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Che cosa succede nella bioetica italiana?

aprile 6, 2016 • Bioetica, z in evidenza

di Maria Teresa Busca
L’1 e il 2 aprile si è tenuto a Novi Ligure il VII Convegno Nazionale della Consulta di Bioetica con un programma improntato alla riflessione sullo stato dell’arte nel mondo della bioetica in Italia. La parte centrale è stata, infatti, dedicata al tema: Bioetica in crisi? Regressione, assestamento o nuove forme di sviluppo?
Per tracciare un quadro completo è opportuno risalire agli anni 60-70 del secolo scorso quando nelle società tecnologicamente avanzate l’etica ha imboccato nuove direzioni teoriche e pratiche dietro la spinta di una secolarizzazione sempre più evidente.

Nel clima di grande espansione culturale e sociale che si era creato, la bioetica ha trovato uno spazio sempre più ampio nell’argomentazione dei diritti civili in riferimento all’ambito biomedico. Sono stati richiesti i Comitati etici a tutela del paziente e c’è stata la rivendicazione massiccia e pressante dell’aborto medicalmente assistito che è diventata l’emblema della fine dell’atteggiamento millenario informato alla sanctity of life. L’avvento della fecondazione in vitro negli anni ’80 per un verso ha rafforzato il movimento bioetico, ma per l’altro ha suscitato nuove perplessità in alcuni settori ed è diventato fonte di divisioni.
Oggi la situazione sociale si è significativamente modificata: il movimento dei diritti civili non è più così incalzante e i fondamentalismi sembrano nuovamente saper monopolizzare l’attenzione e mettere in crisi le richieste proprie del pluralismo. Così a distanza di quasi mezzo secolo, la bioetica si trova ad affrontare nuove sfide. In questo quadro variegato e complesso, negli ultimi anni si è inserito il pontificato di Francesco, che sulla bioetica sembra avere una linea diversa rispetto a quella dei precedenti.

Mentre per Giovanni Paolo II la bioetica aveva una posizione prioritaria e il “Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù” costituendo “il nucleo centrale della sua missione redentrice” (Evangelium Vitae, n. 1, 1995), per Francesco al centro stanno i tanti problemi sociali generati dalla “cultura dello scarto” e i temi bioetici sono un aspetto tra gli altri, come la guerra, l’emigrazione, la fame e lo sfruttamento, e non sono necessariamente i più importanti. L’effetto di questo spostamento di attenzione è che schemi che parevano duraturi sono scombussolati: cambiano gli orientamenti e chi prima era avversario oggi diventa compagno di viaggio e viceversa. Al riguardo le vicende circa il matrimonio paritario sono paradigmatiche: femministe che sono state per l’apertura di nuovi orizzonte sono oggi in linea con proscrizioni nette, e viceversa cattolici che parevano chiusi a tutto mostrano dubbi o anche aperture significative.
In breve, la bioetica si trova a affrontare sia questioni interne che riguardano il ruolo da svolgere, sia problemi derivanti dal cambiamento delle circostanze storiche generali. Diventa pertanto legittimo chiedersi: che cosa deve promuovere la bioetica? Quale direzione può e deve imboccare? In particolare in Italia come relazionarsi con le altre dinamiche pubbliche?
Hanno discusso su questi temi Maurizio Mori, presidente della Consulta, Carlo Flamigni del Comitato nazionale di Bioetica, Palma Sgreccia dell’Istituto internazionale di teologia pastorale sanitaria “Camillianum”, Luca Savarino della Commissione bioetica chiese battiste, metodiste e valdesi, Luca Lo Sapio della Consulta di Bioetica e Piergiorgio Donatelli dell’Università La Sapienza di Roma.
Il dibattito è stato molto articolato, data la diversità delle posizioni dei partecipanti, le tematiche trattate sono state quelle oggi più attuali. Si parlato per esempio di temi come la genitorialità, di cui è stato messo in evidenza che è un sentimento e non un istinto.

Altro tema di grande attualità e importanza è stato la gravidanza per altri. La questione della vendita del grembo, si è detto, è una questione sociale. Se una madre in India offrendo il suo grembo e ricevendone un adeguato compenso, alleva i suoi figli, non fa patire loro la fame e li veste, come la si può condannare? Dovrebbe essere la società a metterla in condizioni di non dover vendere il grembo o altre parti del corpo. Si è parlato della possibilità, attraverso studi e ricerche di realizzare l’utero artificiale, ma ci si è chiesti se la ricerca scientifica e i relativi investimenti economici non debbano essere indirizzati verso studi tesi a migliorare la vita di tutti. Si è discusso a lungo sulla legge naturale, con i vari punti vista, il richiamo più importante è stato fatto dalla teologa Sgreccia e il livello del dibattito è stato molto elevato. Gli aspetti giuridici e politici della bioetica sono stati evidenziati da Savarino, mentre Donatelli ha sottolineato come la politica sia la grande assente e questo comporti comunque uno spaesamento per i cittadini.
Sabato 2 aprile la giornata ha avuto inizio con la premiazione dei vincitori del PreGio, un premio che viene assegnato ai quattro migliori saggi bioetici pervenuti alla giuria nel corso del precedente anno.

La Consulta, è stato sottolineato, come si impegna molto per la scuola altrettanto fa con i neolaureati per offrire ai giovani studiosi occasioni e possibilità. Tutto questo per contribuire alla formazione degli studenti e per renderli consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Lo scopo è quello di preparare le nuove generazioni a rifiutare l’indifferenza e la passività di fronte ai tanti mali che minano alla base la nostra società e pesano inesorabilmente sul loro futuro.
Dunque formare cittadini con senso civico, ovvero in grado di assumere la responsabilità individuale delle proprie scelte e in grado di pensare con la propria testa, al fine di conquistare l’indipendenza e l’autonomia morale.

È stata poi presentata ufficialmente la nuova “Biocard” da Giacomo Orlando, vicepresidente della Consulta. Il documento è il frutto del lavoro di una commissione che in questi mesi ha lavorato per preparare una nuova versione del testamento biologico che i cittadini potranno sottoscrivere e depositare presso i notai o gli uffici comunali. La Consulta aveva lanciato la prima edizione della Biocard già nel 1990 con lo scopo di aiutare i cittadini a decidere in anticipo a quali terapie mediche essere sottoposti nel caso in cui una malattia inguaribile o terminale li dovesse privare della capacità di esprimersi. Sottoscrivendo la Biocard ciascuno potrà rendere note le proprie scelte nel caso in cui finisse in stato vegetativo permanente o fosse affetto da grave danno cerebrale.
In Italia non esiste ancora una legge che regolamenti il valore del testamento biologico, ma sta crescendo il numero di persone che chiede di poter avere un fine vita dignitoso e consono al proprio progetto di vita.
Con la Biocard le cose potrebbero essere destinate a cambiare. Si sono moltiplicate infatti le iniziative promosse con la collaborazione dei notai disposti a ricevere gratuitamente gli atti di volontà. Infatti a discutere della Biocard c’era anche il notaio Franco Borghero che ha assicurato l’appoggio della sua categoria.
Il Convegno è stato molto partecipato e il dibattito con il pubblico intenso e significativo.

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