e sostanza

luglio 25, 2016 • z editoriale, z in evidenza

RiCostituente-860x450_c

 

di Giorgio Salerno –

“Il combinato disposto della proposta di modifica costituzionale, e di una legge elettorale pensata per un sistema bipolare in un sistema tripolare, consente a una minoranza anche modesta di prendersi tutto, dalla Camera al Quirinale. È un pericolo che l’Italia non può correre……Spero di non essere costretto a votare no. La riforma ha molti aspetti positivi. Ma se l’Italicum non cambia, esprimerò la mia contrarietà. Per questo mi auguro che intervenga la Consulta. O che lo cambi prima Renzi». (Carlo De Benedetti, intervista al Corriere della Sera del 9.07.2016)

“Credo che Renzi sia abbastanza abile – è un politico molto abile – da non permettere che si arrivi a un referendum che lui rischia di perdere. Immagino che modificherà il piano che sottopone al voto dei cittadini, in modo da raccogliere abbastanza sostegno da farlo passare. E questo sarebbe positivo perché il piano attuale ha delle serie carenze e ora Renzi ha un’occasione per modificarlo». (George Soros, intervista al Corriere della sera del 20.07.2016)


” Oggi bisogna essere sinceri e dire che rispetto a quando l’Italicum è stato concepito sono cambiati i tempi. Il tripolarismo, a mio modo di vedere, è oggi una nuova caratterizzazione del nostro sistema politico, e nella frammentazione che è venuta crescendo  tutti e tre i poli possono essere competitivi e ambire a raggiungere la guida del governo. Una revisione del sistema elettorale credo sia da considerare” (Giorgio Napolitano, intervista a Il Foglio del 21.07.2016)

 “Con il tripolarismo..…il ballottaggio è contro producente” ha chiosato l’ineffabile Violante in pieno accordo con il Presidente emerito Napolitano (controproducente per chi? Si fanno le leggi elettorali per favorire qualcuno e sfavorire altri?)

 

Se autorevolissimi esponenti del mondo finanziario nazionale ed internazionale, e del mondo politico, solo per citarne qualcuno, hanno ritenuto opportuno palesare le loro preoccupazioni e lanciare un appello a chi di dovere, vuol dire che considerano la situazione italiana molto seria e pericolosa. Dal loro punto di vista, ovviamente.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo dichiarazioni della minoranza dem, dei centristi di Alfano, di giornalisti e commentatori politici. Come mai tante prese di posizione a favore di un cambiamento della legge elettorale? Come mai questa folgorazione, questo rovesciamento di posizione a 360 gradi? Facce di bronzo certamente.
Questi pronunciamenti sono, a dir poco, stupefacenti provenendo da chi, in primis il Presidente emerito, più si è battuto per far passare e l’Italicum e la riforma del Senato. Ricordiamo che il primo è stato votato da Camera e Senato ed è già legge dello Stato dal 1° luglio, la seconda è sottoposta a referendum che si terrà nei prossimi mesi (doveva svolgersi in ottobre, ora cercano di rimandare, di guadagnar tempo visti i sondaggi sfavorevoli al SI). Quando le stesse critiche venivano avanzate da avversari politici di Renzi esse venivano irrise e negate, considerate espressioni di gufi, professoroni, conservatori e quanto di peggio si potesse dire per sbeffeggiare gli avversari.

Ma cosa è successo di tanto eclatante da far cambiare idea e consigliare Renzi di cambiare strategia? Maria Teresa Meli, definita da Travaglio badante ed infermiera di Renzi, ci ha spiegato che il premier ha scelto una strategia defilata da ‘sommergibile’ (sic), rimangiandosi spudoratamente quanto sinora detto che cioè la legge elettorale non si cambiava e che il voto sulla riforma costituzionale era innanzitutto un voto sulla sua persona e sul suo governo. Di conseguenza una vittoria del NO avrebbe comportato il suo ritiro dalla scena politica. Oggi invece nega questa sovrapposizione tra voto sulla ‘riforma’ e voto sulla sua persona.

La doccia fredda è sicuramente avvenuta con le amministrative e con la vittoria della Raggi a Roma e soprattutto dell’Appendino a Torino che, grazie al meccanismo del ballottaggio, identico con l’Italicum per le elezioni politiche, consegnerebbe il Paese ai 5 Stelle dove al ballottaggio convergerebbero sui grillini anche i voti del candidato escluso. Ma anche altri avvenimenti di prima grandezza come il voto inglese hanno influito su questo mutamento di analisi.

L’esito del voto inglese sull’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea, la cosiddetta Brexit, ha fatto levare alti lai sullo stato della democrazia in occidente. La scelta dell’elettorato ha sovvertito i pronostici e le speranze delle classi dirigenti europee negando la permanenza del Paese nella Comunità europea. Abbiamo letto analisi francamente ‘razziste’ sul voto, scelta non consapevole delle ‘periferie’ in opposizione a quello informato e consapevole dei centri urbani, dei vecchi contro i giovani (ancora una volta), dei meno istruiti sui possessori di titoli di studio medio alti e cosi’ via sproloquiando.

Verrebbe da chiedere a questi maestri di democrazia, i Panebianco, i Pigi Battista, i Michele Serra, solo per ricordare alcune grandi firme della stampa italiana, dove va a finire il pilastro di ogni democrazia, la sovranità popolare? Paolo Mieli, con cui spesso non siamo d’accordo, ha ben sintetizzato la questione cogliendo una certa animosità contro il suffragio universale “o meglio contro il popolo tout court da parte di una èlite che lo rispetta, il popolo, quando fa la cosa giusta , ne prende commiato quando fa quella sbagliata” (Corsera 19.07.2016).
Ed allora lorsignori, quando il popolo fa una scelta sgradita, preferirebbero forse una soluzione all’algerina o all’egiziana? Ricordate cio’ che accadde in Algeria nel 1992 dopo la vittoria elettorale del FIS (Fronte Islamico di Salvezza) e cio’ che è accaduto in Egitto nel 2013 dopo la vittoria dei Fratelli musulmani ? L’ establishment di questi due paesi annullo’ l’esito del voto con due soluzioni militari. E si è visto cio’ che è accaduto in termini di guerra civile e di repressione senza limiti.
In Italia il prepotente affacciarsi del Movimento 5 Stelle alla guida della capitale d’Italia e ad una ex capitale come Torino, ha innescato riflessioni analoghe sulla pericolosità del ‘populismo’, della presenza sempre più marcata di forze anti-sistema e della trasformazione ormai assodata del panorama politico passato da bipolare a tripolare (e noi speriamo anche quadri polare). Altre preoccupazioni come la temuta vittoria, poi non verificatasi, di Podemos in Spagna o di Marie Le Pen in Francia, hanno messo in moto una riflessione singolare sulla natura e le sorti della democrazia.

E’ almeno dagli anni ’80 che con Bettino Craxi inizia la propaganda sulla governabilità, su modifiche costituzionali che dovrebbero dare maggior potere all’esecutivo onde assicurare una piena stabilità ai governi. Governabilità e stabilità saranno il mantra degli anni a venire. Con Berlusconi la questione si arricchi’ di nuove figure lessicali come la teoria dei ‘lacci e lacciuoli’ da cui ci si doveva liberare per dare slancio e libertà all’imprenditoria, far dispiegare le magiche virtu’ del libero mercato. In più Berlusconi, anticipando inconsapevolmente cio’ che dirà anni dopo con linguaggio meno rozzo ma ancor più dettagliato, la banca d’affari J.P.Morgan, definì la nostra Costituzione ‘comunista’ o addirittura ‘sovietica’. Infine arrivo’ Matteo Renzi e conosciamo bene la forza distruttiva della sua riforma costituzionale.
Insomma il nemico è alle porte, forze anti-sistema accerchiano la cittadella della democrazia, bisogna fare in modo che non accedano alle stanze dei bottoni.Il giornalista Alberto Ronchey, scomparso nel 2010, già Ministro per i Beni e le Attività Culturali nei governi Amato e Ciampi, ideo’ la teoria del fattore K intendendo che il PCI, il partito comunista italiano, non potesse e non dovesse andare al governo perché forza anti-sistema, legato ad una potenza straniera, l’Unione SovietiKa. Probabilmente l’attuale Ministro per i Beni e le attività Culturali, il soave Franceschini, si deve essere ispirato al suo illustre predecessore proponendo una union sacrèe dei partiti sistemici, di sistema, contro i partiti anti-sistema. Insomma un modo per legittimare maggiormente le politiche delle larghe intese, il PD che si allea con parte del centro destra per tagliar fuori le ali, la Lega e i 5 stelle. Dal fattore K al fattore M…

Questa insana preoccupazione ad impedire il cambiamento, a considerare chi non si identifica in questo sistema come un nemico su cui rovesciare i peggiori insulti (dal loro punto di vista) come populismo, moralismo, giustizialismo, rivela da dove venga veramente il pericolo di una involuzione democratica del nostro Paese.

Vorremmo ricordare a questi nostalgici delle Democrazie Popolari che anche nei Paesi comunisti, nei paesi del ‘socialismo reale’, si votava regolarmente ed esistevano più partiti ma, qualunque fosse il risultato delle consultazioni elettorali, nulla cambiava nella gestione del potere. La democrazia ridotta a facciata, a pura forma che mascherava un sistema autoritario ed inamovibile.
No, non ci piace questo sistema dove pochi hanno troppo e troppi hanno troppo poco, dove gli interessi del grande capitale finanziario europeo e mondiale influenzano pesantemente le politiche di ogni singolo Stato (noi italiani sappiamo bene cosa significhi ‘stare in Europa’) e dove ci viene ripetuto ossessivamente che ‘i mercati votano ogni giorno’ (e noi cittadini invece solo ogni 5 anni?).

Anti-sistema quindi? Certtamente voteremo NO al referendum costituzionale e ci impegneremo per una nuova legge elettorale proporzionale dove la rappresentanza sia garantita e la democrazia trovi fondamento nei principi inalienabili della Costituzione del 1947, una delle Costituzioni più giovani tra le democrazie che conosciamo.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »