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Una casa di accoglienza per i giovani LGBT

luglio 13, 2016 • Sui Generis, z in evidenza

aggressione
di Matteo Cresti

A Roma, su progetto della Croce Rossa Italiana e del Gay Center, con il sostegno della regione Lazio, la Città Metropolitana di Roma, e l’otto per mille della Chiesa Valdese, nasce Rufuge LGBT, la prima casa di accoglienza temporanea per giovani LGBT vittime di violenze e maltrattamenti a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere.

Questo è il primo centro italiano, nato dopo un anno di lavoro, sul modello dei Refuge francesi, e di altre strutture già diffuse nel resto dell’occidente. Queste strutture offrono ospitalità e aiuto a quei giovani LGBT che subiscono violenze e maltrattamenti all’interno delle proprie famiglie.
La casa, come riportato sul sito del Gay Center e della Croce Rossa offrirà ospitalità a giovani tra i 18 e i 26, garantendo supporto psicologico, volto al superamento del disagio per un sereno reinserimento familiare e sociale; supporto legale, orientamento scolastico e professionale, mediazione con i servizi sociali e mediazione culturale e familiare. I giovani potranno essere ospitati dai due ai sei mesi, fino ad un massimo di un anno, verrà loro garantito un pocket money per vivere, un letto e dei vestiti.
In un intervista il presidente della Croce Rossa di Roma, Flavio Ronzi, aveva messo in chiaro come il centro sia perfettamente in linea con la mission della Croce Rossa: “Siamo un approdo spesso naturale per chi si trova in difficoltà. E abbiamo deciso di esserlo anche per quei ragazzi e ragazze lgbt che vivono situazioni di grande disagio in famiglia. Abbiamo sentito l’urgenza di dare una risposta e creare un luogo che rispondesse con l’accoglienza lì dove, invece, rischia di vincere la violenza fisica o psicologica”.
L’iniziativa va a cercare di rimediare ad uno dei problemi più grandi per le persone lgbt. La famiglia dovrebbe essere il luogo della cura e della protezione. È nel focolare domestico che si va a ricercare protezione e conforto quando la vita ci delude. Spesso però la famiglia diventa il luogo di altre violenze. Sono noti i casi di figli malmenati, buttati fuori di casa, vessati dai propri genitori e famigliari solo perché gay o transessuali.

In questi casi, anche l’ultimo porto sicuro sembra scomparire nelle profondità del mare, e la solitudine diventa assordante. La casa ha proprio lo scopo di accogliere questi giovani in fuga, e di riuscire a ridargli dignità, speranza e futuro.
Il progetto continua a necessitare di finanziamenti, e il Gay Center con la Croce Rossa hanno aperto una campagna di crowdfunding.
Ci auguriamo soltanto che altre case di questo genere aprano in Italia; una soltanto non è sufficiente, vista l’estrema diffusione su tutto il territorio del fenomeno. Tuttavia il primo seme sembra essere piantato. Quando il governo si rifiuta di legiferare sull’omotransfobia, ecco che le associazioni private prendono il suo posto. Un fenomeno sempre più diffuso, che però non può arginare le sempre più continue falle che si aprono in questa nave.

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