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Prime donne, capi e capetti. Il Pd tra referendum e amministrative

aprile 3, 2016 • z editoriale

 

Qualunquemente2

di Giorgio Salerno

Questo mese appena trascorso è stato contrassegnato da un’infinità di fatti politici, alcuni gravi e drammatici come l’assassinio del giovane Regeni e l’attentato all’aeroporto ed alla metropolitana di Bruxelles, altri quasi comici come le primarie del PD e le polemiche che ne sono seguite grazie anche alla ‘performance’ di due prime donne come Ignazio Marino a Roma ed Antonio Bassolino a Napoli.
Per non parlare della donna per antonomasia del PD, la soave Maria Elena Boschi che, dopo aver difeso appassionatamente il papà per lo scandalo della Banca Etruria, “Mio padre è una brava persona”, ora se lo trova indagato per bancarotta fraudolenta. Se la cosa non fosse seria verrebbe da ridere di gusto.

Un mese segnato anche dalla “bomba” dell’intervista di D’Alema al Corriere della Sera dell’11 marzo, da un quadro economico preoccupante con un debito pubblico in crescita ed i prezzi in discesa con una deflazione che non si arresta, con il referendum sulle “trivelle” accompagnato da ulteriori polemiche entro il PD dopo la decisione di Renzi di non schierare il Partito a favore del Si, nonchè la condanna di Verdini a due anni per le vicende della Scuola dei Marescialli a Firenze.
Ed ultima clamorosa notizia, per chiudere in bellezza il mese di marzo 2016, le dimissioni della Ministra Guidi, dopo la pubblicazione delle telefonate intercorse tra la stessa ed il fidanzato, un certo Gianluca Gemelli, a proposito di un emendamento da inserire nella finanziaria per favorire gli affari dello stesso. Sull’inserimento dell’emendamento, prima depennato dallo Sblocca Italia, viene poi detto che sia d’accordo anche la Ministra Maria Elena Boschi.
Un terremoto politico. Abbastanza per far saltare i nervi, e non solo i nervi, al più navigato dei leaders politici.

A noi pare che la consumata abilità di Renzi a glissare sugli aspetti deboli della sua proposta politica ed enfatizzare cio’ che è ovvio e gli fa comodo, non basti a nascondere la difficoltà della fase che attraversa il suo Partito. In politica estera sul caso Regeni non bastano le belle frasi né, sulla questione dei profughi, il pasticciato e costoso accordo con la Turchia; in politica interna, ad esempio, non basta la trasferta americana in Nevada ed a Chicago con la Signora moglie al seguito che taglia nastri augurali con lui (cos’è, abbiamo anche noi una First Lady ?) per far dimenticare lo stato penoso della ricerca scientifica in Italia e dei ricercatori.
La benedizione di Marchionne, sempre in quel di Chicago, puo’ compensare il crescente dissenso dentro e fuori il PD? Le guasconate e le frasi da bulletto rivolte alla minoranza dem (“in direzione faremo i conti”) non fanno altro che accrescere il distacco con una parte del partito e dell’opinione pubblica come probabilmente si vedrà sia in occasione del referendum del 17 aprile che delle elezioni amministrative di giugno.

Ancora una volta ci domandiamo cosa sia oggi il Partito Democratico ed in quale direzione vada. Il Partito della Nazione con Verdini ed Alfano? Un Partito che dovrebbe mantenere al suo interno anche la ‘vecchia guardia’ come Emiliano Governatore della Puglia schierato per il SI al referendum e quindi contro la decisione di Renzi? e Marino e Bassolino anti-renziani viscerali pur se, vedi Bassolino, continuino a stare nel PD ed a dichiararsi a favore delle riforme costituzionali renziane? e poi i Bersani, Speranza, Gotor, Cuperlo, Tocci……….? un’accozzaglia di posizioni e di prospettive che dovrà oggettivamente scontare ulteriori separazioni, fuoriuscite, scissioni.

Puo’ aiutarci a capire qualcosa la già citata intervista di D’Alema. Un’intervista che pare più che confermata dai fatti politici successivi e che appare per certi aspetti profetica.
La prima reazione alle parole dell’ex Presidente del Consiglio è stata di delegittimazione con argomenti del tipo ‘accusa di arroganza noi proprio lui che è un arrogante’, oppure ‘è invidioso perché noi riusciamo a fare le cose che voleva fare lui’, oppure ancora ‘ma l’accordo con Berlusconi non lo cercava anche lui attraverso la bicamerale?’
Ammettiamo che in tutto o in parte questi giudizi siano veri ma, a parte il fatto che nel corso degli anni si possa cambiare (e dovrebbero saperlo molto bene i renziani che hanno visto vere e proprie ritrattazioni, giravolte e capovolgimenti di opinioni a 360 gradi!), perché non rispondere sul contenuto delle cose dette da Massimo D’Alema? Veniamo quindi al merito: che cosa ha detto esattamente D’Alema ad Aldo Cazzullo nell’intervista al Corriere dell’11 marzo?

“Il PD versa in una condizione gravissima e la classe dirigente reagisce insultando e calunniando con metodi staliniani”. Nota poi che nel Paese “C’è una crisi della democrazia. Una caduta di partecipazione e tensione politica”. Siamo alla scissione? chiede l’intervistatore e D’Alema risponde:
“Sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del PD che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi…….Il PD è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene.”

E sulle primarie tenutesi pochi giorni prima “hanno perso ogni credibilità. Sono manipolate da gruppetti di potere. Sono diventate un gioco per falsificare e gonfiare dati”. D’Alema poi esprime forti dubbi sulla strategia renziana di accogliere i Verdini, gli Alfano, i Bondi i cui voti non compenseranno la perdita a sinistra di un Pd a cui la destra riconosce il merito di aver distrutto cio’ che restava della cultura comunista e del cattolicesimo democratico, cioè dell’Ulivo e del centro-sinistra, esperienza che Renzi, dice D’Alema, ha sempre disprezzato.

Renzi somiglia più a Berlusconi che all’Ulivo? Chiede Cazzullo e l’intervistato risponde “Oggettivamente è così. La cultura di questo nuovo PD è totalmente estranea a quella originaria. Anche la sua riforma elettorale si ispira a quella di Berlusconi”. Ed alla domanda se nascerà un partito alla sinistra del PD la risposta di D’Alema è secca:
“Molti elettori ci stanno abbandonando. Compresi quelli che ci avevano votato alle europee nella speranza che Renzi avrebbe rinnovato la vecchia politica:ora vedono un gruppo di persone che ha preso il controllo del Paese alleandosi con la vecchia casse politica della destra. Non so quanto resteranno in stato di abbandono. Nessuno puo’ escludere che, alla fine, qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito”.

E sulla lotta interna al Partito D’Alema guarda con simpatia alla battaglia della minoranza ma non gli pare che riesca ad incidere sulle decisioni fondamentali. Questo passaggio è quello che ha fatto letteralmente imbestialire la minoranza Dem, forse il vero bersaglio dell’intervista. Ed ha rincarato la dose dicendo: “Mi fanno ridere quelli che lanciano l’allarme sul Partito della Nazione; il Partito della Nazione è già fatto, è già accaduto”.
Infine la proposta: ricostruire il centro sinistra, una battaglia che non si conduce più soltanto all’interno del PD.

Vauro, che non è certo tenero con il lider Maximo, gli ha dedicato una vignetta con la frase ‘Finalmente D’Alema ha detto qualcosa di sinistra’! Ed il prodiano Franco Monaco dissente da chi ha liquidato frettolosamente l’intervista come frutto di un risentimento e riconosce a D’Alema di aver posto problemi oggettivi come la mutazione identitaria del Partito, ormai un fatto, non più una tendenza.
Per cui sarebbe utile e necessaria una separazione del PD tra le due sue anime, vecchia proposta dello stesso Monaco. Enrico Letta da Parigi guarda da lontano con preoccupazione e partecipazione alla crisi denunciata raccomandando, a chi ha l’onore della guida del partito, di includere (sic) e non cacciare una parte del PD.

Paolo Ferrero avverte che lo spazio a sinistra del PD prima o poi verrà occupato e che più che ad un ritorno al centrosinistra si debba pensare ad una sinistra antiliberista ed alternativa al PD.
Stefano Fassina vede nelle parole di D’Alema la conferma della giustezza della sua scelta di lasciare il PD già a giugno quando era evidente che il Partito della Nazione era in una fase avanzata ed irreversibile.
Miguel Gotor, bersaniano della prima ora, ritiene che il giudizio su Renzi coincida con quello di Bersani ma non coincida la strategia per cui bisogna lavorare nel PD per creare l’alternativa a Renzi.
Michele Prospero avverte che dopo l’intervista la minoranza Dem si trova davanti ad un bivio: prendere atto del fallimento di un progetto e preparare un altro soggetto politico oppure coltivare il miraggio di una rivincita e di una riconquista del partito (quando i buoi, iscritti e simpatizzanti, sono già fuggiti).

Potremmo continuare a lungo ma crediamo che sia sufficiente il numero e la qualità dei commenti (tralasciamo quelli di Renzi e dei colonnelli come Guerini, Serracchiani, Orfini) per misurare la portata dell’intervista. In realtà se si vanno a rileggere altre interviste di D’Alema (allo stesso Cazzullo un anno fa, settembre 2015, per non andare più indietro, al 2014 ed oltre) scopriamo il filo rosso di un’analisi e di una critica che è stata sempre coerente. Per certi aspetti nulla di nuovo ma, in politica come nella vita, quello che conta è il momento, il tempo, in cui un’ azione viene compiuta.
Il caso ha voluto che tutto cio’ accadesse a marzo, il mese tristemente noto per il giorno delle Idi, giorno in cui fu assassinato Cesare, il tiranno. Sarà Aprile il mese più crudele per il Governo ed il Presidente del Consiglio?

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