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Turchia e Russia, interdipendenze e diffidenze

dicembre 18, 2015 • Medio Oriente, z in evidenza

 

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Giovanna Cambiano

In base alla Convenzione di Montreux del 1936, la Turchia ha il controllo militare del Bosforo e degli Stretti, con il compito di assicurare il libero passaggio alle navi di tutti i paesi in tempo di pace e di regolare o impedire il passaggio di navi militari di paesi che non si affacciano al Mar Nero.

Nel 1946 Stalin fece grandi pressioni sulla Turchia perché entrasse nel blocco sovietico e concedesse ai Russi basi militari nei Dardanelli.

Stalin minacciò di alimentare e sostenere i movimenti irredentisti curdi e siriani in Anatolia, se la Turchia non si fosse piegata. I Turchi si rivolsero agli USA. Il 6 aprile 1946 la nave militare USS Missouri attraccò a Istanbul, accolta con giubilo dalla popolazione.

A febbraio 1947 il Congresso americano approvò un programma di aiuti economici e militari alla Turchia, proposto dal presidente Truman. Era l’inizio della Guerra Fredda, e Russia e Turchia si trovarono su fronti opposti, come già in passato, sin dal XVII secolo.

Dopo la fine dell’Unione Sovietica Russia e Turchia strinsero intensi rapporti commerciali. Le prime tensioni si manifestarono nel 2008, quando la Russia invase la Georgia e la Turchia permise alle navi da guerra americane di entrare nel Mar Nero per portare aiuto ai Georgiani. I Russi risposero bloccando i camion turchi che portavano merci in Russia, ma la tensione presto si sciolse. L’invasione della Crimea nel 2014 fu invece molto più allarmante per la Turchia, sia perché in Crimea vivono 300 000 Tatari di lingua turca, rimasti nella regione dopo la caduta dell’Impero Ottomano, sia perché divenne chiaro che la Russia intendeva cambiare l’equilibrio di potere nel Mar Nero, anche rafforzando in modo cospicuo la flotta militare del Mar Nero, che ha base a Sebastopoli.

Ora la decisione russa di intervenire in Siria è vissuta dai Turchi come un affronto e un pericolo grave. La Siria è ‘il cortile di casa’ della Turchia, la quale intende innanzi tutto impedire che vi si installi uno stato curdo, che potrebbe rivendicare anche la parte di Turchia abitata dai Curdi. La Turchia vuole poter controllare soprattutto la regione di Aleppo, immediatamente a sud dei suoi confini, dove ora invece spadroneggiano i Russi.

Per la Russia è imperativo mantenere l’alleanza con la minoranza sciita alauita in Siria, da Aleppo a Damasco, e difenderne il potere. Il sostegno agli Alauiti, che sono sciiti e alleati dell’Iran, non solo permette ai Russi di assumere la posizione di protettori degli interessi iraniani in Medio Oriente, ma permette loro di avere basi militari sul Mediterraneo, da cui eventualmente forzare l’apertura del Bosforo, se la Turchia dovesse decidere di chiuderlo al transito delle navi russe. La presenza in Siria è per i Russi una polizza di assicurazione contro la possibilità che i Turchi assumano posizioni egemoni sul Mar Nero.

La Turchia dipende dal gas russo per il 55% delle sue necessità, e rimpiazzare tale quantità in tempi brevi è impossibile. Il gas russo arriva in Turchia attraverso il gasdotto Blue Stream, che passa sotto al Mar Nero, e attraverso il gasdotto West, che attraversa Ucraina, Romania e Bulgaria. In sintesi, i Russi hanno bisogno di buoni rapporti con i Turchi per non trovarsi chiusi in trappola dentro al Mar Nero, i Turchi hanno bisogno di buoni rapporti con i Russi per avere il gas che gli serve, a buon prezzo. Ma i Russi vogliono anche basi militari nel Mediterraneo, vicino al Bosforo, nella zona che i Turchi considerano di primario interesse per la sicurezza del loro stato.

Che alternative può avere la Turchia per ridurre la sua dipendenza dal gas russo?

– Può aumentare l’importazione di Gas Liquefatto (LNG), ma ha soltanto due terminali, che possono gestire quantità molto limitate.

– Può aumentare le importazioni di gas dall’Iran, che già le fornisce il 20% delle sue necessità. Ma l’Iran è un rivale della Turchia per l’egemonia sulle popolazioni del Medio Oriente, inclusi i Curdi iracheni: non conviene dipendere troppo da un rivale.

– Può cercare di inserirsi nel consorzio per lo sfruttamento dei giacimenti nel mare di Cipro e di Israele, ma questo comporta trovare un accordo sull’unificazione di Cipro con i Greci, e migliorare anche i rapporti con Israele. Non è un caso che i Turchi abbiano appena riaperto le negoziazioni per la riunificazione di Cipro, dopo 12 anni di interruzione.

– Può aumentare le importazioni dal vicino Azerbaigian attraverso il Condotto Trans-Anatolico, che dal 2019 dovrebbe portare in Turchia 6 miliardi di metri cubi di gas naturale, corrispondenti al 12% delle sue necessità. Ma in Azerbaigian la Turchia si scontrerà di nuovo con la politica russa di controllo delle risorse energetiche del Caspio e del Caucaso.

Soltanto un paio di anni fa la Turchia parlava orgogliosamente della politica di ‘zero problemi con i vicini’ inaugurata al governo filo-islamico di Erdogan. Oggi ha problemi con tutti i suoi vicini, ed è a rischio di scontro con i Russi. Preme per ottenere denaro e sostegno dall’Europa, destando non pochi timori e sospetti in molti pasi europei. Una posizione davvero difficile.

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