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Solo un oceano di mezzo tra Italia e Canada?

luglio 6, 2016 • Sui Generis, z in evidenza

 

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di Matteo Cresti

Oltre all’Oceano cosa separa l’Italia dal Canada? Molto, davvero molto.
Justin Trudeau, il loro primo ministro, con look casual e armato di bandierina arcobaleno, ha marciato in prima fila al Toronto Pride, testimoniando la volontà di impegnarsi ulteriormente per i diritti della popolazione LGBT. Già in passato lo aveva fatto, quando era all’opposizione, e adesso che è al governo, non ha cambiato idea. Renzi dal canto suo è probabile che nemmeno sappia cosa sia il Gay Pride. Forse il carnevale di Viareggio?
Ma non è finita qui. All’indomani della parata il bel primo ministro canadese annuncia che ha intenzione di rivedere la normativa per i documenti di identità. Oltre alle opzione M ed F, maschio e femmina, forse i cittadini canadesi potranno avere anche la possibilità di indicare X, un terzo sesso, da affiancare ai due “tradizionali”. Trudeau ha spiegato che questo serve per migliorare l’uguaglianza e l’inclusione dei cittadini intersessuali, persone nate con le caratteristiche sessuali di entrambi i sessi, e che in alcuni casi non si identificano né come uomini né come donne. In Canada ci si preoccupa delle minoranze sessuali, come gli intersex, mentre in Italia se ne ignora pure la conoscenza.
Qualche giorno fa, su La7 al programma di Parenzo e Labate, In Onda, era ospite l’ex monsignore Krzysztof Charamsa, ex inquisitore, che face coming out presentando al mondo il proprio compagno. Era stato invitato a presentare il suo libro e le sue riflessioni sulla chiesa.
Il prelato ha accusato la Chiesa Cattolica di essere omonegativa ed eternormativa.

Paroloni, presi da un linguaggio colto, ignorati dalla platea presente, che si aspettava il solito dibattito  da osteria (con tutto il rispetto per le osterie). In modo molto rozzo, con omonegatività, si intende una visione del mondo in cui l’omosessualità è una cosa negativa, mentre con eteronormatività si intende una visione del mondo in cui la norma, il paradigma da seguire, che indica ciò che è buono, è quello eterosessuale. Spiega l’ex monsignore polacco, che la chiesa non tiene in conto le minoranze sessuali: gli omosessuali, i bisessuali, i transessuali, gli intersessuali.

Al che, gli sbigottiti giornalisti, chiedono: ma chi sono gli intersessuali? E chiedono all’altro ospite, monsignor Domenico Sigalini, se lui lo sa, cosa sono gli intersessuali. Il vescovo subito risponde: “No, non lo so, e nemmeno mi interessa”.
Ma intessa a noi, interessa a quelle famiglie che devono crescere un figlio intersessuale, interessa agli intersessuali. L’Italia si candida ancora ad essere il paese del pressappochismo, e dello scadimento culturale, del menefreghismo e della bassezza argomentativa. E pensando alle parole di Sigalini anche della maleducazione.
Non che il Canada sia per forza il paese della cuccagna, o il paradiso terrestre, molte cose da noi funzionano meglio. Ma sicuramente quello che manca all’Italia, è una politica di integrazione, di ampliamento culturale, una politica di allargamento di diritti, e un dibattito che sia pulito, serio e franco. Il nostro sembra un paese condannato al provincialismo.

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