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La Polonia e il “ritorno alle origini cristiane”

aprile 5, 2016 • Sui Generis, z in evidenza

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di Matteo Cresti

La Polonia sembra essere per noi un paese lontano e marginale. Agli estremi confini orientali dell’Unione Europea, vi fa parte dal 2004, ce la ricordiamo come uno stato povero e fonte di emigrazione, oppure ce la ricordiamo come la patria di Wojtyla o di Solidarnosc.
Certamente è stata una delle roccaforti del cristianesimo cattolico, al confine con territori che per lungo tempo sono stati politeisti, e adesso luterani o ortodossi. L’appartenenza alla chiesa cattolica è uno dei tratti identitari della nazione polacca.

Oggi più che mai sta diventando una bandiera, sotto cui radunare il paese contro l’Europa, contro gli immigrati, e un velo che faccia da diversivo alle manovre autoritarie dei suoi governanti.
Questa volta ad essere sotto attacco non sono gli sparuti migranti islamici che l’Europa chiedeva che venissero accolti a Varsavia, ma il diritto di aborto.

Già in campagna elettorale il presidente Duda aveva promesso che avrebbe mandato in carcere le donne che avrebbero fatto un aborto (http://caratteriliberi.eu/2015/05/26/in-evidenza/elezioni-polonia-cambiare-perche-nulla-cambi/). Adesso cerca di mantenere quella promessa.
Non è che in Polonia l’aborto sia perfettamente legale e praticato. Anzi. L’aborto viene consentito alla donna solo in casi molto isolati ed estremi: in casi di stupro, in casi in cui la gravidanza o il parto costituirebbero un pericolo per la madre, nei casi in cui il feto sia portatore di gravi malattie che una volta nato lo condurrebbero alla morte o ad atroci sofferenze.

Ora il governo vuole arrivare alla proibizione totale dell’interruzione volontaria di gravidanza, come affermano i sostenitori del presidente: “la difesa del bambino va sopra ogni cosa”, anche alla salute della madre; “dobbiamo e vogliamo restaurare il primato dei valori cristiani di difesa della vita, e distanziarci dal comodo comportamento dell’Europa secolarizzata”.
Tutto ciò avvallato dalla Conferenza Episcopale Polacca, che è in polemica con Papa Francesco per aver scelto di dare il primato ai temi sociali, piuttosto che a quelli della bioetica.

La Polonia sta dunque scegliendo di posizionarsi su un fondamentalismo religioso sempre più spinto, richiamandosi alle origini cristiane. Un fondamentalismo cieco, che se la proposta di legge passerà, metterà al mondo orfani, figli poco amati ed enormi sofferenze.
Costringere una donna che rischia la vita con la propria gravidanza, a portarla avanti, è condannarla a morte, e mettere al mondo un orfano. Costringere una donna vittima di stupro a mettere al mondo il frutto di quello stupro è condannarla alla sofferenza, a una doppia sofferenza: non solo lo stupro, anche la gravidanza.

Costringere la donna a dare alla luce un figlio gravemente malato e che dopo qualche ora di atroci sofferenze morirà, non è volergli imporre un carico emotivo eccessivo?
Il fondamentalismo religioso polacco rischia di essere ancora più cieco di quello cattolico, che avvalendosi di alcuni espedienti teorici come la differenza tra uccidere e lasciar morire consente in alcuni casi la soppressione del feto.
Questo quando l’uccisione del feto è una conseguenza prevista ma non voluta di una certa pratica clinica, come nel caso dell’asportazione di un utero canceroso, che però porterà anche alla morte del feto che vi ha attecchito.

Così scriveva infatti Pio XII “Se, per esempio, la salvezza della vita della futura madre, indipendentemente dal suo stato di gravidanza, richiedesse urgentemente un atto chirurgico, o altra applicazione terapeutica, che avrebbe come conseguenza accessoria, in nessun modo voluta né intesa, ma inevitabile, la morte del feto, un tale atto non potrebbe più dirsi un diretto attentato alla vita innocente.
In queste condizioni l’operazione può essere considerata lecita, come altri simili interventi medici, sempre che si tratti di un bene di alto valore, qual è la vita, e non sia possibile di rimandarla dopo la nascita del bambino, né di ricorrere ad altro efficace rimedio” (Pio XII, Discorso al “Fronte della Famiglia” e all’Associazione Famiglie numerose, 27 novembre 1951).

Voler proteggere il bambino a tutti i costi, rischia di voler condannare la madre a tutti i costi. Se la gravidanza ha il rischio di essere una condanna a morte senza via di uscita, chi vorrà intraprenderla?
A questo i politici polacchi hanno pensato?
La proposta di Duda è una nuova forma di distrazione di massa della cittadinanza da altri problemi, una nuova proposta demagogica e populista che non guarda alla conseguenze, ma solo alla pancia degli elettori.

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One Response to La Polonia e il “ritorno alle origini cristiane”

  1. ewa ha detto:

    Quante balle…Il governo non è la Polonia.Governo scelto da 18/100 del popolo…Perché non scrivete quante proteste ci sono in varie città? ,non siamo d’accordo con fanatici religiosi ché presentano tutti.Prima di scrivere assurdi,meglio informarsi bene.PS.Polacchi invece ricordano Italia come un paese di grande povertà,paese fascista,pieno di mafiosi e gente che sempre urla…

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