MENU

Vaccinazioni e libertà individuale

giugno 7, 2016 • Bioetica, Uncategorized, z in evidenza

le-docteur-edward-jenner-realisant-le-premier-vaccin-contre-la-variole-en-1796-500x375

 

di Abrate Marta, Collu Katia, Domaine Luisa, Verzé Laura

La vaccinazione rappresenta uno degli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della Sanità Pubblica per la prevenzione primaria delle malattie infettive, in quanto consente di ottenere benefici per effetto diretto sui soggetti vaccinati e per effetto indiretto, inducendo protezione ai soggetti non vaccinati.

L’Italia è tra i pochi Paesi dell’Unione Europea che contempla ancora l’obbligatorietà vaccinale. Attualmente il sistema delle vaccinazioni prevede la suddivisione in due gruppi principali: i vaccini obbligatori e quelli raccomandati, o facoltativi. Lo strumento con cui le strategie vaccinali sono rese operative è il Calendario Nazionale delle vaccinazioni offerte a tutta la popolazione, che rappresenta la successione cronologica con cui vanno effettuate le vaccinazioni.

Tale calendario in Italia è regolato dal Ministero della Sanità, che in questo documento pone allo stesso livello d’importanza le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate. A questo proposito, negli ultimi anni si è ampiamente affrontato il problema della loro liberalizzazione, con proposte riguardanti il superamento dell’obbligatorietà, ma senza dimenticarne l’importanza.

Nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2012-2014, si intende equilibrare le strategie vaccinali in atto nel Paese e comprendere in tutte le Regioni il superamento dell’obbligo vaccinale, individuando un idoneo percorso operativo e amministrativo con la formazione degli operatori sanitari e l’educazione della popolazione, in merito ai benefici della vaccinazione come misura di prevenzione individuale e collettiva.
Tuttavia, esistono alcuni problemi che lo rendono ancora da consolidare. Questo dato è confermato dal calo delle vaccinazioni che si è registrato in alcune regioni italiane. Nella bozza del nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2016-2018, ancora all’esame della Commissione salute della Conferenza delle Regioni, in considerazione dei dati riguardanti il calo delle coperture vaccinali nazionali, si propone di ampliare l’offerta vaccinale del SSN, di garantire equità di accesso ai vaccini di elevata qualità a tutta la popolazione, di migliorare la comunicazione istituzionale per informare i cittadini e contrastare i falsi miti.

Si propone l’introduzione di nuovi vaccini per l’età pediatrica, l’obbligo delle vaccinazioni per la scuola e possibili sanzioni per i medici che scoraggiano i vaccini. Inoltre, l’intervento previsto dal PNPV 2016-18 non vuole penalizzare il bambino non vaccinato, ma è finalizzato a consentire alle ASL, tempestivamente informate, di intervenire senza pregiudicare il diritto all’istruzione dei bambini. Il piano dovrà passare al vaglio del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Attualmente in Italia le vaccinazioni per malattie tipiche dell’infanzia (pertosse, morbillo, rosolia e parotite) e la vaccinazione anti-influenzale per i soggetti a rischio rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), stabiliti dallo Stato ed offerti da parte delle Regioni a tutti i cittadini, ovunque essi siano residenti, come previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

Tali provvedimenti rientrano tutti nell’ottica di garantire da parte dello Stato la tutela della salute a tutti i cittadini, come previsto dall’art. 32 della Costituzione. Ciononostante l’offerta delle prestazioni vaccinali risulta ad oggi piuttosto eterogenea nelle differenti Regioni e, in alcuni casi, anche all’interno della stessa Regione. Va anche ricordato che è stato previsto un giusto indennizzo per gli eventuali effetti nocivi della prestazione sanitaria imposta.
A seguito della riforma dell’articolo V della Costituzione, il Veneto ha sospeso temporaneamente l’obbligatorietà, e altre come la Lombardia, la Provincia di Trento, il Piemonte, la Toscana, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria, Sardegna, non prevedono di sanzionare i genitori che rifiutino questa pratica.
La possibile contrarietà dei genitori ad accettare le vaccinazioni per i propri figli, riscontrata a livello nazionale, deriva principalmente dal timore che possano insorgere delle complicazioni. Nella somministrazione dei vaccini non si tiene infatti in considerazione solo la loro efficacia, ma anche l’eventuale insorgenza di effetti collaterali. Per questo motivo è emerso come anche alcuni medici e pediatri siano riluttanti o contrari alle pratiche vaccinali. Questo determina nel panorama sanitario italiano la frequente mancanza di consapevolezza tra i cittadini dell’importanza dell’intervento vaccinale, con una forte apprensione nei confronti della sua efficacia e sicurezza e una conseguente sottoutilizzazione.

Negli ultimi anni il rifiuto dei genitori a lasciar vaccinare i propri figli si è fatto più frequente assumendo le caratteristiche di un vero e proprio fenomeno di gruppo. A ciò si aggiunge il ruolo dei mezzi di comunicazione, che hanno una forte presa sulla popolazione. Bisogna però ricordare che i primi due anni di vita, che corrispondono al periodo durante il quale vengono iniziate tutte le vaccinazioni, comprendono l’età in cui con grande frequenza si verificano alcune situazioni cliniche, come le convulsioni in corso di febbre e gli episodi infettivi e febbrili, che possono essere erroneamente attribuiti ai vaccini effettuati.
Un fenomeno analogo a quello italiano si osserva anche nella maggior parte degli Stati Europei, in cui si è ridotto il numero di adolescenti che effettuano i vaccini consigliati. La causa più comune sarebbe determinata da una carenza di informazioni e conoscenza, sia da parte degli adolescenti che dei loro genitori, sulle vaccinazioni e sulle malattie che possono essere prevenute.
Risulta quindi utile analizzare i possibili effetti collaterali dei vaccini. Il rischio di complicanze è generalmente piuttosto basso ma la loro incidenza diventa maggiore con la diffusione dell’uso del vaccino tra la popolazione, parallelamente alla riduzione dell’incidenza della patologia infettiva. Da ciò può derivare una errata percezione (sottovalutazione) della gravità della malattia verso la quale ci si vaccina e, al contrario, una sovrastima dell’incidenza degli eventuali effetti collaterali. Esistono tuttavia particolari situazioni o circostanze nelle quali per le vaccinazioni vanno seguite alcune specifiche precauzioni. Tra queste situazioni rientrano a esempio le condizioni di patologia in età evolutiva.
Un recente studio condotto in Italia ha evidenziato una scarsa copertura e un ritardo nelle vaccinazioni nei bambini affetti da diabete tipo I, HIV, sindrome di Down, fibrosi cistica e patologie neurologiche, in contrasto con quanto raccomandato dal Ministero della Salute. Alcune vaccinazioni nei bambini affetti da fibrosi cistica o da diabete mellito sono consigliate: a esempio pertosse, influenza o infezioni da pneumococco e da Haemophilus influenzae. Infatti questi bambini sono più predisposti all’insorgenza di complicanze qualora, privi di copertura vaccinale, contraggano la malattia infettiva.
Tuttavia la paura della comparsa di malattie minori, collaterali al vaccino, in bambini affetti da patologie croniche è uno degli ostacoli più frequenti per l’esecuzione nei tempi specificati delle vaccinazioni. Un altro punto importante è una eventuale carenza nella trasmissione di informazioni ai genitori, a una parte dei quali viene infatti sconsigliato di vaccinare i propri bambini.
Da questo quadro emerge l’importanza di una corretta informazione e una maggiore chiarezza in merito alla pratica vaccinale. Questa inoltre deve riguardare i genitori sia di bambini “sani”, che di bambini affetti da patologie a rischio. Questi ultimi devono essere anche informati in merito alle criticità nell’utilizzo di alcuni vaccini.
Sulla base di questo complesso quadro emergono interrogativi e perplessità. Sembra infatti discutibile che una vaccinazione debba ancora essere resa obbligatoria per essere attuata da tutti, soprattutto se ci si rapporta al concetto che è alla base del consenso all’atto medico, in questo caso tuttavia riferito a minori e quindi delegato ai genitori o a chi ne fa le veci. L’esclusione dell’obbligatorietà deve però considerare alcuni aspetti. Tra questi vi è il rischio che la promozione della libertà di scelta potrebbe consentire di assistere sempre più al rifiuto da parte dei genitori di sottoporre i propri figli alle vaccinazioni, con conseguenze negative, quali abbassamento globale della copertura vaccinale e ricomparsa di alcune malattie infettive, anche gravi, altrimenti controllate.
L’individuo non vaccinato che nel sistema dell’obbligatorietà vede tutelata la sua salute, godendo dei benefici di un bene pubblico pur senza aver partecipato alla sua creazione, non gioverebbe più dell’immunità di gruppo, qualora si assistesse a un abbassamento della copertura vaccinale. Avrebbe luogo così una riacutizzazione complessiva di tutte quelle malattie infettive che possono invece essere controllate con un sistema vaccinale obbligatorio e gli stessi soggetti non vaccinati subirebbero le eventuali conseguenze negative della loro mancata vaccinazione.
Ci si trova pertanto davanti a una conflittualità marcata tra diritto individuale alla libera scelta di sottoporsi a una prestazione sanitaria e diritto alla tutela della salute collettiva che nell’ambito delle vaccinazioni può essere ottenuta solo con una copertura vaccinale che coinvolga l’intera popolazione.
In conclusione, da un punto di vista sanitario si può affermare che, se una malattia è pericolosa, se si dispone di un vaccino efficace, se le complicanze gravi della malattia sono più frequenti e più temibili di quelle della vaccinazione, l’obbligatorietà delle vaccinazioni sia una scelta lecita e necessaria, allo scopo di proteggere al meglio l’intera popolazione e con essa i singoli individui. Tuttavia, da un punto di vista etico, risulterebbe decisamente più adeguato il rispetto della libera scelta di ogni individuo. Fondamentale risulta essere una valida, esplicita e corretta informazione all’interno di un buon rapporto di fiducia tra il medico, il pediatra in particolare, i genitori e i piccoli pazienti, nell’ambito del concetto più ampio del rapporto medico-paziente.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »