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L’omofobia che corre. Dalla strage di Orlando ai Gay Pride

giugno 23, 2016 • Sui Generis, z in evidenza

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di Matteo Cresti

Ad Orlando sono morte 49 persone. Prima ancora di essere omosessuali o americani, erano persone. A molti questo sembra essere sfuggito. I giornali si sono rincorsi a sostenere che fosse una strage di matrice islamista o omofoba. Come se ci fosse un peggio o un meglio, o le due cose non potessero essere correlate.

Alcuni hanno detto che “erano solo dei froci”. È sembrato infatti che non ci fosse lo stesso cordoglio, la stessa compassione, le stesse manifestazioni che in altre stragi precedenti.
Nessuno ha esposto cartelli dicendo “Je suis gay” o “we are all gay”. Possiamo essere buoni, e dire che ormai ci siamo assuefatti, che questa non è la prima volta di una strage del genere, e che se dovessimo fare una manifestazione per ogni strage che avviene, allora dovremmo stare in piazza tutti i giorni
. Ed anche questo è vero. Ma come non negare che anche un certo grado di omonegatività abbia giocato il suo ruolo? Farsi fotografare con in mano un cartello dalla scritta “Je suis Charlie” era un gesto innocuo. Che problema c’è a comprare Charlie Hebdo? Che problema c’è ad essere un francese, o un belga? Ma farsi fotografare con un cartello “Je suis gay”, questo può creare un po’ di disagio. Non a tutti, ma a qualcuno sì.

La strage, si è sottolineato subito, è avvenuta in una discoteca gay, come a dire in un bordello.
Poi sono arrivate le notizia che il killer era un frequentatore del locale e di alcune chat gay. Un regolamento di conti interno. Privo di importanza. Poi si torna a parlare della connotazione islamista del gesto. Dunque la strage torna ad avere rilevanza.
Hanno davvero importanza le motivazioni con cui è stata compiuta una strage? Da un lato i morti sono sempre morti.
È comunque inaccettabile che una persona possa entrare armata fino ai denti in una discoteca ed uccidere decine di persone. Non è la prima strage negli Stati Uniti, e vista la tendenza di Rappresentanti e Senatori a non regolamentare la vendita di armi, è lecito pensare che non sarà nemmeno l’ultima.

Alcuni pensano che la comunità gay possa esercitare una pressione sufficiente a far cambiare le cose, ma è difficile a dirsi. Molte aziende produttrici di armi sono tra i finanziatori diretti ed indiretti delle campagne elettorali.
La NRA (National Rifle Association), l’associazione dei produttori di armi, si considera un movimento per i diritti civili (infatti il diritto a portare un’arma è sancito dal secondo emendamento della costituzione). Un diritto civile, che spesso si scontra con il diritto alla vita di molte persone.
Tuttavia non basta regolamentare l’uso di armi, almeno non è il solo passo da fare. Ed è per questo che ha senso cercare le motivazioni della strage. Che fosse gay o meno ha poca importanza. Sembra infatti certo che fosse omofobo (così come la sua famiglia, date le dichiarazioni che ha rilasciato). Ci sono gay che non accettano la propria omosessualità, e ci sono gay che odiano la propria omosessualità. Si chiama omofobia interiorizzata. Tutti gli stereotipi, i giudizi, le accuse, la schifezza che gli altri proiettano su di te, viene interiorizzata e diventa un’accusa pesante su se stessi.

Sembra che si fosse radicalizzato. Come molti altri combattenti e attentatori non ha frequentato campi sponsorizzati Isis, ma alla fine serve poco essere dell’Isis qui in occidente.
Le informazioni su come fare una bomba si possono trovare ovunque (basta fare un salto nel deep web).
La si fa esplodere da qualche parte, e poi si dice che si era dell’Isis, che è ben contenta di rivendicare l’attentato. Ad essere colpiti in genere sono i simboli della libertà occidentale. Le università, come in Kenya, dove vengono preparati i nuovi professionisti e i nuovi dirigenti, le sale da concerto e gli stadi, dove ci si gode la vita e si cerca di trarne piacere, così come gli aeroporti.

Colpire un locale gay? Uno dei punti di forza delle società secolarizzate è aver svincolato l’atto sessuale dalla riproduzione, aver desacralizzato la sfera della sessualità, e consentire ad ogni individuo la propria realizzazione individuale. Come non colpire allora gli omosessuali che vivono la propria sessualità? Chi meglio di loro rappresenta le “perversioni dell’occidente”?Un occidente ormai “malato” e “decadente” che accetta la corruzione portata dalla “sodomia”?
Discorsi non molto dissimili, in effetti da quelli degli estremisti cristiani.
E in questi giorni dopo la strage di Orlando se ne sono sentiti molti. Condividono con gli integralisti islamici le premesse: l’omosessualità è un peccato, l’omosessualità è contro natura e gli omossessuali sono dei pervertiti e dei peccatori che bruceranno all’inferno.
Qualche volta si spingono pure a dire che devono morire tutti. Chissà che presto anche questi integralisti cristiani non imbraccino qualche fucile per fare un po’ di pulizia?
Non era dopotutto quello che chiedeva Adinolfi durante l’approvazione del disegno delle unioni civili? No gridava “imbracciamo i fucili”? O era solo propaganda? Sembra di sì infatti, visto che il giorno dopo Orlando twittava “solidarietà alla comunità lgbt”.

Ma di certo non è il solo. Basta fare un po’ il giro della rete. L’ex sindaco di Treviso, Gentilini, ha sostenuto che i gay se la siano cercata (“hanno certamente provocato quello che ha sparato”). Anche secondo l’associazione ProVita la responsabilità della strage di Orlando è dell’omosessualità e degli omosessuali.
Un altro gruppo integralista, vicino all’estrema destra, Radio Spada, sostiene che contro i gay “dovremmo imparare certe usanze” come la pena di morte, e che dovrebbero essere organizzate delle collette per pagare le spese legali di chi uccide i gay.

Sui social network non è difficile trovare commenti carichi d’odio, come questo apparso su Facebook “Devo essere sincera? In verità non ho provato niente quando ho saputo della strage (…) questi omossessuali sono troppo malvagi e perversi.
Meritano veramente l’invasione e la persecuzione visto che attaccano continuamente noi cristiani in maniera abominevole. Periremo tutti per causa (anche) loro. (…) Ma per noi che in questo mondo (…) viviamo la parola di Dio mettendo in pratica l’insegnamento di nostro Signore Gesù Cristo (…) ci attende la vita eterna nel regno dei cieli, a differenza di questi perversi che avranno come ricompensa la condanna eterna”. Oppure il commento che la strage di Orlando ha salvato molti bambini dalle violenze sessuali…

Anche le istituzioni religiose non sono state da meno. La Westboro Baptist Church, nota per la sua violenza contro gli omosessuali (soprattutto ai funerali, dove si presentano con striscioni su cui scritto “bruciate all’inferno”) aveva annunciato di voler presidiare i funerali delle vittime di Orlando.
Il pastore Donnie Romero, della Stedfast Baptist Church, si dispiaceva che il killer avesse fatto così poche vittime, e invitava a pregare perché i feriti morissero all’ospedale. Pure qualche prete italiano ha fatto affermazioni di questo tono.

Ma ovviamente l’omofobia non emerge solo ad Orlando. Anche ai GayPride di buona parte del mondo (in molti stati l’omosessualità continua ad essere considerata illegale, o comunque viene perseguitata).
In Turchia, con la quale l’Unione Europea ha fatto recentemente un accordo sui migranti, accettando di accelerare le trattative per il suo ingresso nell’Unione, si sono verificati scontri tra il corteo e la polizia, che ha attaccato i partecipanti con proiettili di gomma, lacrimogeni e idranti, impedendo lo svolgimento della manifestazione.
In Italia ad esempio al Treviso Pride si sono verificate aggressioni agli organizzatori, mentre un gruppo di preghiera durante la sfilata se ne stava sul bordo della strada, tenendo delle croci in mano, e pregando il rosario, affinché i gay venissero “purificati”.

E forse ancora di peggio, perché molto più sottile, avviene a Firenze, che quest’anno ospiterà il Toscana Pride. Il sindaco Nardella, erede di Renzi, ha negato il patrocinio e il gonfalone del Comune al Pride, spiegando che questa è la prassi, perché il comune nega sempre il patrocinio a manifestazioni politiche o di parte.
Tuttavia come denuncia Tommaso Grassi, consigliere di Sinistra Italiana, lo stesso giorno il sindaco ha spedito il gonfalone in Vaticano: “Nello stesso giorno in cui nega il Gonfalone al Gay Pride, il Comune di Firenze lo spedisce in Vaticano dal Papa nell’ambito di un pellegrinaggio delle parrocchie toscane: praticamente, una chiara indicazione di come si schiera Palazzo Vecchio sul tema dei diritti civili. Il pellegrinaggio parrocchiale da Francesco è forse una iniziativa a carattere istituzionale?”.
L’omofobia serpeggia ancora molto. Ma anzi, sembra proprio che ci sia una sempre più forte radicalizzazione da parte dei contrari. Forse il futuro ci riserverà società sempre più frammentate, polarizzate e divise, oppure questo è solo un doloroso rigurgito di conservatorismo?

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