MENU

La priorità è cambiare la legge elettorale

luglio 14, 2016 • Politica, Uncategorized, z in evidenza

 

Elezioni-non-voto

di Raffaele Bonanni

Spacchettamenti, rinvii, attese per salvifiche sentenze della Corte costituzionale. Le agognate riforme costituzionali avrebbero dovuto generare nuova stabilità, rafforzamento dei processi decisionali, semplificazione delle procedure legislative. E chissà che altro.

Fatto sta che per il momento non hanno prodotto quello che i cittadini attendono da decenni: una riforma che modernizzi gli assetti istituzionali, che può prodursi solo con la concordia ed il concorso di tutti, o comunque di chi ha buona volontà.
Non è quello che accade, anzi è preoccupante che la instabilità politica aumenta proprio in vista dell’appuntamento referendario.

Le riforme, intendiamoci, servono al Paese. Ma occorreva una ben diversa temperie culturale e politica per farle in maniera appropriata.
Sarebbe stata utile un’Assemblea costituente eletta proporzionalmente e un governo che avesse lasciato campo libero alle forze politiche di muoversi e mettere a punto le necessarie modifiche per la modernizzazione della nostra Carta costituzionale.

Niente di tutto questo è avvenuto: solo scontri, testi pasticciati, confusione. Il metodo inappropriato, infatti, ha prodotto un merito a sua volta inadeguato con trasformazioni tutte da verificare nel loro concreto dipanarsi.

A rendere tutto più complicato è stata la contestuale approvazione delle legge elettorale chiamata Italicum. Un sistema non migliore dello stesso Porcellum bocciato dalla Corte costituzionale.
Un sistema che può produrre l’effetto di una minoranza che prende tutto, che non può che accentuare la fuga dalle urne dei cittadini che già oggi copiosamente se ne sono allontanati. Una legge elettorale come questa, insieme alla riforma istituzionale proposta, pregiudica ancor più il gioco dei pesi e contrappesi di poteri, così fondamentali per il funzionamento ordinato della Democrazia.

E questo rischio rappresenta il primo elemento da valutare per un giudizio informato su quello che ci attende. Da qui la valutazione allo stato dei fatti: se non cambia la legge elettorale, non credo che sia conveniente per chi crede nella democrazia politica, sostenere il referendum costituzionale.

Da qui l’auspicio che il Presidente del Consiglio si renda conto della situazione ed eviti al Paese un lungo periodo di campagna elettorale, facendo svolgere il referendum il prima possibile e provvedendo ad ottenere il consenso per la modifica della legge elettorale.

Solo a quel punto il merito della riforma costituzionale, pur con tutti i suoi limiti, può tornare a essere oggetto di un giudizio più precipuo ed a convincere i tanti a salvare quello che di buono il riassetto istituzionale pur prevede.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »