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ISIS e al Qaeda in Bangladesh: l’abbraccio mortale

luglio 7, 2016 • Mondo, Uncategorized, z in evidenza

Hundreds of members of Laskar Jihad, or Holy War fighters, wave their swords during a demonstration in Jakarta in this  Monday, April 10, 2000 photo. Laskar Jihad, Indonesia's most violent Muslim extremist group which is blamed for the slaughter of thousands of Christians in a sectarian conflict in the Maluku islands, has disbanded, the group's legal adviser said Tuesday, Oct. 15, 2002. (AP Photo/Dita Alangkara)

Redazione

Lo Stato Islamico sta estendendo le sue cellule nel mondo. Ora ha di mira il Bangladesh, come si legge nel numero di aprile della rivista islamista Dabiq. Il capo dello Stato Islamico in Bangladesh, Abu Ibrahim al-Hanif, nell’intervista elenca gli obbiettivi degli attacchi: missionari cristiani, personalità induiste, gruppi sciiti e stranieri in generale – poi l’esercito ed eventualmente altri gruppi islamisti rivali.
Al Hanif spiega che il Bangladesh è di importanza strategica per attaccare successivamente l’India e il Myanmar; inoltre il governo del Paese deve essere ‘punito’ perché fornisce decine di migliaia di soldati alle missioni di peacekeeping dell’ONU nei paesi islamici, e l’ONU è considerato una istituzione cristiana e nemica.

Dallo scorso settembre lo Stato Islamico ha compiuto sette attacchi in Bangladesh, fra cui la recente uccisione a colpi di machete, alla fermata dell’autobus, di Rezaul Karim Siddique, professore di inglese.

Il Bangladesh è uno dei grandi centri mondiali di produzione di tessuti per l’esportazione, perciò gli interessi stranieri che i jihadisti possono colpire sono numerosi.

In Bangladesh esistono già gruppi jihadisti locali, che lo Stato islamico sta cercando di attrarre sotto le proprie bandiere offrendo aiuti logistici ed economici, come sempre fa anche negli altri paesi. Il maggiore rivale jihadista dello Stato Islamico in Bangladesh è al Qaeda, attivo da anni nella capitale Dhaka. Un altro è Jamaat-e-Islami, sorto localmente 15 anni fa. Per guadagnar simpatizzanti lo Stato Islamico è portato compiere attentati più clamorosi, dimostrare di essere più aggressivo e più forte degli altri jihadisti.

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Il governo del Bangladesh smentisce che lo Stato islamico (Daesh o ISIS) abbia preso piede nel paese e abbia organizzato il barbaro massacro del 1° luglio scorso alla Holey Artisan Bakery di Dacca, perché non vuole correre il rischio di perdere i grandissimi investimenti stranieri nell’industria tessile del paese, i cui prodotti rappresentano l’80% delle esportazioni del paese, per un valore di circa 26 miliardi di dollari l’anno.

Ma gli esperti che analizzano costantemente i siti, i blog e le pubblicazioni dei gruppi terroristi islamici sostengono che il gruppo locale affiliato all’ISIS sta attraendo molti giovani di buona cultura e di buon livello socio-economico: medici, architetti, tecnici, insegnanti. Lo guida il canadese-bengalese Tamim Chowdhury, noto col nome di battaglia di Sheikh Abu Ibrahim al-Hanif.
Recentemente sono tornati in patria 25 Bengalesi reduci dai combattimenti in Siria e in Iraq, portando esperienza, ferocia e determinazione aggiuntiva.

Il gruppo affiliato all’ISIS è in rivalità con il gruppo locale affiliato ad al Qaeda, Ansar-al-Islam, che ha circa 200 membri ed è guidato da un colonnello dell’esercito in pensione.
È in rivalità anche con il gruppo islamista locale Jamaat al Mujahideen, che il governo incolpa dell’attentato del 1° luglio, ma che secondo gli esperti è in difficoltà perché i suoi affiliati giovani, organizzati nel gruppo terroristico Islami Chhatra Shibir, stanno disertando per accorrere sotto la bandiera di Daesh (o ISIS che dir si voglia), attirati dalla propaganda più forte e più abile e anche dalle allettanti retribuzioni, in denaro e in potere, che Daesh promette.

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