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Lo stupore della ministra sull’obiezione di coscienza

aprile 13, 2016 • Bioetica, z in evidenza

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di Seila Bernacchi

Obiezione di coscienza all’interruzione di gravidanza. La chiarezza dei numeri e lo stupore di una ministra.

E’ stato reso noto l’11 aprile scorso il parere della Commissione per i diritti sociali del Consiglio d’Europa sull’applicazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (194/78) nel nostro Paese. Nella deliberazione il Consiglio d’Europa prende atto – accogliendo il ricorso della CGIL et. Al – della spropositata percentuale di obiettori di coscienza all’interruzione volontaria di gravidanza che di fatto rende disattesa e in talune regioni impossibile la piena applicazione della legge in materia di aborto (oltre che produrre discriminazioni tra personale sanitario obiettore o non obiettore).

Che la L.194/78 sia nel nostro Paese inapplicata per l’enorme percentuale di medici, anestesisti e personale non medico che si rifiutano di prendere parte al servizio cui le donne hanno diritto non è una novità.
Non a caso questo stato di cose è denunciato da anni e sia i medici non obiettori, sia settori dell’associazionismo denunciano la gravità di questa situazione tutta italiana. La Consulta di Bioetica ONLUS promuove addirittura a partire dal 2012 una campagna nazionale contro l’obiezione di coscienza dall’emblematico titolo “IL BUON MEDICO NON OBIETTA”.

Le donne che non trovano adeguata assistenza alla loro richiesta di salute riproduttiva e – per quanto i dati non siano precisamente quantificabili – vi è un ritorno all’aborto illegale nell’impossibilità o nel colpevole intralcio di poterlo effettuare presso strutture sanitarie e con monitoraggio medico adeguati.

Non è una novità, eppure la Ministra della Salute Lorenzin si dice stupita di un parere espresso il 12 ottobre 2015 e reso pubblico solo ieri. Ora, la Ministra di cosa si stupisce visto che le due ultime relazioni al Parlamento in materia di ivg sono state da Lei presentate?

Si stupisce di se medesima, quando nella relazione presentata a settembre 2013 (dati preliminari 2012, definitivi 2011)sosteneva nel presentare il testo che “Il numero globale dei ginecologi che non esercita il diritto all‟odc è quindi sempre stato congruo al numero degli interventi di IVG complessivo e risulta tale anche nel 2011 relativamente ad ogni singola regione, come si evince dalla seguente tabella”?
Allora, il numero dei ginecologi obiettori risultava essere su media nazionale del 69,3% con picchi in regioni come il Molise, la Campania, la Basilicata, che si approssimano al 90%. La Lorenzin riteneva però che il numero dei non obiettori fosse congruo, gli aborti in calo e dunque nessun problema.

Ma c’è un argomento fortissimo oltre allo stupore che la Ministra mette in campo reagendo al richiamo del Consiglio d’Europa: “i dati sono vecchi”.
Ora potremo stendere un velo pietoso su queste dichiarazioni ma la menzogna unita alla volontarietà con cui si tenta di truffare l’opinione pubblica si fa talora insopportabile. Andiamo ai nuovi dati, quelli presentati dalla stessa Lorenzin il 26 ottobre 2015 (2 settimane dopo che il Consiglio d’Europa si era già espresso), questi dati attestano la media nazionale degli obiettori tra i ginecologi al 70%, in Regioni come il Molise e la Basilicata superano il 90%, nel Lazio sono l’80%, in Veneto il 76,2%, in Sicilia all’87,6%; escluse le province di Trento e Bolzano (rispettivamente 60% e 92,9%) su 19 regioni italiane in 16 la percentuale di ginecologi obiettori supera il 60%.

Non a caso e visto che probabilmente già era a conoscenza della ‘bacchettata’ del Consiglio d’Europa, in questa Relazione al Parlamento la Lorenzin tiene a precisare che“Nel 2013 si evincono valori elevati di obiezione di coscienza, specie tra i ginecologi (70.0%, cioè più di due su tre) con una tendenza alla stabilizzazione, dopo un notevole aumento negli anni.” E richiama gli articoli della 194/78 in cui si precisa che le strutture autorizzate sono tenute ad assicurare le procedure richieste e che l’obiezione di coscienza non esonera il personale sanitario dall’assistenza dovuta prima e dopo la procedura.

Forse si era già accorta che tra le donne che hanno diritto a una prestazione sanitaria e i medici che si rifiutano di assicurarla i numeri non erano poi così congrui già da un bel po’.
Ma la Ministra oggi si stupisce e deve vedere le carte.
Molte donne in questo Paese – siano esse autoctone o straniere – non hanno bisogno di vedere le carte. Perché i danni e la sofferenza che il diritto all’obiezione di coscienza– oggi del tutto ingiustificato – che un medico oppone e impone li vivono sulla propria pelle.
Sempre la solita meschina faccenda tra i diritti e la libertà di coscienza di alcuni e la violazione del diritto degli individui – le donne in questo caso – di pianificare la propria vita come meglio ritengono per se stessi senza arrecare danno ad altri.

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