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Peter Singer, bioetica, liberazione animale e altruismo efficace

giugno 29, 2016 • Bioetica, z in evidenza

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di Enrico Mantino e Alice Ravizza –

In Italia per presentare il suo nuovo libro (“La cosa migliore che tu puoi fare” – Edizioni Sonda), Peter Singer, noto filosofo australiano, docente di Bioetica all’università di Princeton, ha tenuto una lezione presso l’Università di Torino “Bioethics, animals and effective altruism. Philosophical conversation with Peter Singer”, su invito della Consulta di Bioetica onlus e del prof. Maurizio Mori.

A Singer si deve la formulazioni di tesi e concetti, tra gli altri, quelli di “specismo”, “altruismo efficace”, la formulazione della possibilità di eutanasia infantile per neonati gravemente malati, e la difesa di una forma di utilitarismo delle preferenze. Nel 1975 pubblicò “Liberazione animale”, uno dei libri più rivoluzionari dell’ultimo secolo che diede l’avvio al cosiddetto movimento animalista.

Alla base del ragionamento filosofico che ha portato Singer a formulare le sue teorie di maggior successo troviamo la ferma convinzione che soffrire sia quasi sempre inutile. Proprio a partire da questa idea basilare egli ha da sempre sviluppato i suoi argomenti filosofici, contraddistinti da una spiccata propensione all’aspetto pratico della loro applicazione nella vita quotidiana delle persone.

Dopo una sua breve introduzione riguardante i tre temi principali considerati nel titolo dell’incontro, e cioè alcuni argomenti bioetici, il nostro rapporto con gli animali e la definizione di altruismo efficace, la maggior parte del seminario da lui tenuto presso l’università di Torino è stata occupata dalle domande che gli sono state poste circa alcuni aspetti specifici delle sue teorizzazioni.

Singer ha raccontato, in forma colloquiale ed aneddotica, come si è avvicinato al tema dell’ eutanasia in bambini gravemente malati dopo la richiesta di un medico riguardante neonati con spina bifida. Ha poi ricordato le sue ricerche in letteratura, soprattutto per gli studi di psicologia, focalizzate sulla analisi di sperimentazioni su animali: queste sperimentazioni, che spesso non hanno portato ad alcun miglioramento dei modelli psicologici studiati, lo hanno colpito per l’alto livello di sofferenza provocato negli animali utilizzati.

In ultimo, Singer ha brevemente introdotto il concetto di altruismo efficace come forma moderna di beneficenza ed altruismo, un altruismo che si basa sulla equiparazione tra permettere che un fatto accada e compierlo. Se è sbagliato uccidere o affamare una parte del mondo, è anche sbagliato permettere che questo accada. Per questa ragione dovremmo privarci di una parte dei nostri stipendi (senza affamare noi stessi, o impedire il soddisfacimento delle nostre preferenze, dei nostri desideri e interessi) per donare questo denaro ad associazioni umanitarie che dimostrino di utilizzare quel denaro in modo efficace.

La questione animale è stata il nodo teorico su cui si sono concentrate gran parte delle domanda. A Particolarmente interessante si è rivelata un domanda sulla liceità di leggi contro lo specismo che quindi, per esempio, impediscano ai cittadini di nutrirsi con la carne, di vestire indumenti di cuoio e di fare ricerca scientifica utilizzando gli animali.

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Singer ha risposto ricordando gli effetti deleteri del proibizionismo e sostenendo che un approccio lento ma radicato nel cambio di mentalità sia più favorevole nel lungo periodo alla causa della riduzione della sofferenza animale rispetto ad un approccio basato su una legislazione coercitiva e slegata dalla morale comune.

Un altro interessante intervento ha posto l’attenzione su come bilanciare il principio di non-maleficenza verso gli animali con il principio di giustizia, ovvero come risolvere il problema dell’allocazione delle risorse economiche rispetto all’investire nella ricerca di metodi alternativi alla sperimentazione animale oppure nell’innovazione delle tecnologie di cura.
La tesi era che lo studio di metodi alternativi dovrebbe essere finanziato solo se questi metodi non solo fossero potenzialmente in grado di ridurre le sofferenze animali, ma anche consentissero altri vantaggi, quali ad esempio tempi più rapidi o mezzi più economici per ottenere lo stesso risultato scientifico.

Singer invece ha dichiarato che la “semplice” riduzione della sofferenza è, nella sua opinione, un motivo più che sufficiente per finanziare una ricerca di un metodo alternativo, anche se questo non portasse alcun vantaggio alla ricerca destinata alla cura delle persone.
È anche emersa la questione sul caso mediatico “Cincinnati Zoo and Botanical Gardens”, dove un gorilla è stato abbattuto per poter garantire la sicurezza di un bimbo caduto nella sua gabbia. Singer ha commentato quanto la reazione di grande condanna ed indignazione dei gruppi “animalisti” sia stata emozionale e fuori luogo, in quanto la decisione dei veterinari dello zoo è stata fondata su basi razionali e scientifiche, ad esempio il tempo necessario per la sedazione e le reazioni del gorilla stesso al dardo anestetizzante.

È interessante notare, come ha fatto il prof. Mori, che dopo così tanti anni di attività e così tante tesi controverse espresse da Singer, ciò che di lui interessa di più è proprio la difesa della “liberazione animale”.
Nessun intervento sulle cellule staminali, nessun intervento sull’eutanasia o sull’infanticidio. Poche questioni sull’altruismo effettivo.

Forse che sia l’effetto di una perdita di interesse generale per le tematiche di “bioetica” pura?

Oppure il peso di essere conosciuti soprattutto per un libro, “Liberazione Animale”, che ha fatto la storia della cultura del’900? In ogni caso, confrontarsi con un grande della filosofia, sia di persona, che con i suoi testi, non può che essere d’aiuto nell’approfondire questione che di solito diamo sempre per scontato.

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