MENU

Ora si avvii la fase costituente della UE

luglio 1, 2016 • Europa, z in evidenza

38036_Flag_of_the_United_States_of_Europe.jpg_large

di Raffaele Bonanni
Dobbiamo farcene una ragione della uscita britannica dalla Unione Europea ed andare avanti, ora più che mai, correggendo tutti gli errori che ci hanno cacciato in questo ginepraio confuso e immobilizzante.
Il sentimento di separazione degli inglesi covava da tempo, e ha scavalcato le ragioni degli anni ’80 che suggerivano di cogliere l’opportunità di salire sul vagone continentale allora in corsa. La Germania, infatti, si unificava ed incrementava progressivamente il suo potenziale economico e politico, la Francia attenuava la sua tradizionale vocazione alla azione solitaria, l’Italia oramai consolidata come potenza industriale, la “nuova” Spagna con forti ambizioni di crescita. In questo scenario la Gran Bretagna, ma anche i Paesi scandinavi, difficilmente avrebbero potuto essere estranei ad un processo virtuoso che li avrebbe condotti a occasioni vantaggiose per il benessere dei loro popoli.

> D’altro canto in quella epoca erano evidenti i segni di grande cambiamento presenti nello scacchiere internazionale che già annunciavano nuovi equilibri del potere mondiale. Finiva lo Stato sovietico; e l’impero rosso, oltre alla Europa orientale, aveva propaggini in Africa, in medio oriente ed in Sudamerica. Gli stessi Stati Uniti, in progressivo allontanamento dall’Europa, erano il sintomo di un rimescolamento di carte mondiale che comunque già lasciava intravedere la valanga montante della grande Cina e la silente India che reclamavano un loro posto tra i grandi protagonisti mondiali.

> Tutto lasciava presagire, insomma, che i capi delle Nazioni fondatrici del Mercato Comune Europeo imprimessero una andatura a tappe forzate per una vera Federazione o Confederazione dell’Europa, per farne una potenza politica e quindi economica. Si poteva immagin pratica, che si potesse costruire uno Stato di Stati con un ordinamento fiscale unitario, con un’unica banca centrale, una unica intelligence di polizia e di forza armata. Come fanno tutti gli stati nascenti, in questo caso uno Stato Federale o confederale, questi si dotano almeno di questi poteri, governati da un parlamento eletto universalmente dai cittadini che ha potestà di legiferare su quelle materie, ed un Esecutivo politico eletto dal Parlamento.

Al contrario i successori di De Gasperi, Adenauer e Schumann, hanno dato vita ad una entità politica mai vista e sperimentata nella storia dei popoli e delle democrazie. Hanno coniato una moneta senza Banca Centrale, affollato gli uffici di Bruxelles di burocrati che ci prescrivono tassativamente anche come somministrare gli insetticidi per le zucchine.
Si sono lasciati agli Stati i poteri costitutivi che danno legittimità e senso ad un ordinamento statuale, ed invece si è dato libero sfogo a quegli interventi prescrittivi odiosi e fastidiosi privi di radicamento con la cultura della gente, che rendono invisi i poteri che li pongono in essere. Naturalmente le tecnocrazie in assenza di una autorità politica hanno generato un potere grande, senza alcuna responsabilità verso i cittadini.
> È stato giusto inglobare ogni paese volesse far parte della Unione, è stato imperdonabile l’errore di non partire con gli Stati Uniti d’Europa con lo zoccolo duro ed originario degli Stati fondatori, con una Unione con poteri su tasse-tesoro, moneta-banca centrale, polizia-esercito continentali.

È davvero stupefacente far decidere della sorte della Unione a chi ha ragioni geopolitiche e culturali che traggono linfa da una storia molto diversa dalla realtà continentale, nel caso non dovesse cambiare ciò che ha inceppato il processo di integrazione politica.
Sbagliare è umano (anche se si è trattato di errori imperdonabili), perseverare sarebbe la prova di essere posseduti dal diavolo delle logiche nazionali dei secoli passati.
Insomma si avvii senza indugio la fase costituente della UE e ci si dedichi alla buona economia per produrre posti di lavoro capaci di dare prospettive a chi li cerca. L’Europa che si cerca, è proprio quella che affronta i nodi cruciali che affannano i cittadini. In modo tale da avere al posto dell’UE delle lobbies, tecnocrazie e banche, una democrazia alla altezza del mondo globale e delle aspettative dei popoli del vecchio continente.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »