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l’obiezione di coscienza all’Ivg: lo stato dell’arte

luglio 12, 2016 • Bioetica, z in evidenza

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di Giacomo Orlando*

La lettura del report 2015 sullo stato di salute della legge 194/78 fornisce lo spunto per alcune riflessioni importanti.
Il problema dell’obiezione di coscienza non è più soltanto un problema etico, ma è sempre più un problema politico e sanitario, tout court.
Il Ministro Lorenzin, annunciando che per la prima volta, dal 1982, anno in cui si è verificato il numero più alto di IVG, il numero delle IVG effettuate è sceso sotto le 100.000 unità (97.535), ne deduce che la legge 194 sta funzionando bene e non ci debbono essere motivi di preoccupazione.
La percentuale di obiettori, definitiva per il 2013, 70% Ginecologi e 49,2% anestesisti – secondo altre fonti questi dati sono sottostimati – (nel 2014 i dati provvisori confermano sostanzialmente i dati 2013) sempre su valori molto elevati, non inficia la buona pratica della legge.
Esiste però un problema: la Ministra non dice che il numero di IVG certificate viene desunto dalla scheda ISTAT, quindi certifica ciò che è stato fatto ma nulla dice sulla richiesta effettiva della procedura, che è il dato che più interessa.
Poco dice anche sulla situazione riguardante le IVG oltre il terzo mese, le cosiddette interruzioni terapeutiche, situazione caratterizzata invece da grande problematicità.
Sull’ effettiva “domanda” di IVG ci possono essere di aiuto tre dati, trascurati nel report:
Frequenza delle IVG clandestine: ultimo dato 2008, non più verificato: Ministero 20.000, altre stime 40.000/50.000
Frequenza degli aborti spontanei (dati 2011, non più verificati) 75.000; si presume che almeno 1/3 di questi eventi siano interruzioni volontarie clandestine, che trovano poi nel ricovero ospedaliero il loro compimento
Frequenza degli spostamenti in paesi stranieri soprattutto per quanto riguarda l’interruzione oltre il terzo mese (vedere, ad esempio, i siti del British Pregancy Advisory Service, dell’Ospedale L’ Archet di Nizza (Francia) e dello Spital Oberengadin del Canton dei Grigioni).

Ma quello che preoccupa ancor di più sono i risultati del gruppo di studio formato del Ministero per la valutazione dell’obiezione di coscienza e sui suoi riflessi sulla buona applicazione della legge e i criteri utilizzati per definire il problema:

Offerta del servizio IVG in relazione al numero assoluto di strutture disponibili 632, numero di quelle che effettuano le IVG
379, corrispondente al 60% del totale (era il 64% nel 2012).

2) Il numero di IVG è pari a circa il 20% del numero di nascite.
Il numero di punti IVG è pari al 74% del numero di punti nascita, quindi di molto superiore rispetto a quello che sarebbe se si rispettassero le proporzioni fra IVG e nascite

3) Considerando 44 settimane lavorative in un anno, il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore, settimanalmente, va dalle 0.5 della Sardegna alle 4.7 del Molise, con una media
nazionale di 1.6 IVG a settimana (come se il medico ginecologo avesse tra i suoi compiti solo L’IVG)

I punti deboli di questi tre criteri sono evidenti, e non hanno nessuna rilevanza dal punto di vista statistico e conoscitivo del problema.
Il quadro che ci presenta il report annuale e i commenti del Ministro Lorenzin ci descrivono un quadro ottimistico quanto mai lontano dalla realtà.

Poco o nulla si dice poi sui costi aggiuntivi a carico del servizio sanitario nazionale, là dove le ASL sono obbligate all’assunzione di gettonisti. La regione Lombardia nel passato anno ha speso per questo servizio tra i 250.000 e 300.000 Euro. Pochi commenti ci sono inoltre sull’utilizzo davvero marginale, a livello nazionale della pillola RU 846.

Nella realtà il Consiglio d’Europa in seguito a un esposto della CGL, ha inviato un avvertimento al Governo Italiano, facendo rimarcare come l’accesso a un diritto acquisito, garantito da una legge dello Stato, presenti ancora molte difficoltà per le donne italiane.

Per questi motivi la Consulta di Bioetica onlus ha ritenuto opportuno anche quest’anno indire la quinta giornata nazionale contro l’obiezione di coscienza “Il buon medico non obbietta”, permanendo tutt’ora i motivi che avevano indotto in passato ad assumere questa iniziativa.
Viene nuovamente ribadita la necessità di abolire l’articolo 9 della legge 194 che non ha più ragione di sussistere sia da un punto di vista concettuale che storico, ricordando inoltre che esistono palesi infrazioni alla legge 194, là dove strutture specialistiche di Ostetricia/Ginecologia non offrono il servizio IVG.
La legge infatti prevede che qualora la presenza di soli medici obiettori impedisse l’offerta di IVG i vertici sanitari e amministrativi delle ASL devono provvedere comunque a fornire il servizio con l’utilizzo di medici gettonisti.

 

*Anestesista Rianimatore
Vice presidente della Consulta di Bioetica onlus

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