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Torino, Tra Fassino e Appendino, il “partito dell’astensione” imperversa

giugno 6, 2016 • Torino Intorno

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di Giulia Della Verde

Scrutinati tutti i 919 seggi, i dati sono ancora ufficiosi, ma garantiscono comunque due certezze alle elezioni amministrative torinesi: il crollo dell’affluenza di ben dieci punti percentuali e la concretizzazione del ballottaggio Fassino-Appendino.

Non che questo scenario si allontani molto dalle ipotesi delineate in questi lunghi mesi di sonnacchiosa campagna elettorale: che “il partito dell’astensione” sarebbe stato il primo e che i due si sarebbero contesi in un testa a testa la poltrona di primo cittadino, era già chiaro da tempo.

Sulla partecipazione al voto il Comune ha diffuso con serenità il dato del 57,15%, 9 punti in meno rispetto alle amministrative del 2011 quando si superò il 66% (ma in quella occasione si votò per due giorni, aggiungono, spolverando polemiche mai archiviate).

Il risultato fu però ben diverso, con la vittoria al primo turno di Fassino con più del 56%, il doppio del rivale principale, Michele Coppola, sostenuto da tutto il centrodestra ancora unito per l’occasione.

Non si delineò minimamente la minaccia pentastellata, che con Vittorio Bertola non raggiunse neanche la soglia del 5%. È d’altronde ormai una leggenda l’inconscia benedizione di Fassino al M5S, con la steccata a Grillo nel lontano 2009, «provi a fondare un partito e vediamo quanti voti prende».

Dimentico della profezia che si autoavvera, nel 2015 lanciò a Chiara Appendino, da lui stesso definita «la Giovanna d’Arco della sala rossa», quello che adesso sembra quasi un invito: «si segga al mio posto e vediamo che cosa sa fare».

La storia più raccontata in queste elezioni amministrative tête-à-tête, diventa adesso per i 5 stelle un mantra da ripetere fino al ballottaggio del 19 giugno. Altri quindici giorni di campagna elettorale e undici punti percentuali che li separano: un abisso per i sostenitori di Fassino che si attesta su un 41,84%, briciole per gli elettori di Appendino al 30,92%.

Tra i due non si è minimamente insinuato un possibile terzo incomodo: nonostante il record di candidati, 17 con 34 liste d’appoggio, nessuno è riuscito a far vacillare di un millimetro il risultato previsto.

Si fa notare solo Alberto Morano, appoggiato da Lega e Fratelli d’Italia, che conquista l’8%, distaccandosi dagli altri due candidati del centrodestra che confermano la disfatta annunciata: né Osvaldo Napoli di Forza Italia, né Roberto Rosso di UDC, riescono a superare il 5%.

È flop anche per il progetto di Giorgio Airaudo, rivale di Fassino da novembre: “Torino in comune” non riesce a raggiungere il 4%, quasi quindicimila preferenze che andrebbero però a ingrossare il risultato di Appendino se si confermasse la teoria del “voto punitivo”.

Gli altri candidati viaggiano sotto la soglia dell’1%, con il picco di Gianluca Noccetti, il più votato tra i non votati, e di Guglielmo Del Pero, con poco più che 400 voti.

In attesa dei dati definitivi, i due candidati sindaci ripartono in quarta: Appendino ringrazia tutti per il voto e annuncia il ballottaggio (con una foto che li ritrae entrambi: lei sorridente e luminosa, Fassino oscuro e tenebroso); più cauto il sindaco uscente, che si dichiara però quanto mai fiducioso.

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