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Dislessia, non c’è cura perchè non c’è patologia

aprile 6, 2016 • Paralleli, z in evidenza

 

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di Cristina Milazzo*

In questi giorni si è diffusa (suscitando molte perplessità e allarme) la notizia di una sperimentazione effettuata dal gruppo del Prof. Vicari al Bambin Gesù su un campione di 18 bambini e adolescenti con problemi di lentezza nella lettura (dislessia evolutiva).
Il dato fondamentale da cui partire, è che non esiste terapia se non c’è patologia (e essere DSA non è una patologia ma una caratteristica.

Negli anni passati ci sono state proposte dal mondo dei Dsa diverse metodologie per migliorare velocità di lettura, memoria, calcolo, ricordo ad esempio il metodo Davis.
Quando i miei figli erano piccoli ho studiato attentamente ogni metodo per valutare se potesse in qualche modo essere utile ad alleviare la loro fatica e frustrazione.
Ho sottoposto uno di loro alla logopedia per diversi anni e non posso confermare che abbia avuto grandi risultati.
Adesso, di fronte a questa ricerca inorridisco e mi chiedo se, 12 anni fa, l’avrei valutata come ho fatto con i diversi metodi e “cure” proposte.
A mio avviso c’è una differenza importante: 12 anni fa esistevano maestre che ignare del significato di Dsa punivano mio figlio, in seconda elementare lo facevano uscire alla lavagna per deriderlo quando commetteva errori di grammatica, quando leggeva lentamente.

In prima media stessa cosa di fronte al l’incapacità di ricordare un paio di tabelline. Per difenderlo da queste frustrazioni la nostra lotta con insegnanti e presidi era quotidiana, ha cambiato scuola diverse volte, abbiamo minacciato e denunciato, non c’era una legge che ci tutelava e riconosceva i Dsa
. Oggi c’è C’è una legge che prevede una didattica personalizzata e inclusiva, che afferma che la dislessia non è una patologia, che pretende formazione per i docenti, ci sono prassi didattiche efficaci collaudate.
12 anni fa non si sapeva bene cosa fosse la dislessia, oggi sappiamo che è’ una neurodiversità e che ci vuole una buona didattica inclusiva multi sensoriale e insegnanti preparati.
Che i dislessici spesso prediligono il canale visivo, che necessitano di “agganci” per sviluppare la memoria e che rapidità di lettura e assenza di errori ortografici si possono raggiungere con il pc.

Se 12 anni fa avessi avuto questo genere di rassicurazioni e certezze probabilmente non avrei neanche preso in esame i vari metodi e cure proposte, avrei valutato solo la scelta di una scuola più preparata.
Abbiamo raggiunto questa consapevolezza solo qualche anno fa e l’aver trovato una scuola attenta e preparata ha confermato le nostre certezze. Rimango dell’idea che la soluzione sia nella didattica, non una didattica facilitata o semplificata ma una didattica efficace.
Usare metodi comunicativi diversi per coinvolgere tutti gli stili cognitivi degli alunni, tornare agli esperimenti pratici, partire dalle numerose prassi collaudate per crearne di nuove, pretendere insegnanti più attenti e volenterosi, ricalibrare gli obiettivi didattici e lavorare per il loro raggiungimento.
Si dovrebbe per una scuola più motivata e motivante, per insegnanti più consapevoli dei diversi metodi di insegnamento e meno legati alle loro abitudini e zone di confort, per la libera fruibilità dei testi digitali, per la consapevolezza del proprio stile di apprendimento.

Oggi questa ricerca riporta la dislessia a qualcosa da modificare, curare, interrompere, allontana l’attenzione alla didattica.
Non mi piace la strada che stanno percorrendo il Ministero della sanità e il Bambin Gesù di Roma, ritengo che l’accordo che hanno intrapreso in merito ai Dsa, che comprende anche altre azioni, vada in direzioni opposte alla Legge e a quello che sono i dislessici. Ci sarebbe bisogno di un grande aiuto da parte delle associazioni che tutelano il vero interesse dei Dsa, per riportare soldi e sinergie verso reali necessità e direzioni.

 

*Cristina Milazzo – ex  segretario Nazionale Agiad, ora Presidente Club Milano Liberty    International Inner.

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3 Responses to Dislessia, non c’è cura perchè non c’è patologia

  1. Flora ha detto:

    Sono mamma di bambini con DSA e pedagogista e ringrazio per questo articolo con il quale concordo in pieno. Grazie mille.

  2. Lilia ha detto:

    Difficile farlo capire alla maggioranza degli insegnanti che ti rispondono che sanno tutto della dislessia e poi insegnano nel modo opposto e fanno verifiche in cui cronometrano il 30% in piu’ di tempo e non un secondo oltre e ai colloqui ti dicono sempre che il ragazzo e’ troppo lento e deve sveltirsi!!!

  3. Marilena ha detto:

    Sono daccordissimo specialmente sulla didattica no semplice ma efficace!!!!!!!

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