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Cronaca di un successo annunciato

luglio 3, 2016 • Agorà, z in evidenza

papa_ratzinger

di Maria Teresa Busca –

Joseph Ratzinger venne a Torino in visita semiufficiale circa vent’anni orsono. Al pomeriggio si intrattenne con docenti e studenti della Facoltà teologica tenendo loro un discorsetto, assolutamente appropriato al suo ruolo di cardinale prefetto della fede, sul valore della fede. Si congedò dopo una mezzora e salutò ognuno porgendo una gelida e morbida mano accompagnata da uno sguardo altrettanto gelido. L’uomo che viveva nell’empireo della fede sapeva mantenere le distanze dagli umani.
Alla sera, dal palcoscenico di uno dei più famosi teatri torinesi, tenne una breve conferenza mischiando sapientemente storia della fede e sentimenti suscitati dalla pratica della fede. Un discorso freddo e dotto. Poche domande appropriate giunsero da alcune selezionatissime persone. La serata ebbe termine e il prelato lasciò il teatro scendendo a piedi le scale ricoperte di una sontuosa moquette rosso cardinale, quando si dice il caso. Scese le scale con elegante e vanitosa compostezza, con il suo vestito lungo con i bottoncini rossi e tutti i filetti rossi e oro al posto giusto. E anche la codina dell’abito, che scendendo rimaneva sempre un gradino indietro, lo seguiva con un piccolo tonfo beneducato.
Nell’aprile 2005 fu nominato papa e rimase regnante fino al febbraio 2013 quando diede le dimissioni e da allora viene considerato papa emerito, al momento unico caso nella storia della Chiesa.
A settembre, dopo tre anni come emerito uscirà un libro, prevedibilmente in contemporanea nelle librerie di mezzo mondo, dal titolo Benedetto XVI, ultime conversazioni. Sarà un libro intervista curato da Peter Seewald, uno scrittore che con Ratzinger ha già pubblicato tre volumi di dialoghi, due mentre era ancora cardinale e uno da papa nel 2010. Questo quarto volume è il più atteso e si preannuncia come un successo perché, come sottolinea l’editore tedesco Droemer ci sarà “per la prima volta un Papa che traccia un bilancio del proprio pontificato”. C’è chi parla di memorie tenute segrete finora, chi di testamento spirituale, ma il sottotesto del lancio pubblicitario lascia intendere rivelazioni inaspettate.
Insomma, il protagonismo dell’Emerito fa la parte del leone in questa vicenda di dico e non dico. Il gioco delle parti nella Chiesa si rinnova perché nella trama ricompare un vecchio personaggio che dopo tre anni di relativo silenzio, interrotto da poche scontate battute, prende la scena per un monologo che si preannuncia alquanto accattivante. Girano voci di misteri rivelati, nella doppia accezione del termine, misteri senza veli e misteri velati due volte.
Un modo plateale di riprendere la scena, l’Emerito rivisita le sue scelte di quando nella parte principale della pièce millenaria sul palcoscenico c’era lui, si dice voglia ammettere alcune critiche che gli furono mosse, e rifiutarne altre, in poche parole vuole uscire dal limbo in cui la storia l’aveva confinato. Tutte quelle finte icone di Ratzinger che trascorre gli ultimi anni della sua vita in beata tranquillità suonando il pianoforte con l’amato gatto in braccio stanno per saltare, l’Emerito vuole dire la sua e, non c’è da dubitarne, lo farà con stile e senza autenticità, come quando, vent’anni fa, scendeva in modo principesco le scale del teatro Regio di Torino.

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