MENU

Torino a tutto Jazz, l’avventura continua

aprile 24, 2016 • Torino Intorno, Uncategorized, z in evidenza

dd10e776-1713-4b33-a936-1103b6fa6387

 

di Giulia Dalla Verde e Giulio Niola

TJF, bilancio primo week end. Caratteri Liberi si è lasciato trasportare dalla grande festa del jazz e di tutte le altre arti per l’intero fine settimana, a partire dal via ufficiale “a tutto Fringe” di venerdì 22 aprile.

 

TJF – Venerdì 22 aprile

d5b2cb39-47a8-46eb-8bcb-712b3e0d7133

È stato lo stesso Stefano Zenni, l’uomo dietro al Torino Jazz Festival, ad aver inaugurato nel pomeriggio la manifestazione: in dialogo al Circolo dei Lettori con Claudio Sessa, ha tracciato per i proseliti più coraggiosi una strada originale alla scoperta della storia del jazz.

Il “profumo di Festival” ci ha poi trascinato in piazza Vittorio, quartier generale dell’altra metà del TJF: street food, la jazz talk su bollicine ed effervescenza con Teo Musso, leader della birra artigianale piemontese; e ancora, la trainante esibizione dei Supagroove Night al Caffè Elena e del giovane trio salentino LUZ. La cena all’NH Hotel di piazza Carlina è stata un assaggio per neofiti con il Raimondi Picchioni Duo, un invito ad avvicinarsi alle ricette base del jazz: senza eccessi, ha accontentato certo chi a digiuno, fornendo un utile alfabeto per affrontare più consapevoli il resto della serata.
Grande l’emozione con Marije Nie, per “Music on the River”, l’appuntamento su zattera Fringe di fronte al Circolo Esperia. Per chi si trovava dall’altro lato del Po era più una prova di immaginazione, certo premiata dal passaggio in barca della tap dancer olandese a bordo Murazzi per godere dell’abbraccio di entrambe le rive.
Complice il basso volume delle tanto celebrate Night Towers, gli EDNA, il trio più atteso di questa prima serata Fringe, hanno faticato a raggiungere «il coinvolgimento all’ennesima potenza» promesso nel programma. Il TJF l’abbiamo alla fine scovato in posti più imprevedibili, come il Magazzino sul Po e il Mad Dog, con l’Open Session di Fabio Giacchino al pianoforte, Mauro Battisti al contrabbasso, la batteria di Tony Arco e i vari guests che li hanno accompagnati in un’improvvisazione che ha trascinato la prima notte jazz fino alle tre del mattino.

 

3ab3a52f-3c7f-466d-b946-2a05c4cc826e

TJF – Sabato 23 aprile
Il TJF si ripropone un programma fitto, con una serie di eventi in parallelo che obbligano a una selezione. Noi abbiamo scelto un sentiero meno battuto, che si scosta dai grandi appuntamenti MAIN, per godere di un Festival dai sapori meno noti. Incominciamo alle cinque del pomeriggio con “Frammenti di Lady Macbeth” nell’insolita cornice del Museo d’Arte Orientale, colmo di una piccola folla in coda per assistere all’esibizione. Abbiamo chiesto a Simona Bucci, coreografa della compagnia omonima, di raccontarci l’origine di questo frammento tratto dallo spettacolo “Enter Lady Macbeth”, produzione ispirata dal personaggio shakespeariano. «Abbiamo accettato con entusiasmo l’invito appena saputo che lo spettacolo si sarebbe svolto all’interno del MAO, ci è parso subito il posto ideale, adatto ai corpi semplici e crudi delle danzatrici».

Per la prima volta a Torino, la compagnia Bucci lavora da due anni a questo progetto, che prevede nell’originale un insieme di cinque figure che si sovrappongono come diverse sfaccettature di un’unica personalità. «Nella coreografia ho utilizzato quello che in architettura viene definito un “esploso”, rappresentazione grafica in cui le pareti stesse vengono aperte e stese sul foglio. Generalmente vediamo Lady Macbeth come una figura ambiziosa, assettata di potere.

Io l’ho utilizzata in forma metaforica perché chi di noi non porta anche quei colori dentro sé? ». Le due danzatrici, Sara Orselli e Frida Vannini, si inseguono sul freddo pavimento di pietra del MAO, in un duetto viscerale in cui l’una spinge verso il basso l’altra, che sfugge, si risolleva, cede. «Vogliamo raccontare le nostre contrapposizioni ed esigenze attraverso le qualità del movimento.

Se la scrittura funziona, è questo lo stato emotivo che si risveglia nel pubblico».
La fascia aperitivo è forse la più democratica del TJF: lasciatoci alle spalle il MAO, in piazza Vittorio ne abbiamo trovate per tutti i gusti. Tra le tante offerte, ci siamo fatti tentare dal quartetto Paolo Porta Dino Rubino al Caffè Elena e in Drogheria da Arnou de Melo Quartet, una sinergia tra atmosfere brasiliane e jazz contemporaneo. Per chi se lo fosse perso, potrà avere occasione di risentirlo il 6 maggio al Capolinea 8.

La prima delusione di questo TJF ci coglie al Circolo Esperia: evento gratuito da programma, il concerto con il duo Di Gennaro e Biggio risulta in realtà non accessibile a chi non avesse prenotato la cena. Poco male in una notte che ha ben più da proporre e che sa riservare comunicazioni più sincere. Spostandoci dai luoghi più noti, il nostro viaggio ci ha condotto al Capolinea 8 di via Maddalene 42, piccolo locale in cui si è scritta parte della storia jazz di Torino, dalla chitarra di Franco Cerri alla tromba di Chet Baker.

All’interno del borgo della vecchia Manifattura Tabacchi, quartiere Regio Parco, non sembra neanche di essere a Torino, con le sue case basse, i giardini e una tranquillità da paese di campagna. E non sembra neanche di essere al TJF, perché il jazz questo borgo lo frequenta tutto l’anno, ne ha scritto la storia, ne ha segnato le strade.
Sappiamo non essere mancate le vibrazioni a bordo Po, ieri sera affidate al violinista Remi Crambes, e che i Food hanno preso possesso delle Night Towers. I locali Fringe si saranno contesi questa seconda notte del TJF, ma noi, la nostra, l’abbiamo riservata al Capolinea 8 e all’Italian Giant 4ET che ci ha intrattenuto, e non solo con la musica, fino alle ore piccole. Ma questa è un’altra storia che, presto, vi racconteremo.

E oggi?
L’affluenza sembra sfiorare il record in una domenica che per una volta non teme l’arrivo del lunedì. In una soleggiata piazza Vittorio si balla blues e Charleston con il primo appuntamento Swing Fever, guidato dalla Gatsby Orchestra di Sergio Di Gennaro. Bissiamo volentieri l’esibizione del contrabbattista Arnou Texeira da Melo, in dialogo con il sax di Gledison Zabote. La Galleria Subalpina è gremita per le sonorità latineggianti del duo brasiliano. Proseguiamo per l’appuntamento più MAIN del nostro percorso fino a oggi, facendo tappa al Teatro Piccolo Regio.

È tutto sold out per il progetto “Ultimo cielo. Sopra Gallizio” di Battista Lena, una commistione tra musica e arti visive, tra musicisti amatoriali e professionisti. Chi non fosse riuscito a entrare, ha sicuramente dimenticato la delusione con un giro tra locali più accessibili, come il Caffè Elena, con il trio di Paolo Porta, e la Drogheria, con i The Bridges e le loro atmosfere hard bop. Per l’ora di cena optiamo per un gremito Caffè des Arts, un appuntamento che è un tributo a Jean-Luc Ponty con il violinista Remi Crambes, mentre recuperiamo le nostre energie prima di proseguire con la terza notte del TJF.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »