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L’Italia non prende quota, nonostante i proclami

novembre 19, 2015 • Economia, z in evidenza

 

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di Raffaele Bonanni

I dati ultimi del prodotto interno lordo, non si sono dimostrati all’altezza delle attese dichiarate con enfasi tempo fa. La stessa Unione Europea, ha commentato il fatto con leggera e malcelata delusione, a fronte di riforme sociali, su cui il Governo ha molto insistito come utili catalizzatori di crescita per ovviare la claudicante condizione italiana.

Pesa il debito pubblico in crescita, una massa salariale in leggero decremento, il Sud del paese fermo come mai, una spesa pubblica non diminuita, e nonostante i ripetuti salassi subiti, a ragione di nessuna vera strategia.

Non basta dirle le cose: bisogna farle. Non basta avere buone idee su singole situazioni, se non si ha chiarezza sulla visione complessiva del problema che si ha di fronte.

Si è continuata la pratica positiva degli incentivi alle assunzioni, senza un ordine dentro cui collocarla, in termini di infrastrutture materiali ed immateriali, di logistica, di ricerca, di sostegno alle produzioni di prospettiva.

Si interviene qui e lì nel taglio dei costi della pubblica amministrazione,senza rassegnare un quadro di insieme sugli assetti amministrativi all’altezza del nuovo mondo digitalizzato.Si decide sui 80 euro a favore dei lavoratori e sulla casa, senza ridefinire il farraginoso ed ingiusto impianto fiscale.

L’ esperienza della confusa operazione sulla istituzione provincia e delle municipalizzate ben descrive la tendenza della politica ad evadere la necessità di intervenire con il bisturi sui propri presidi di potere.

Aver fatto saltare le provincie, è stato un modo per non superare l’assetto amministrativo decrepito su scala provinciale, così come la tiepida ed facoltativa indicazione che si dà alle municipalizzate di consorziarsi tra loro.
Insomma rivedere la riorganizzazione dei nostri apparati pubblici e para pubblici, non è allettante a causa delle resistenze dei gruppi politici locali che condizionano fortemente quelli nazionali.

Il paese non riprende quota per queste ragioni, e nonostante la irripetibile congiuntura che vede petrolio e tassi di sconto a livelli bassissimi.

Peraltro, i paesi che nell’ultimo decennio si sono distinti per un vertiginoso aumento del loro PIL nell’ultimo biennio, man mano stanno declinando, influendo pesantemente sulla condizione delle esportazioni italiane.

Il paese, dunque, deve rifare i suoi conti su più versanti: Il mercato interno deficitario; il debito non scalfito; la spesa pubblica in aumento; quello esterno a causa dei nuovi nefasti accadimenti.

La situazione subisce una ulteriore difficoltà a causa dell’attentato a Parigi, e dei suoi inevitabili e negativi sviluppi. Questo ultimo terribile luttuoso fatto, procurerà altri restringimenti a danno delle economie. Quella italiana è tra le più esposte giacche’ i nostri traffici commerciali nelle zone più esposte al terrorismo sono cospicui.
Questo scenario ci dovrà far cambiare davvero verso, facendo conto soltanto su ciò che possiamo fare noi per noi stessi.

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