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Sulle ali della poesia, Pier Paolo Pasolini, Sassari lo ricorda

aprile 3, 2016 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

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di Luigi Coppola

Inaugurata a Sassari il 31 marzo scorso, nella sede della Fondazione di Sardegna, “PPP Pier Paolo Pasolini – sulle ali della poesia”. La mostra sullo scrittore e regista, uno fra i primi intellettuali del secondo dopoguerra italiano, è stata pensata nel 2015, quaranta anni dopo la tragica morte, avvenuta il due novembre 1975.
L’iniziativa, sostenuta dalla stessa Fondazione in collaborazione con l’associazione Time in Jazz, fruisce del patrocinio del Ministero dei beni culturali e del turismo. Si articola in tre sezioni che vivono intorno agli struggenti scatti fotografici sviluppati in bianco e nero realizzati dal fotografo romano Dino Pedriali, pochi giorni prima della violenta e misteriosa scomparsa del regista. Attribuita in sede penale, dopo un complesso processo, peraltro riaperto a trenta anni di distanza dall’omicidio, al gesto isolato di Pino Pelosi. Sulla dinamica del tragico evento, permangono una serie di teoremi e dubbi, alimentati dalle versioni contrastanti fornite dallo stesso omicida.

L’inaugurazione è stata anticipata con i saluti dei promotori che hanno intrattenuto per alcuni minuti i numerosi partecipanti presso la sala conferenze del prestigioso e antico fabbricato in via Carlo Alberto, a pochi passi dalla Piazza Italia.
«Ben venga l’iniziativa della Fondazione che qui a Sassari ha organizzato una mostra su Pasolini su proposta dell’associazione Time in Jazz». L’incipit della vice presidente, professoressa Simonetta Sanna, ha ricordato il ruolo decisivo del primo ente noprofit regionale, capace di erogare circa 16 milioni di euro l’anno per sostenere le principali iniziative ad alto contenuto culturale. Che impattano fortemente nella coesione sociale dell’isola.
All’unisono il direttore generale Carlo Mannoni, ricordando la svolta innovativa della Fondazione (mutata anche nella nuova denominazione) e la forte vocazione alla modernità di Pasolini, ha segnalato l’osmosi fra Cagliari e Sassari nella fruizione pubblica delle pregevoli sedi istituzionali. Una triste coincidenza segna questa presentazione, preceduta di poche ore
dalla scoperta dalla profanazione del giardino di Ostia dedicato a Pier Paolo Pasolini, rivendicata da ignoti delinquenti firmatisi “Militia”.

La mostra “PPP Pier Paolo Pasolini – sulle ali della poesia”, curata da Giannella Demuro e Antonello Fresu, è realizzata dal PAV, il progetto di arti visive dell’associazione Time in Jazz. All’allestimento vi partecipano anche il Comune e l’Università di Sassari, con la collaborazione della Collezione Lucio e Giovanna Rovati, la Johan & Levi Editore e la Sardinia Ferries.
E’ la stessa De Muro a narrare la genesi progettuale della mostra. Che nel sottotitolo riprende il tema sviluppato nell’edizione 2015 del festival jazz di Berchidda (cuore della omonima associazione) intitolato “Le ali”. Antonello, fratello di Paolo Fresu, ricorda l’idea originale in un passaggio contenuto in un editoriale di un quotidiano nazionale che riconosceva in Pasolini «il maggiore fra gli intellettuali italiani capace di volare alto». Senza dimenticare l’orizzonte del poeta futurista nell’immaginare e predire, con nitida precisione cinquanta anni or sono, il tragico scenario contemporaneo con i versi di “Alì dagli occhi azzurri”. La splendida poesia costituisce un pannello in una delle tre sezioni della mostra: “Frammenti corsari parole e immagini dalla vita di un poeta”. Libri, quotidiani, riviste, locandine dei numerosi film diretti dal regista (puntualmente attaccate dalla censura dell’epoca) e filmati originali, riproducibili in video. Documenti che riducono virtualmente con una iconografia multimediale, scevra di alcuna finzione artificiale, gli oltre quaranta anni di distanza dalla nascita di quella produzione.
L’altra sezione, “Le chansons de PPP”, richiamano il Pasolini autore di tanti brani, interpretati da altrettanti cantanti dell’epoca: da Modugno a Sergio Endrigo, passando per Elisabetta Ferri e Laura Betti.
La sezione fotografica con diciassette ritratti realizzati dal giovane Dino Pedriali (avrebbero dovuto corredare il testo dell’ultimo romanzo “Petrolio”, pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi), tre giorni prima dell’omicidio, probabilmente registra la fase più intimista della mostra. Che impegna cinque sale e due corridoi dell’antica sede della Fondazione, memoria di storia, luogo di straordinari incontri multidisciplinari della nostra era moderna. Le visite gratuite saranno fruibili sino al prossimo trenta aprile. Considerata anche la superficiale attenzione prestata dai media, l’occasione di un autorevole e completo approfondimento è da non perdere.

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