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Una proposta di legge contro le terapie riparative

luglio 24, 2016 • Sui Generis, z in evidenza

Conversione-gay
di Matteo Cresti –

È stata presentato in Senato dall’on. Sergio Lo Giudice un testo di legge che proibisce le cosiddette “terapie riparative”. Il testo che è stato scritto anche grazie alla collaborazione di esperti come lo psichiatra Vittorio Lingiardi, prevede fino a due anni di carcere per i medici, educatori ed operatori che sottopongano un minore a pratiche presunte riparative.

Le terapie riparative sono delle pratiche che dovrebbero “convertire” l’orientamento sessuale della persona, verso un presunto standard “eterosessuale”. I loro sostenitori hanno un ben dire che non considerano l’omosessualità come una malattia o un comportamento negativo (come fa uno dei maggiori esponenti di queste “cure”, Joseph Nicolosi), tuttavia se le parole hanno un significato e non si usano a caso, “terapia riparativa” significa l’esatto contrario. Le “terapie” sono procedure volte a riportare una persona da uno stato patologico ad uno stato di salute e di guarigione. Se queste terapie devono “riparare” vuol dire che c’è qualcosa che non funziona.

L’assunto di queste pratiche è che l’orientamento sessuale si possa cambiare, e che quello omosessuale non sia “normale”, “accettabile”, o ancora sia “malato” o “deviato”. Al di là del fatto se l’orientamento sessuale abbia cause biologiche o meno, queste presunte “terapie” non hanno alcuna efficacia, come è stato dimostrato da numerosi report di persone che le hanno intraprese e da altrettanti studi scientifici.

E come testimonia la letteratura scientifica queste “terapie” non sono solo inutili, ma anche dannose. In genere vi si approda già in preda a terribili sentimenti di odio e di disgusto verso se stessi e quello che si è. Con torture psicologiche, metodi del tipo “carota e bastone” (così almeno riportano i racconti di chi vi si è sottoposto), rapporti sessuali obbligati con persone dell’altro sesso, e simili, si cerca di fare “il lavaggio del cervello” e di modificare qualcosa che non è modificabile.
I risultati come prevedibile non ci sono, ed ecco che invece di un’improbabile conversione, si ha un vertiginoso aumento di depressione. Si arriva a credere che la mancata riuscita del percorso di “guarigione” sia dovuta alla mancanza di applicazione e di volontà. Questo è ancora più grave se praticato su minori. Su persone che devono anche subire la pressione di genitori che non li accettano per quello che sono.

Un tentativo meritevole, questa legge, che cerca di proteggere proprio la parte più debole della vicenda. Ma già qualcuno ha incominciato a strepitare. Già movimenti reazionari, religiosi, e conservatori hanno incominciato a lamentarsi che così si toglie la libertà di parola e di credo. Qualcuno dice che così si vuole mettere in carcere coloro che “vogliono curare i bambini a non diventare gay”, e che si vuole “crescere una generazione di invertiti, dove non esiste più la morale e il pudore”, e così via discorrendo, riportando falsità circa la possibilità di “guarire dall’omosessualità”.

Sul mondo si possono avere tutte le opinioni che si vuole, si può persino credere che la Luna sia fatta di formaggio. Ma queste restano quello che sono opinioni. La scienza, senza volerla elevare ad una religione perché non lo è, ci dice qualcosa di più sul mondo. Ci offre tesi fondate su dati sperimentali, vagliate da metodi riconosciuti e da comunità critiche, queste tesi devono essere coerenti tra loro e con i dati.
La scienza è il meccanismo più affidabile per capire come è fatto il mondo. Non è stato un atto arbitrario (o massonico come vogliono farci credere) stabilire che l’omosessualità non sia una malattia. Essa non lo è perché non ha le caratteristiche tipiche delle malattie. Non crea disagio (se non per via della società), non crea disfunzioni, né problemi di salute. Può essere considerata qualcosa di “cattivo” solo all’interno di una visione del mondo religiosa, dove la sessualità è finalizzata solo alla procreazione. Ma la religione non è scienza. Può dire cosa è peccato, ma non cosa è malato. L’omosessualità non può dunque essere considerata una malattia.
E se la scienza ci dice che l’orientamento sessuale non è modificabile, allora pretendere di modificarlo proponendo fantomatiche “terapie” è frutto di malafede o mancanza di intelligenza.

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One Response to Una proposta di legge contro le terapie riparative

  1. Maria Greco ha detto:

    Gentile Matteo Cresti,
    c’è qualcosa che Forse varrebbe la pena di chiarire e che sembra essere dato per assodato nella proposta di legge e, di conseguenza, nell’articolo: l’omosessualità è di origine biologica o è un orientamento di origine culturale-comportamentale?
    Le cosiddette terapie riparative, evidentemente, avrebbero un senso (ma spesso non un effetto perchè inevitabilmente tardive) solo se l’origine non fosse biologica, diversamente il risultato sarebbe quello di creare un uomo o una donna frastornati, infelici, in continua lotta con una parte di sè. Ma il problema resta: il “non crea disagio (se non per via della società)” è una frase per nulla rassicurante. È un vero e proprio enorme disagio, io ritengo, il doversi giustificare, il dover chiarire, il dover osservare attentamente le reazioni dell’altro, il doversi, talvolta, persino sposare e vivere una doppia vita, come ladri. La risposta, dicono, è la teoria gender: già, educhiamo i bambini nelle scuole. Ottimi i proclami, cone sempre, pessimi gli strumenti e le risorse. E la domanda sorge spontanea: chi spiegherà la sessualità a mio figlio di sei anni? Una confusione imbarazzata è la risposta. Dunque da madre dico: “no grazie”. Forse piuttosto che portare la teoria gender nelle scuole e mettere i nostri figli nelle mani di – purtroppo – spesso incompetenti improvvisati psicologi, dovremmo educare i genitori, dunque la società. Qualche esperto incompetente qua e là non dovrebbe fare più danno del danno che già c’è. (Perdona: ho forse divagato… la sintesi è che l’articolo mi è piaciuto. Bisogna parlarne)

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