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Crisi umanitarie, a Stintino dialoghi e cooperazione per superarle

dicembre 9, 2015 • Mondo, z in evidenza

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foto di Sebastiano Nino Fezza

 

di Luigi Coppola

«Un piccolo contributo da Stintino perché cambino le condizioni di queste persone (profughi e rifugiati ndr) in questa crisi del Mediterraneo.» Nel saluto del Sindaco, Antonio Diana,
la sintesi degli obiettivi dei seminari internazionali organizzati la seconda volta nel corso del 2015, nel piccolo paradiso prospiciente l’isola dell’Asinara.

Nella sala consiliare del comune, lo scorso quattro dicembre, autorevoli esponenti dei Paesi dell’area calda del Mediterraneo, si sono riuniti per promuovere convergenze comuni nel complesso scenario internazionale.

La seconda edizione del simposio internazionale “Dialogando”, cade a pochi giorni di distanza dai tragici attentati parigini del 13 novembre. Analogamente alla due giorni di incontri che aveva realizzato la prima rassegna a inizio anno, dopo solo una settimana la tragedia terroristica alla redazione di Charlie Hebdo.

La transumanza di centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini, in atto dalle sponde del Nord Africa e dal Medio Oriente, verso il nord Europa, dovuta al perdurare delle guerre, nei loro Paesi, necessita risposte immediate e coordinate dai Paesi membri U.E.
I ruoli dell’Italia, dei Paesi transito oltre le politiche degli Stati più forti a livello economico militare, con le strategie del mondo arabo e le azioni europee Mare Nostrum, Frontex e Triton, hanno prodotto un dibattito importante, scoprendo posizioni e obiettivi non più rinviabili.

«Nel 2015 in Italia sono arrivati 170 mila migranti che hanno attraversato il Mediterraneo e la Turchia. Solo 450 hanno presentato asilo in Italia, 28 mila invece in Germania.» Il dato tratto dal contributo iniziale di Hamze Jammoul, ricercatore libanese, esperto sui conflitti e nelle relazioni medio orientali, dimostra come l’Italia sia diventato un Paese di transito. Con una bassa attrattiva socio economica che si sta adeguando a quella dei paesi terzi (Libano, Tunisia).

Il ruolo politico dell’Italia non è stato adeguato in una Europa che procede sul dossier migranti senza una visione unitaria e un ruolo distinto rispetto alle strategie individualiste delle tre potenze mondiali, Stati Uniti, Russia e Cina.
La giornata si è animata sulla relazione centrale di Luigi Berlinguer, già ministro della ricerca scientifica con il governo Ciampi e della pubblica istruzione con l’esecutivo Prodi.
L’ottuagenario giurista sassarese, ispirato dalle bellezza straordinaria dei luoghi natali («ho trascorso a Stintino i giorni più belli della mia giovinezza» – attacca nella premessa), prende come spunto di riflessione, proprio l’origine di Stintino, nata da una migrazione, da un “trasferimento forzato di popolo”.

Il vulnus epocale, acuito dalla mondializzazione è nello scontro drammatico tra il mondo dei poveri e il mondo dei ricchi. Gli interessi per il petrolio hanno prodotto una scena internazionale multicentrica. Se la U.E. ha chiuso i focolai di guerra in Europa, un “piccolo luogo come Stintino ha l’ambizione di parlare di questi grandi temi”.
Berlinguer, ha posto, rispetto al prolificare di armi e di modalità inaudite e terroristiche dei corpi umani che si lasciano esplodere, seminando morte e orrore, «il dialogo e la conoscenza» come primo antidoto. Le emergenze di Libia e Siria vanno risolte subito dalla comunità internazionale, prima che la malattia degeneri, espandendo le capacità di reclutamento delle reclute terroristiche.

Henry Malosse Presidente del Comitato economico e sociale europeo, segnala le responsabilità della U.E. nell’aver lasciato soli alcuni paesi come Italia e Francia.
Attuando un atto irresponsabile nel finanziare la Turchia con tre miliardi di euro (per le politiche dei flussi migratori) e con soli settanta milioni il Libano. Dove i rifugiati (che devono essere salvati, secondo le risoluzioni sottoscritte all’ONU) sono ospitati direttamente dalle famiglie locali. Occorre rilanciare una cooperazione più forte fra i paesi del Mediterraneo: Italia e Francia con Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto. A medio e lungo termine serve una più stretta relazione politica seria fra America, Russia e U.E.
Ali Alayed, già ministro della comunicazione in Giordania, ricordando gli effetti atroci scaturiti dai conflitti in Iraq e Siria, ha evidenziato il nuovo scenario delineatosi in Giordania.

Luogo considerato da sempre un porto accogliente per i rifugiati, oggi provenienti da oltre quaranta nazionalità. Gli aiuti internazionali non superano il 35% del fabbisogno dei rifugiati, il resto grava sulle risorse nazionali, ormai al collasso, rispetto alle prime necessità. Alayed ricorda il timore diffuso che adepti all’Isis si infiltrino tra i rifugiati. Ma questi ultimi non possono ne devono essere visti come terroristi.

Elly Schlein eurodeputata PD mette all’indice ancora una volta l’azione marginale della U.E.
Dove rispetto agli oltre tremila migranti morti nel 2015, i piani di responsabilità hanno dato una risposta al 77% delle richieste (censite in oltre 626 mila interventi), solo con l’azione di sei stati membri sui ventotto dell’Unione. Con queste azioni, l’Europa non ci sarà mai.

I contributi di altri relatori intervenuti nella sessione pomeridiana: dal giordano Amer Al Sabaileh (segretario generale al Mediterranean Gul Forum), al parlamentare italiano Mariano Rabino, dal presidente odg Sardegna, Francesco Birocchi, al docente libanese Hassan Jouni e al delegato per la Caritas sassarese, don Gaetano Galia, hanno confermato un approccio necessario e solidale, da reiterare nei livelli più alti delle sedi internazionali.

Intanto il laboratorio stintinese esprime riscontri importanti nei paesi di origine dei partecipanti. L’annuncio del sindaco Diana, di un progetto avviato per l’istituzione permanente di una sede internazionale a Stintino, sul dialogo multiculturale fra le religioni del Mediterraneo, rilancia una stagione d’impegno e buone intenzioni.

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