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Amministrative in salsa piemontese

maggio 30, 2016 • Torino Intorno, z in evidenza

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di Giulia Dalla Verde

A una settimana dalle elezioni amministrative è ormai chiaro che a Torino il voto non riserverà grandi sorprese rispetto agli scenari già delineati; più oscura ed enigmatica sembra invece la strategia architettata dal centrodestra torinese, alle prese con gli ultimi giorni disponibili per redigere la cronaca di una sconfitta annunciata. Dai suoi stessi candidati.

Già dalle premesse si erano intraviste scintille: mesi di fatiche, veleni e isterie per trovare il Candidato, con la C maiuscola, in grado di tenere testa a Fassino. Uno evidentemente non era sufficiente, così il centrodestra ha fatto che presentarsi spaccato in tre parti, con le quali deve essere sembrato più facile conquistare la poltrona di sindaco.

l primo a essere sceso in campo è stato Roberto Rosso, il candidato di Udc, Ndc e degli ossimorici Moderati in Rivoluzione; quasi in extremis per Forza Italia Osvaldo Napoli, il “Bertolaso torinese”, come affettuosamente l’ha ribattezzato lo stesso Berlusconi. La scelta più meditata sembrava essere quella della Lega, con il notaio Alberto Morano elemento di spicco dell’alta borghesia torinese, fin dagli albori tenacemente voluto dal Carroccio. I tre si sono dati a una sportiva competizione, con una sobria campagna elettorale al veleno, amorevoli insulti e vicendevoli scomuniche.

Dimentico della recente maledizione da lui stesso inflitta a Osvaldo Napoli, che in un accesso di sincerità aveva confessato il voto per Fassino all’eventuale ballottaggio, Morano, nell’incontro organizzato dal Comitato Collaborazione Medica al Teatro Gobetti, ha ammesso una convergenza di vedute proprio con il sindaco uscente. E non un’intesa su un tema qualsiasi, ma proprio sul piatto forte del suo partito, l’immigrazione, oggetto del dibattito a cui hanno partecipato i tre candidati Fassino, Morano e Napoli; grandi assenti Giorgio Airaudo (avrebbe voluto mandare qualcuno di preparato, «non essendo un “tuttologo”», ma gli organizzatori hanno rifiutato la proposta) e Chiara Appendino (impegnata con gli ambulanti di Porta Palazzo).

Morano ha anche specificato che il suo insistere su una futura Torino multietnica, sulla scia delle grandi capitali europee, è dovuto soprattutto al matrimonio con una donna di origini caraibiche e nigeriane di cui è vedovo e che aveva supportato nella lotta per i diritti degli immigrati: «venti anni fa vissi sulla mia pelle la non accettazione dello straniero: ma la città oggi è cambiata». È quasi più in linea con il Carroccio il bistrattato Napoli, che in uno slancio di ovvietà si è ancorato saldamente al «rispetto per le nostre tradizioni e della nostra cultura».  Ma se Fassino incassa sornione gli elogi di Morano, il colpo è troppo forte per Matteo Salvini, che si è sentito in dovere di scendere dalla ruspa per scomunicare prontamente il suo candidato: «Torino ha già dato troppo agli immigrati, ora è giunto il momento di occuparsi degli italiani».

Riccardo Molinari, segretario nazionale della Lega, si spinge in argomentazioni più argute, accusando, al contrario delle lodi di Morano, Fassino e Pd di aver creato «una situazione limite che adesso ci troviamo a denunciare». Per fortuna che oltre alla diagnosi Molinari ci rivela anche la cura, «la chiusura delle frontiere e la regolamentazione dei flussi, da accordare con le esigenze del mercato del lavoro».

Se il suo partito prende distanza, Morano invece non indietreggia di un passo: «sono un uomo libero, ragiono con la mia testa», afferma sostenendo la necessaria integrazione dei bambini figli di extracomunitari. Vedremo al voto come i fedeli della Lega ripagheranno tanta licenza poetica.

Più che annunciata la disfatta sembra premeditata. Almeno vediamo qualche colpo di scena in questa campagna elettorale, tra ilarità e amarezza, mentre nella Lega si fa strada l’ipotesi del voto disgiunto (magari con il quasi omonimo Giovanni Salvini, uscito dal cilindro di Renzo Rabellino per la lista civetta “Lega Padana Piemont”, ripetendo il colpo del 2001 quando con un certo Gianfranco Rosso rubò ben due punti percentuali all’originale Roberto).

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