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I nuovi nazionalismi e il medioevo prossimo venturo

giugno 18, 2016 • Politica

 

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di Marco Brunazzi

Nuovi nazionalismi pre-post moderni. La crisi dell’Unione Europea, stretta tra stagnazione economica, crescita delle diseguaglianze sociali, drastica riduzione della partecipazione democratica, inettitudine a fronteggiare le migrazioni epocali e a tener testa al terrorismo “interno”, sta causando un forte ritorno di nazionalismi “sovranisti”.

In realtà, tali nazionalismi di ritorno o di rigetto antieuropeo appaiono sempre di più come una prima tappa verso una loro riconfigurazione sia territoriale che ideologico-politica.
Infatti, gli Stati nazionali si rivelano comunque incapaci a fornire risposte adeguate proprio perché sono in crisi i loro presupposti storici.

Essi si mostrano schiacciati ed emarginati dalla globalizzazione economico-finanziaria, in forte arretramento sul piano della tutela dello stato di diritto e della laicità pubblica, deficitari nella prassi della democrazia rappresentativa, scalzata quest’ultima dalla personalizzazione della politica, dalla sua spettacolarizzazione e quindi dalla perdita del valore della cittadinanza attiva (scandita dall’inesorabile aumentare del non-voto, ormai mediamente oltre la metà degli aventi diritto).

Ed ecco allora affacciarsi in Europa, e da almeno trent’anni, i micronazionalismi.
In fondo, la nazione storica è un prodotto della modernità. Pur se con metodi spesso brutali, essa si era costruita con processi di inclusione ed omologazione a partire dal principio fondamentale dello stato di diritto e della cittadinanza.

Il nazionalismo ne era stata la degenerazione aggressiva e imperialistica, ma che non ne smentiva i presupposti. La sopravvivenza sempre più ardua dei grandi imperi multinazionali (Asburgico, Ottomano) era la conferma dell’irresistibilità dell’affermarsi dello Stato-nazione.

Ma oggi l’idea di nazione è altrettanto in crisi. Non è un caso che proprio in tre nazioni emerse come grandi monarchie nazionali a partire dal XV-XVI secolo, oggi si manifestino forti spinte separatistiche anelanti al ritorno agli antichi assetti premoderni . Spagna, Gran Bretagna, Francia ne sono lo specchio evidente, ma altrettanto si agita in Italia, persino nel piccolo Belgio (!), nella stessa Germania, pur protetta dal suo storico autonomismo federalista, per non parlare dell’Europa Orientale e dei Balcani.

Questi micro nazionalismi si rivelano di fatto intolleranti rispetto al principio stesso della cittadinanza “legale” (come infatti evidenziano le crescenti difficoltà di integrazione di tanti migranti extra-europei e non solo).
Tornano prepotentemente le identità ascrittive desunte dalle “tradizioni inventate” – come le chiamava Hobsbawm* – che si riferiscono alle comunità di sangue, di lingua, di religione, di “destino”, sancite da autorappresentazioni storiche di tipo mitopoietico. Del resto, anche il violento islamismo radicale si propone oggi allo stesso modo, pur coltivando ambizioni neoimperiali immaginate come un “ritorno” alla mitizzata “età dell’oro” dell’impero arabo-mussulmano.

E’ come se l’illusione di rintanarsi nelle nicchie protette di microterritori omologati dalla loro stessa dimensione e comunque fortemente esclusivi (e quindi, se del caso, violentemente razzisti e xenofobi) assicurasse quella protezione reale, non meno che simbolica, che i moderni stati nazionali non sono più in grado di garantire.

Ma tutto ciò si iscrive allora in quella più radicale crisi della modernità che l’attuale mainstream post-moderna declina, a ben vedere , in forme pre-moderne e neppure molto aggiornate. Se il modello sotteso non è più la società laica e individualista della Gesellschaft, ma la comunità organica della Gemainschaft , è evidente che non vi è più posto in essa per la antiquata democrazia rappresentativa. E infatti tutti i neo-micronazionalismi, sono fortemente populistici, basati sulla teoria e soprattutto sulla prassi del modello “un popolo un capo”, senza più le odiate mediazioni parlamentari da sostituirsi con le forme dirette ed esclusive del plebiscito.

Del resto, a ben guardare, il modello contemporaneo, sia pure extra-europeo, più recente e più tetragono a ogni cambiamento se non superficiale, potrebbe considerarsi la teocrazia populistica dell’Iran creato dall’ayatollah Khomeini.

Naturalmente, ogni realtà storica ha le proprie peculiarità e le analogie vanno sempre riconosciute con le differenze. Ma resta il fatto che le tendenze politiche, sociali, culturali in atto, per lo meno in Europa, sembrano andare in quella direzione. Verso una ri-feudalizzazione del continente, verso quel “Medioevo prossimo venturo” di cui scriveva profeticamente tanti anni fa (1971) Roberto Vacca.
Ma in tal caso, la storia non si ripete soltanto “da tragedia in farsa”, ma allestendo nuove e inedite tragedie.

 

 

*Eric Hobsbawm ha sostenuto che la globalizzazione trasforma l’intero pianeta in una specie di Gesellschaft avvertita come sempre più distante dall’essere umano, così anche collettivi politici che fanno riferimento all’area identitaria fanno fittiziamente riferimento alle qualità di Gemeinschaft per riforgiare artificialmente legami di gruppo e le identità.

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