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Sardexit e la retorica della crisi

giugno 27, 2016 • Lavoro, z in evidenza

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di Luigi Coppola

Nell’ultimo week end di giugno stordito nel tracollo europeo del «Brexit», l’ultimo colpo di stagione (appena agli esordi quella estiva) si abbatte in Sardegna con l’epilogo della lunga vertenza Meridiana. A poche ore da un esito che si prospetta drammatico per oltre settecento lavoratori, i quali potrebbero perdere il posto di lavoro se non dovesse chiudersi l’accordo romano.

Al Mise risultano febbrili i negoziati mediati dal ministro Calenda. Con il vettore arabo Qatar Airways nei panni del salvatore. L’ultima offerta avanzata da Akbar Al Baker, ceo Q.A. al nostro Ministro Del Rio, è stata respinta, bollata irricevibile dalle sigle sindacali di Meridiana.

Il piano di rilancio che vedrebbe nei cieli italiani un nuovo vettore arabo, “cugino interessato” di Alitalia Etihad, diminuirebbe di circa trecento unità, il numero dei licenziamenti: 400 su 1400 dipendenti, abbattendo mediamente di oltre il 30% il salario delle maestranze con evidenti deroghe al ribasso circa l’attuale contratto di categoria dell’aviazione nazionale, creando un inedito e destabilizzante precedente.
Il “prendere o lasciare” si innesta in quel prospetto insulare mai seriamente affrontato dalle istituzioni governative con delle riforme strutturali.
L’ultimo caso esaspera la mobilità esterna con la Sardegna, drammatizzandola con il contemporaneo abbandono di Ryanair dagli scali sardi e con l’ultimo colpo fumante del Brexit, dove gli scenari futuri appaiono tanto allarmanti quanto inesplorati.

Proprio la continuità operativa degli aerei con sede made in England, potrebbe essere drasticamente penalizzata nei cieli d’Europa, con una ricaduta letale per la Sardegna, coperta con traffici importanti operati proprio dal vettore irlandese e da Easy Jet, altro consolidato competitore aereo negli scali italiani.

Proprio lo scorso 23 giugno Graziano Del Rio, inaugurando un nuovo lotto dell’atteso scorrimento veloce a quattro corsie della Sassari – Olbia, ha garantito, con un apposito emendamento al DDL Stato Regioni, la rimozione del balzello fiscale (stimato in € 2.50 per biglietto aereo) che stava all’origine dell’abbandono del vettore irlandese.
Lasciando, soprattutto Alghero e l’intero indotto ricettivo turistico, in un traumatico vuoto di presenze e lavoro.

Nella retorica della crisi in atto, si rivelano sorprendenti quando non inquietanti, le reazioni di politici e amministratori locali, con l’assessore regionale ai trasporti che ostenta ottimismo (salvo conoscere la sua eventuale intenzione di volare nel pomeriggio del 27 giugno da Fertilia a Linate con volo Alitalia, per il modico prezzo di 465,96 euro a persona) e i rappresentanti sardi in Parlamento, pronti a presentare le puntuali interrogazioni (a cadenza collaudata, con l’estate già ampiamente “venduta”) circa l’esplosione di tariffe incontrollate -aeree e marittime- per trasportare nell’isola i vacanzieri (molti dei quali emigrati che rientrano per le ferie in famiglia) che ancora scelgono la Sardegna per lo svago estivo.

In questo contesto, forse si comprende l’utilità strategica di Bruxelles e della U.E. per l’isola. Additata come il primo organo decisore per tutto quello che poi si dovrebbe fare.
La scrittrice Michela Murgia, rientrata in pieno nel ruolo (più congeniale) letterario e narrativo, segnala che la partenza definitiva di 7.200 giovani Sardi, registrata dallo scorso 2015 Sardexit è una inesorabile realtà. Sancita senza alcun referendum o proclama strillato dall’improvvisato di turno.

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One Response to Sardexit e la retorica della crisi

  1. elisa ha detto:

    Ho letto con molta attenzione, rimane tanta frustrazione e senso di impotenza di noi sardi emigrati. Solo una speranza mi consola, che il silenzio assordante dei giovani che hanno dovuto lasciare l’ isola, giunga nelle orecchie di chi può ancora fare qualcosa per una terra dimenticata.

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