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Appendino tra vegan, Wi-Fi e critiche

luglio 23, 2016 • Torino Intorno, Uncategorized, z in evidenza

Newly elected mayor of Turin, M5S's Chiara Appendino, during her press conference in Turin, June 20, 2016.  ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

di Giulia Dalla Verde

A poco più di un mese dalla sua elezione, la sindaca di Torino torna a far parlare di sé: dopo la declinazione al plurale dell’assessorato alla famiglia, ora denominato “alle famiglie”, il tema all’ordine del giorno è l’alimentazione. In linea con gli argomenti più in voga dell’estate, la dieta della discordia non è quella dimagrante, bensì quella vegana.

Chiara Appendino ha ufficialmente presentato il suo programma al Consiglio comunale, un dossier di 62 pagine frutto di un intenso ritiro spirituale a Coazze con tutta la sua squadra. E se per qualcuno è troppo scarno e per altri troppo denso, ad attirare la massima attenzione non sono stati però i grandi temi, dalla mobilità (più ZTL per tutti) all’urbanistica (il dolente Parco della Salute), ma i contenuti del capitolo «L’ambiente, i fondi europei e la tutela degli animali».
Tra le azioni a breve periodo, infatti, la nuova giunta ha inserito «la promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio nazionale, come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali attraverso interventi di sensibilizzazione sul territorio».
Una proposta che non è certo passata inosservata e che ha scatenato una serie di critiche (e non poca ironia), tanto che l’assessora all’ambiente, Stefania Giannuzzi, è dovuta intervenire per tranquillizzare i torinesi.

Nessun addio al vitello tonnato, ciò che interessa alla nuova giunta, ha spiegato Giannuzzi, è una maggiore sensibilizzazione sul territorio per salvaguardare animali umani e non, sostenendo «una cultura del rispetto che li riconosca tutti come soggetti di diritti».
Che cosa questa proposizione significhi concretamente e come attuarla, rimane un’idea non troppo specificata: Giannuzzi ha in mente un Veg Festival e una serie di “domeniche vegetariane”, sul modello di quelle ecologiche, che invitino i cittadini a non consumare carne almeno durante quella giornata.
Pronta è stata la risposta dell’Associazione Macellai, che sul piede di guerra ha lanciato “il sabato della carne”, dedicato a spiedini e cotolette in vista della purificante domenica veg.
Ironia a parte, sono già 455 le macellerie che si sono dette pronte a dare battaglia contro quella che percepiscono come una vera e propria discriminazione, spingendo l’assessore al bilancio, Alberto Sacco, a mettere le mani avanti: «vogliamo rassicurare tutte le categorie che non ci saranno conseguenze per nessuno», ha detto provando a esorcizzare la paura di un calo delle vendite.

Più enigmatica rimane invece la proposta volta a «limitare i danni ai volatili dovuti alle collisioni con le vetrate», sperimentando alcune prescrizioni progettuali.
Un proposito fantasioso che insieme al terrore dilagante di un imperio del tofu nelle mense scolastiche, è riuscito solo a mettere in cattiva luce progetti ben più concreti, come la riduzione dei circhi sul territorio comunale, l’utilizzo di prodotti cruelty-free (non testati su animali) per la pulizia degli edifici pubblici e l’inserimento di un programma di educazione alimentare, in concerto con medici e nutrizionisti, all’interno delle scuole.

Un’azione che ci auspichiamo da ben prima dell’era Appendino, considerando che più del 26% dei giovani italiani, tra i 6 e 17 anni, sono sovrappeso (Istat e Unicef per l’Italia).
La giunta M5s sembra comunque molto interessata alla salute dei suoi cittadini: tra i progetti della sindaca, anche la lotta alle onde elettromagnetiche provocate dai vari impianti Wi-Fi, attraverso una riduzione delle emissioni non necessarie.

La proposta, insieme alla “Torino Vegan City”, ha scatenato una vera e propria bufera, tanto che la stessa Appendino ha dovuto chiarire i suoi propositi: «costruire un sistema a banda larga su tutta la città. Mai parlato di “wifi nocivo”» ha twittato, ricordando il cavallo di battaglia pentastellato sull’onnipresenza della rete. «Internet libero per tutti» ha ribadito la giunta, che è dovuta tornare a difendere nel giro di pochi giorni un’altra parte del suo programma da critiche e malintesi. E pensare che siamo arrivati solo a pagina 26..

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